Il Dramma è alle porte, se continua così tra 100 anni ci saranno solamente 16 milioni di italiani

16 milioni di italiani tra 100 anni
Il Dramma è alle porte, se continua così tra 100 anni ci saranno solamente 16 milioni di Italiani
L’agenzia Ansa il 22 settembre scorso ha battuto la seguente notizia: “Italia fra 100 anni (…) solo 16 milioni di abitanti”. Il dato, piuttosto scioccante ma già ipotizzato da alcuni, sarebbe emerso all’interno del Festival di Statistica di Treviso. “Perché ciò si verifichi tra cento anni [ovvero nel 2118], anche se già tra 20 anni saremo comunque 8 milioni in meno – ha detto il prof. Matteo Rizzolli della Lumsa di Roma – è sufficiente comportarsi come adesso, cioè non fare nulla per favorire la natalità e dare sostegno alla famiglia”.

Non fare nulla per favorire la natalità e la famiglia: ecco il cuore del problema!

Anzi, si tratta solo di una faccia del problema, poiché sarebbe facile dimostrare che in Italia ed in Europa, nel mezzo secolo apertosi dal funesto ’68 e sino ad oggi, tutto si è fatto per sfavorire la natalità e la famiglia. Più o meno tutti i governi nazionali, per non parlare dei diktat di Bruxelles, si sono impegnati a favorire un crescente individualismo nelle leggi e nei costumi, il quale ha poi avuto come conseguenza un pazzesco egoismo sociale a tutti i livelli.

Da qui il crollo della famiglia stabile, monogamica, educatrice e formativa, tipica della bimillenaria tradizione cristiana, ma che fa parte, con sfumature, del patrimonio più universale della civiltà umana come tale.

Se la famiglia è malata, diceva Giovanni Paolo II, lo sarà anche la società, perché quest’ultima è una famiglia di famiglie. E una famiglia sana in una società malata finisce per soffocare per asfissia.

Se si predica vento, si raccoglie tempesta. Se si insegna ai giovani che ci sono solo diritti e (quasi) mai doveri, ecco che il concetto di sacrificio scompare dal loro vocabolario mentale. Ma senza sacrificio non è possibile maturare l’idea di creare una famiglia, specie una famiglia con numerosa prole, per i rischi sociali che essa inevitabilmente comporta.

Cosa ha minato drasticamente la società italiana negli ultimi decenni? E’ facile puntare il dito, benché ciò non sia assolutamente falso, sul consumismo, sull’edonismo, sul permissivismo. Tutti mali certamente reali e diffusi che hanno a poco a poco cambiato il clima della società, divenuta fragile, liquida, insicura, vittima delle mode e dei piaceri, propagandati da chi ha interesse come il vero sale della vita.

Ci sono però dei fatti oggettivi che hanno una precisa e diretta responsabilità con la drammatica situazione attuale. Il primo dei quali ci pare essere il divorzio. Introdotto nel nostro ordinamento giuridico nel 1970, e poi, definitivamente, nel 1974, a seguito del famoso ancorché tristissimo referendum popolare.

Da allora, il concetto di stabilità è evidentemente evaporato. Certo, non tutti i matrimoni si sciolgono come neve al sole, e molti italiani, tutto sommato, restano uniti ‘finché morte non li separi’. Ma il divorzio ha potenzialmente abolito il matrimonio, poiché da allora, e contro secoli e secoli di tradizione precedente, ogni matrimonio può essere cassato, anche per la volontà immotivata di una parte sola.

Se anche una famiglia tiene, non è più come per il passato, per la natura delle cose e perché i coniugi, dichiarandosi amore eterno, hanno fatto un giuramento solenne, tra i più solenni che esistano, il quale li impegna davanti a Dio e agli uomini. No. Una famiglia che resta unita ormai viene vista, logicamente, come qualcosa di eccezionale, folkloristico e raro, quasi come un colpo di fortuna di due persone che malgrado vivano in questa società sbullonata, siano riuscite miracolosamente ad intendersi al meglio.

