Il Purgatorio esiste? Il museo del ‘Sacro Cuore di Gesù in Prati’ lo dimostra

Il Purgatorio esiste? Il museo del 'Sacro Cuore di Gesù in Prati' lo dimostra
Museo delle anime del Purgatorio, Roma

Siamo tutti a conoscenza del fatto che l’aldilà è suddiviso in tre luoghi spirituali, di questi però il Purgatorio è quello di cui si parla meno, poiché probabilmente è più d’impatto la dicotomia Paradiso -Inferno. Eppure di esperienze che narrano di anime imprigionate in Purgatorio ce ne sono tante, alcune delle quali sono prove concrete dell’esistenza di questo luogo ultra terreno e possono essere ritrovate all’interno della Chiesa ‘Sacro Cuore di Gesù in Prati‘. Si tratta di una piccola chiesa in stile neogotico (l’unica edificata con questo particolare stile architettonico a Roma) che si trova sulle rive del Tevere a dieci minuti da piazza San Pietro. La peculiarità della chiesa, però, non è dovuta allo stile architettonico, bensì al piccolo museo del purgatorio allestito al suo interno.

Prove dell’esistenza del Purgatorio, il museo del ‘Sacro Cuore di Gesù in Prati’

Laddove si erge oggi la chiesa del ‘Sacro Cuore di Gesù in Prati’, fino al 1897 c’era la Cappella dedicata a Nostra Signora del Rosario gestita dai missionari dell’Ordine del Sacro Cuore. Quell’anno, però, la cappella venne distrutta da un devastante incendio. Sconsolato per la distruzione della cappella affidatagli, padre Jouet, entrò a dare un ultimo sguardo alle rovine e rimase di stucco quando vide che su una parete era rimasto impresso il volto sofferente di quella che sembrava un’anima del Purgatorio. Il sacerdote comunicò la scoperta a Papa Pio X, il quale gli diede il permesso di girare l’Europa alla ricerca di simili reliquie.

Al termine della costruzione della nuova chiesa, il sacerdote ha allestito un piccolo museo con tutte le reliquie che testimoniano l’esistenza del Purgatorio. Tra quelle raccolte c’è quella sulla scrivania della venerabile Isabella Fornari, badessa del Monastero delle Clarisse Povere di San Francesco a Todi: il segno di una mano impresso a fuoco. La storia vuole che questa venne visitata dal defunto padre Panzini, il quale, per mostrarle la sua sofferenza in purgatorio poggiò la sua mano infuocata sulla scrivania lasciando un segno indelebile. A questo se ne aggiungono altri provenienti da ogni parte d’Europa e sono esempi di come il Purgatorio sia un luogo realmente esistente.

Luca Scapatello