Il peccato contro lo Spirito Santo è imperdonabile perchè

 

Premesso che la misericordia di Dio, nei nostri confronti, è immensa; premesso che, quando ci pentiamo per le nostre mancanze, il Signore è pronto ad accoglierci tra le sue paterne braccia, come figli prodighi tornati a casa, dopo tanto tempo; premesso che sono infinite le volte in cui ciò potrà accadere, ci sono diverse tipologie di peccato.
Qualche peccato è più grave di altri -lo sappiamo- ma, soprattutto, ce n’è uno che potrebbe minare la nostra salvezza, farci perdere quel grande dono di misericordia.

Nel Vangelo di Marco, al capitolo 3, si legge: “In verità vi dico: ai figli degli uomini saranno perdonati tutti i peccati e qualunque bestemmia avranno proferita; ma chiunque avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non ha perdono in eterno, ma è reo di un peccato eterno”.
Ecco, quello contro lo Spirito Santo e la sua azione, come terza persona della Trinità, che agisce come forza di Dio, elargendo i suoi doni spirituali e svelando la natura stessa del Figlio Gesù (“… per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”), è un peccato che non potrà essere perdonato, poiché implica la credenza che lui (lo Spirito Santo) non abbia potere e non possa intervenire nella nostra vita.
Questo grave peccato si esprime sotto diversi aspetti: la Disperazione per la salvezza; la presunzione di salvarsi senza merito; l’impugnare la verità conosciuta; l’invidia della grazia altrui; l’ostinazione nei peccati; l’impenitenza finale.

  • Nel Credo recitiamo: “Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita,
    e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti”, quindi dire “Gesù non mi può salvare”, equivale a dubitare dello Spirito di Dio che ha mostrato a noi il Figlio Gesù, venuto nel mondo per addossarsi le colpe di tutti, per lottare contro Satana e riscattare le anime.
    Se ci si lascia prendere dai rimorsi più terribili, disperando per la salvezza, per ciò che di male si è commesso, si crede inefficace l’opera di Cristo. Dovremmo, invece, essere certi che Dio vuole la salvezza di tutti; basta chiedergliela con il cuore in mano.
  • D’altro canto, pensare di non aver peccato, di essere nel giusto qualunque cosa si faccia, supporre di bastare a se stessi e che non sia mai necessario umiliarci davanti a Dio per le mancanze commesse è anche essa una bestemmia, che minimizza l’immenso amore che Dio ha riversato su di noi e sulla nostra attuale situazione personale; significa darlo per scontato, perché gratuito e, in qualche modo, rinnegare la sua importanza.
  • Impugnare la verità conosciuta, inoltre, vuol dire discutere sulla persona di Gesù Cristo, che è vero Dio e vero uomo, morto in croce e risorto proprio per noi, vincitore sulla morte e sul peccato stesso, di ogni tempo e luogo della storia. Se lui è il Salvatore, come potremmo salvarci rinnegando colui che dallo Spirito Santo ci è stato rivelato come tale?
  • L’invidia della grazia altrui è un peccato che si spiega da solo e, ovviamente, consiste nel provare sentimenti negativi, nei confronti di chi gode di situazioni migliori delle nostre, sostenendo che Dio faccia delle preferenze, che si adoperi per l’uno più che per l’altro, quando sappiamo benissimo che lo Spirito Santo elargisce i suoi doni a chi li domanda con fede e che ciò che a Dio piace è diverso da ciò che gratifica gli uomini.
    Ricordiamo che anche il demonio ebbe invidia della grazia di Dio, che si riversava su Adamo ed Eva, e quale grave conseguenza questo ebbe per la storia dell’umanità.
  • L’ostinazione nei peccati vuol dire invece perseguire nella condotta sbagliata, quella che offende Cristo, assumendo un atteggiamento di sfida anche contro la Chiesa, suo Corpo Mistico; crogiolandosi nella sua condizione di infedeltà e di disobbedienza, senza intenzione di redimersi o di ammettere il peccato.
  • L’impenitenza finale significa trovarsi in punto di morte, con un grande bagaglio di peccati sulle spalle e non voler minimamente ammettere di essere debitore verso Dio.

Se la natura di questi peccati contro lo Spirito Santo ci preoccupa, pensiamo che anche molti Santi ebbero le nostre stesse difficoltà, ma si salvarono, comprendendo la vera natura dell’azione dello Spirito.
San Francesco di Sales, ad esempio, dovette affrontare una grave tentazione.
Allora era solo uno studente e rifletteva sul fatto che, se la chiesa cattolica insegnava l’infinita misericordia di Dio, Calvino e la sua dottrina predicavano la predestinazione di salvezza per alcuni e per altri no.
Il Santo era talmente provato da scrivere: “Io, miserabile, sarò dunque privato della grazia di Dio? O amore, o carità, o dolcezza, non godrò più di queste delizie? O Vergine, bella tra le figlie di Gerusalemme, non vi vedrò nel regno del vostro Figlio? E il mio Gesù non è morto anche per me? Signore, che almeno vi ami in questa vita se non posso amarvi in quella eterna”.

Tutto cambiò, quando, davanti all’immagine della Vergine, si abbandonò umilmente alla volontà del Signore: “Qualunque cosa abbiate deciso, o Signore, nell’eterno decreto della vostra predestinazione, io vi amerò, Signore, almeno in questa vita, se non mi è concesso di amarvi nella vita eterna”.
La sua preghiera si concluse con una Salve Regina e un “Ricordati” (preghiera di San Bernardo di Chiaravalle).
Potremmo seguire anche noi questo esempio, in caso di sconforto, attendendoci, come accadde per San Francesco di Sales, che la tentazione di non saper evitare di peccare contro la potenza salvifica dello Spirito ci aggredisca e ci allontani dalla vera fede.

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