Il purgatorio visto dai Santi.

 

liberazanimepurgLa parola “purgatorio”(da “purgare”, “purificare”) non è un termine biblico: fu coniato da una delle correnti teologiche latine per designare la fase di purificazione delle anime dei trapassati, perché nulla di impuro può essere ammesso alla presenza di Dio (cfr.Apoc 21,22-27; 1 Cor 3,13­15).

Il Purgatorio è qualcosa che appartiene all’aldilà, diverso non solo dal Paradiso ma anche dall’Inferno. Vediamo in che senso.

Nel Purgatorio si espia. Ma -chiediamoci- cos’è l’espiazione? Nel Purgatorio sono centrali l’espiazione e la riparazione. San Pier Damiani dice: “Non ti illudere se per un peccato grave commesso ti venga imposta una penitenza leggera da uno che non sappia o che nasconda tale gravità; perché dovrai completare nel fuoco purificatore ciò che avrai tralasciato di qua. Lasciato quindi il mondo, e acquistato un nuovo modo di vita, entra nella terza regione, che è la regione dell’espiazione. Ivi il Padre buono prova i figli macchiati di ruggine, come si prova l’argento, e li conduce attraverso il fuoco e l’acqua, onde portarli al riposo… Quelli che hanno peccato mortalmente, ma si sono pentiti in fin di vita senza far penitenza, non essendo degni di entrare subito nella gloria, né meritando di bruciare eternamente, devono andare in questo luogo di purificazione, dove sono tormentati, ma non per la loro inutile stoltezza, ma perché, così provati, siano portati nel Regno”.

L’espiazione, dunque, serve a liberare l’anima dalla ruggine del peccato, che le impedisce di unirsi a Dio. Scrive santa Caterina da Genova: “L’impedimento è la ruggine del peccato: il fuoco (dell’Amore divino) va consumando la ruggine e così l’anima si apre sempre più all’influsso di Dio. È come un oggetto coperto davanti al sole, che non può ricevere i suoi raggi, non per una imperfezione del sole che splende di continuo ma a causa della sua copertura. quando si elimina questa copertura, l’oggetto si apre al sole, la sua capacità di rifletterne (i raggi) aumenta quanto più si va assottigliando ciò che lo copre. Allo stesso modo la ruggine del peccato, che ricopre le anime nel Purgatorio, si va consumando per il fuoco (dell’amore Divino) e quanto più si distrugge tanto più cresce la corrispondenza col vero sole che è Dio. Perciò quanto più diminuisce la ruggine, tanto più cresce la gioia e l’anima si apre all’influsso divino; così questa cresce e l’altra diminuisce finché non sia tutto compiuto. Non che venga meno la pena, va solo diminuendo il tempo di stare in quella pena „.

È una purificazione che, in definitiva, viene da Dio stesso. Ancora santa Caterina da Genova: “Vedo anche procedere da quel Divino Amore verso l’anima alcuni raggi e vampe infuocate, così penetranti e potenti come se dovessero annientare non solo il corpo ma anche l’anima, se ciò fosse possibile. Questi raggi compiono due effetti nell’anima, cioè prima la purificano, poi l’annientano. Pensa all’oro che più lo fondi e più diventa puro e quanto più lo puoi fondere tanto più togli in esso ogni impurità: è il fuoco che produce questo effetto nelle cose materiali. Ora l’anima non può annullarsi in Dio ma soltanto in se stessa e quanto più viene purificata, tanto più si annienta in se stessa, ma resta in Dio purificata. Come l’oro puro a ventiquattro carati non si consuma ulteriormente, per quanto tu cerchi di aumentare la fiamma che a quel punto può bruciare soltanto residue imperfezioni, così il fuoco divino agisce nell’anima: Dio la tiene immersa nella fiamma che cancella ogni imperfezione finché raggiunga i ventiquattro carati, ciascuna anima secondo il suo grado”.

La ragione per cui le anime purganti chiedono aiuti e suffragi è perché non possono più meritare per sé. Dice santa Caterina da Genova (1447­-1510): “Se le anime del Purgatorio potessero purgarsi per contrizione, in un istante pagherebbero tutto il loro debito; tanto affòcato impeto di contrizione verrebbe loro; e questo per il chiaro lume che hanno dell’importanza di quell’impedimento, il quale non le lascia congiungere con il loro fine e Amore Dio”.

Un giorno del luglio 1941, dopo la Santa Comunione, Edvige Carboni (1880-1952) si sentì toccare la spalla e una voce triste le disse: “Sono morta da poche ore sotto le macerie. soffro nel Purgatorio; mi sembra un secolo! Dio è severo, Dio è giusto, Dio punisce! Prega per me e fa’ pregare… (…) Pregate, pregate, liberatemi da tante pene”.

A suor Maria Giuseppa Menendez (1890-1923) si presentarono tante anime di defunti a chiederle preghiere, sacrifici, suffragi per ottenere la liberazione. “Sono qui -le disse un’anima- per l’infinita bontà di Dio, perché un orgoglio eccessivo mi aveva portata sull’orlo dell’inferno. Tenevo sotto i piedi molte persone, ora mi precipiterei ai piedi dell’ultimo dei poveri! Abbi compassione di me, fa’ degli atti di umiltà per riparare il mio orgoglio. Così potrai liberarmi da questo abisso”.

Un’altra anima le confessò: “Ho passato sette anni in peccato mortale e sono stata tre anni ammalata. Ho sempre rifiutato di confessarmi. Mi ero preparato l’Inferno e ci sarei caduta se le tue sofferenze non mi avessero ottenuto la forza di rientrare in grazia. Sono ora in Purgatorio e ti supplico, poiché hai potuto salvarmi: liberami da questa prigione tanto triste!”.

Numerosi sono nella vita di san Pio da Pietrelcina (1887-1968) le apparizioni di defunti che gli chiedevano di essere liberati attraverso la celebrazione della Messa o che lo ringraziavano per l’ottenuta liberazione. Un giorno, a tarda sera, quando ormai chiesa e convento erano chiusi, si sentirono voci all’ingresso del convento che dicevano: “Viva Padre Pio!” Qualcuno andò a controllare: tutte le porte erano sbarrate. Si cercò di controllare meglio: niente di niente. Il mistero fu svelato da Padre Pio stesso che, interrogato in merito dal superiore, rispose che erano soldati defunti venuti a ringraziarlo per aver ottenuto, grazie ai suoi suffragi, la liberazione dal Purgatorio.