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Il sacramento come rimedio del corpo e dello Spirito

 

Quello della sofferenza è un mistero che ha sempre tormentato l’uomo il quale, spesso, ha finito con l’accusare Dio. Ma il Signore dice:“Nelle mie opere non c’è veleno di morte! E,  in un altro punto della Scrittura troviamo: “Il male e la morte sono entrati nel mondo a causa del Peccato”.

Si capisce subito che la sofferenza non è stata voluta da Dio e non poteva essergli gradito un qualcosa che appare come un disordine nell’armonia del creato.

Possiamo dunque dire che l’Autore del Male, per odio a Dio ed invidia dell’uomo, ha gettato il seme del male e, quindi della sofferenza, nel mondo abitato dall’uomo che si è lasciato sedurre dal principe della menzogna.

La sofferenza appare subito come una grossa limitazione dell’uomo ma Dio, creatore e Padre amoroso, meraviglioso nella sua infinita Misericordia, attua un provvidenziale progetto per cui, grazie all’incarnazione, passione e morte del suo Figlio, ogni sofferenza morale, fisica o spirituale, accettata con amore ed offerta al padre per la mediazione di Cristo, diviene un’energia spirituale di gigantesca potenza, tale da poter operare meraviglie di grazie e di salvezza nel mondo intero. Così, quello che era semplicemente un grosso fardello dell’uomo, si trasforma in una grandiosa fonte di salvezza per sé e per gli altri.  Il dolore non è sprecato ma diventa cammino che purifica, arricchisce, salva. La stessa morte si fa resurrezione. Chi partecipa alla croce di Cristo, partecipa anche alla vita nuova in Cristo.

La Croce, per altro, è comunque dolorosa ed il cristiano deve esprimere la propria solidarietà a chi soffre, dimostrandogli il suo amore e la misericordia di Cristo: “ero malato e siete venuti a visitarmi”. Noi siamo deboli ed insufficienti di fronte al dolore perciò è a Cristo che dobbiamo rivolgerci perché Egli, con la sua forza divina, sorregga il malato (doni speranza al morente), dia serenità, forza e coraggio a chi l’assiste.

La Chiesa si fa vicina ai sofferenti e si prodiga volentieri per loro: esistono Ordini religiosi ed Istituti di assistenza per gli ammalati. La Chiesa, soprattutto, aiuta e conforta i malati con un segno particolare dell’amore di Dio: il Sacramento dell’Unzione degli Infermi, voluto da Gesù e subito esercitato dai suoi discepoli. Nella Lettera di S. Giacomo Apostolo è scritto: “Chi è malato chiami a sé i Presbiteri della Chiesa e questi preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera, fatta con fede, salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati (Gc 5, 13-15).

Questo Sacramento che, come abbiamo detto, era praticato nella Chiesa da tempi antichissimi, si amministra ungendo l’infermo sulla fronte e sulle mani (un tempo, anche sui piedi), pronunciando la sacra formula: “Per questa Sacra unzione e la Sua piissima misericordia ti aiuti il Signore con la grazia dello Spirito Santo. E liberandoti dai peccati, ti salvi e nella Sua bontà ti sollevi.

Nell’Unzione degli infermi sono offerti al malato la liberazione dal peccato, il sollievo nella sofferenza, l’accettazione cristiana della morte (pace). Il Sacramento, quindi, diviene rimedio del corpo e dello Spirito.

Come si vede, il Sacramento dell’Unzione è una grazia meravigliosa che il Signore offre specialmente a quanti non riescono ad essere guariti con i rimedi della scienza medica.

Consapevoli di questo, è sicuramente opportuno approfittarne quando ce n’è bisogno e non esitare a chiamare un Sacerdote, con la stessa semplicità con cui si chiamerebbe un medico. E’ una stoltezza rinunciare a questa grazia per timore che il malato “possa impressionarsi”. La S. Unzione è Sacramento per la salute e la vita, non serve ai morti.

Don Manlio

Emanuele

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