Il profeta Isaia aveva previsto la futura distruzione della Siria

image017

Ci sono profezie che si avverano presto ed altre dopo molti anni, ma il metro per misurarle è sempre lo stesso ed è un metro biblico, se  le profezie si avverano sono vere, se si realizzano  sono credibili, ma non dimentichiamo  che il Signore  Dio grazie all’intercessione dell’uomo può cambiare o attenuare certi eventi. Come dimostra l’intercessione di Abramo su Sodoma e Gomorra Il Padre non avrebbe distrutto le due città se si fosse trovato anche un solo giusto, oppure l’episodio del profeta Giona che annunzia la distruzione di Ninive ma grazie al pentimento dei suoi abitanti questo non avviene. La profezia di cui parliamo è una profezia che viene dall’antico testamento da circa 2650 anni fa, ed è stata predetta dal profeta Isaia, e sembra che dopo moltissimi anni stia trovando il suo compimento, questo per ricordare che i tempi di Dio non sono i nostri tempi , infatti per il Signore mille anni sono come un giorno e un giorno come mille anni.

L’oracolo della coppa della maledizione che Damasco dovrà bere”

1 Oracolo contro Damasco.
«Ecco, Damasco è tolto dal numero delle città e non sarà più che un ammasso di rovine.
2 Le città d’Aroer sono abbandonate; sono lasciate alle mandrie che vi si riposano,e nessuno le spaventa.
3 Non ci sarà più fortezza in Efraim né reame in Damasco; del residuo di Siria avverrà ciò che è avvenuto della gloria dei figli d’Israele», dice il SIGNORE degli eserciti.
4 «In quel giorno, la gloria di Giacobbe sarà diminuita e il grasso del suo corpo dimagrirà. (Isaia 17)

Poiché le dieci tribù d’Israele sono alleate, esse devono aspettarsi che questa coppa di stordimento di Damasco sia fatta passare a tutte quante loro.
La stessa Damasco, capitale della Siria, dev’essere distrutta. Le case bruceranno, le mura, le porte, le fortificazioni saranno demolite; gli abitanti saranno deportati come prigionieri, quindi per il presente “è tolto dal numero della città” è ridotto non solo a un villaggio, ma addirittura a un ammasso di rovine (versetto 1). Ad una tale desolazione il peccato riduce la città!
Le città del paese sono abbandonate dagli abitanti, spaventati dagli invasori o costretti da questi a scappare. I vinti non osano dimorarvi, i vincitori non ne hanno motivo, poiché non le hanno conquistate per necessità. E così le città in cui dovrebbero vivere gli uomini “son lasciate alle mandrie” che vi si riposano. Palazzi signorili si trasformano in stalle. E’ strano che i grandi conquistatori si vantino di essere i comuni nemici dell’umanità. Ma per quanto siano ingiusti, Dio è giusto nel provocare l’espulsione da quelle città degli abitanti che per la loro cattiveria si sono resi malvagi. E’ meglio che esse siano “lasciate alle mandrie che si riposano”, piuttosto che continuare a ospitare coloro che si ribellano apertamente a Dio e alla Sua morale. Le fortezze d’Israele, il regno delle dieci Tribù, saranno condotte in rovina: “non vi sarà più fortezza in Efraim (versetto 3), né in Samaria, e così via. Essi avevano costruito un’alleanza innaturale con la Siria per invadere Giuda, e ora coloro che avevano condiviso il peccato avrebbero dovuto partecipare, giustamente alla rovina. Quando “non vi sarà più fortezza in Efraim”, cosa che indebolirà Israele, non vi sarà più “reame in Damasco, cosa che determinerà la distruzione della Siria. I siriani erano a capo della confederazione contro Giuda, perciò furono loro a essere puniti per prima e gravemente. “Del residuo di Siria avverrà quel ch’è avvenuto della gloria de’ figlioli D’Israele; quei pochi siriani che restano saranno nella stessa condizione dei figli d’Israele, misero e deprecabile, e la passata gloria d’Israele non sarà di alcun sollievo, né per loro né per la loro reputazione”. Le alleanze peccaminose non avranno alcuna forza, né saranno di alcun sostegno per gli alleati quando il giudizio di Dio si abbatterà su di loro. Si consideri, qui, quale sia la gloria di Giacobbe ora che Dio lotta contro di lui; perciò la Siria ha ben pochi motivi per vantarsi del fatto che la sua gloria ricorda quella di Giacobbe.