I divorzi però, visto l’individualismo di cui sopra e il clima di pansessualismo assoluto e deleterio, aumentano comunque ogni anno, e a termine uccideranno il matrimonio. Infatti le statistiche mostrano che i figli dei divorziati tendono a sposarsi meno dei figli dei non divorziati. E aumentando i divorzi nella società, aumenta il numero di coloro che desiderano una vita libera e senza impegni, una sorta di nomadismo affettivo che conduce all’assenza di educazione dei bambini che si trovano coinvolti in queste “unioni” affettive. La legge sul divorzio, assolutamente contraria all’educazione dei figli, alla stabilità del matrimonio e al bene comune della società, è secondo noi la più funesta legge che è stata promulgata in Italia, dall’Unità ad oggi.

Dopo il divorzio del 1974, si aprì la strada all’aborto nel 1978, anch’esso legittimato, si fa per dire, con un referendum popolare nel 1981. Da allora, è stata data ad ogni cittadina italiana la piena licenza di uccidere il proprio figlio innocente, prima che veda la luce. Anche senza alcun motivo reale: “L’utero è mio e lo gestisco io!”.

Secondo i calcoli fatti dal Ministero della sanità i bambini soppressi negli ospedali italiani superano già ora i 6 milioni. Senza contare gli aborti cosiddetti clandestini o non dichiarati. Insomma una ecatombe. Faccio notare che la popolazione italiana senza l’aborto di Stato non avrebbe solo 6 milioni di cittadini in più.

In effetti coloro che sono nati negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso sono già in grado si sposarsi e di avere a loro volta dei figli. Quindi se il ragionamento fila, senza l’infame legge 194, ardentemente voluta dal partito radicale di Marco Pannella, dalle lobby femministe e dalle sinistre, avremmo oggi molti milioni di giovani italiani in più: gli abortiti di ieri, se fossero vissuti, avrebbero procreato e avrebbero dato all’umanità nuove forze vive. E da popolazione vecchia e stantia quale siamo diventati – proprio a causa del male dell’aborto e del divorzio, anche per il senso di colpa che ingenerano nella coscienza – saremmo invece oggi una società giovane e dinamica, senza alcun bisogno di cercare manodopera altrove, sradicando poveri africani dalle loro terre per lavori vili e sottopagati.

Il 2018 segna il cinquantesimo compleanno della rivoluzione (im)morale del 1968. I mali e le immani ingiustizie causate dallo spirito del ’68 stanno oggi palesemente davanti ai nostri occhi. Si veda in proposito il rapido pamphlet di Marcello Veneziani (68 Tesi contro il 68. L’anno maledetto che dura da cinquanta, Il Giornale, 2018).

Tra questi mali spicca lo spirito libertario ed anarchico insegnato e inculcato metodicamente, da allora, ai nostri giovani. Senza autorità però – nella società, nella Chiesa, nella polizia, nella famiglia, nella scuola, nello sport – tutto fatalmente crolla e tutto diviene ragione di contesa, lotta, odio fratricida.

Lo spirito libertario, liberale e libertino – la maledizione delle tre L – deve essere individuata, studiata, approfondita e sistematicamente combattuta.

Il nuovo governo Conte-Di Maio-Salvini, che dispiace all’Europa ma piace alla gente comune, riuscirà nell’impresa di creare una nuova cultura, distante ed opposta a quella creatasi nell’ultimo mezzo secolo? Contro la distruzione della famiglia e l’esaltazione del nomadismo affettivo e sessuale, si torni a palare della bellezza della stabilità, della fecondità e della fedeltà. Contro l’abolizione delle frontiere e l’internazionalismo sterile e demotivante, si torni al sano patriottismo, alla fierezza nazionale e religiosa, fonte di unione con la nostra storia e tra di noi. Contro il secolarismo illuminista (e oscurantista) si invitino i baldi giovani alle radici dei nostri padri, alla filosofia, all’amore del bello e della natura. Così facilmente si capirà che senza Dio tutto è compromesso, mentre con Dio tutto diventa possibile.

Antonio Fiori