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Santi

Il Beato Angelico: quando dipingeva lo faceva in ginocchio perchè?

Il Beato Giovanni da Fiesole, detto Angelico, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori, sempre unito a Cristo, manifestava la sua forte fede in ogni circostanza

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Oggi si ricorda il Beato Giovanni da Fiesole o Beato Angelico (Vicchio di Mugello, Firenze, 1387 – Roma, 18 febbraio 1455), Sacerdote domenicano.

Nasce al secolo col nome di Guido di Pietro, e insieme al fratello Benedetto entra nel convento domenicano di Fiesole, di cui diverrà priore.

La predicazione nell’arte

La preghiera, la meditazione e lo studio sono la base per la sua predicazione che si esprime nell’arte: dipinge a Firenze ed in tutta la Toscana, perfino a San Pietro e nei palazzi vaticani per Papa Eugenio IV che lo incarica di dipingere in Vaticano una cappella nell’antica basilica di san Pietro, poi distrutta. Si racconta che il successore, Papa Niccolò V non trattenne le lacrime al cospetto degli affreschi con le storie di San Lorenzo e Santo Stefano, commissionati al frate nella cappella privata del Palazzo Apostolico.

La pittura sacra, una vocazione

“Chi fa cose di Cristo, con Cristo deve star sempre”, ripeteva il Beato Angelico. Ogni azione doveva essere infatti rivolta a Dio, come lui faceva con la pittura. Fin da piccolo aveva mostrato una grande predisposizione per il disegno e la miniatura, che divenne per lui strumento di lode a Dio e di contemplazione delle realtà celesti.

Si narra che quando dipingeva lo facesse in ginocchio, non iniziando mai una pittura senza aver prima pregato, e che si commuovesse sovente quando riproduceva il Cristo in Croce.

La morte lo colse a Roma nel 1455 nel convento di Santa Maria sopra Minerva, laddove sono conservate ora le sue spoglie. Dopo la sua nascita al cielo fu noto con il nome di Beato Angelico, e le sue “prediche in pittura” risuonano nei secoli.

La beatificazione

È Giovanni Paolo II a proclamarlo Beato il 2 ottobre 1982, e Patrono Universale degli Artisti nel 1984.
“Se avesse voluto – si legge nelle fonti biografiche – avrebbe potuto vivere in modo molto agiato e diventare ricco grazie alla sua arte” ma il Beato rifuggì sempre il potere, la ricchezza e la fama, sempre coerente con la sua umiltà e lo spirito di servizio di chi metteva a disposizione degli altri la bellezza di Dio nel silenzio e nella contemplazione dell’anima.

Elisa Pallotta

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Elisa Pallotta

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