Il Dramma del Suicidio oggi: le cause scatenanti e i rimedi concreti derivanti dalla Fede

suicidioL’ottimo giornalista cattolico Rino Cammilleri ha pubblicato sulla Bussola on line un breve ma significativo articolo dal titolo: “Suicidi, il male oscuro dell’epoca post-cristiana” (12.1.18). In esso, l’autore mette in relazione il vuoto esistenziale di tantissimi giovani d’oggi, con il nichilismo aggressivo e onnipresente della cultura contemporanea.

Il Suicidio: “meraviglia della modernità”

Dice così: “Tra le meraviglie apportateci dalla modernità c’è anche questa: uno spaventoso tasso di suicidi. Nel Medioevo, quando la vita era infinitamente più dura, il fenomeno era pressoché sconosciuto. Ma erano i secoli cristianissimi e la Chiesa faceva buona guardia. Oggi, in epoca post-cristiana, la vita terrena è tutto, e non c’è altro dopo. Perciò, se la sua «qualità» non mi soddisfa, la butto via”.

In Italia, uno dei paesi europei con meno suicidi, ci sarebbero comunque 4000 suicidi l’anno, una decina abbondante ogni giorno. Ma in certe nazioni, specie quelle più avanzate e laiche del nord, i suicidi sarebbero il doppio o il triplo dei nostri.

Afferma Cammilleri che “Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel mondo si toglie la vita un persona ogni 40 secondi. E i tentati suicidi sono venti volte più numerosi. Senza contare che, troppo spesso, il tentato sucida di oggi è il suicida-suicida di domani, perché esiste, ahimè, una dannata coazione a ripetere in questo campo”.

Ovviamente un conto sono le statistiche, pur drammatiche e significative sul declino dell’amore alla vita, un conto è aver ben conosciuto un suicida.

La perdita del Senso della Vita

Pochi giorni fa si è tolto la vita un ragazzo di 17 anni che conoscevo e frequentavo da tempo. Senza un motivo plausibile. Ma anche in assenza di ragioni apparenti e accertate, non c’è effetto senza causa.

E la causa di fondo è certamente quella intravista da Rino Cammilleri. La perdita del senso della vita, del valore incomparabile – proprio perché gratuito – dell’essere, dell’esserci, del Sum ergo cogito (parafrasando Cartesio).

La religione cristiana, ignorata nei suoi assi portanti da numerosissimi giovani italiani, difende il valore sacro della vita. Insegna a lottare per essa, a sacrificarsi per custodirla e promuoverla. A non piegarsi davanti all’avversità, ma a vedere nel sacrificio un mezzo di elevazione morale e di purificazione interiore. In pratica, il cristianesimo è la religione dell’anti-edonismo integrale. L’edonismo è la ricerca del piacere come principale scopo di vita, del massimo risultato col minimo sforzo, del vivere per divertirsi e godere il più possibile.

Ma se la malattia, la povertà materiale o familiare, la depressione, i casi fortuiti e imprevisti della vita ci allontanano dal piacere e dal godimento allora che si fa? Si sopporta, si pazienta, si accetta o… si fugge verso paradisi artificiali (droga, alcol, sesso mercenario) e si stoppa tutto?

Siamo amministratori, non proprietari della vita

Insegna la Chiesa per bocca del papa “martire” Giovanni Paolo II: “Ciascuno è responsabile della propria vita davanti a Dio che gliel’ha donata. Egli ne rimane il sovrano Padrone. Noi siamo tenuti a riceverla con riconoscenza e a preservarla per il suo onore e per la salvezza delle nostre anime. Siamo amministratori, non proprietari della vita che Dio ci ha affidato” (Catechismo della Chiesa cattolica, n. 2280).

Ma se non vogliamo più nessun padre e nessun padrone, neppure Dio stesso, allora la tentazione di auto-considerarci come cose si fa molto forte, e a volte, complice la solitudine e il malessere diffuso, quasi invincibile. Una cosa può essere comprata e venduta, distrutta e gettata. Una persona no.

Ma stiamo insegnando che c’è una differenza assoluta (ontologica) tra cose e persone oppure no? Se lo chiedano tutti gli adulti e si rispondano presto.

I Valori dello Spirito marginalizzati dal materialismo

Il materialismo odierno ha così esaltato le conquiste materiali dell’umanità da dimenticare o da marginalizzare i valori dello spirito. Tra di essi spicca certamente la fede religiosa. Ma anche la cultura è un valore immateriale e spirituale. Come il sapere, la saggezza, l’amore della ricerca scientifica o filosofica.

Il consumismo abissale e senza limiti, che tutti respiriamo fin dalla nascita, ci coinvolge e ci obbliga ad acquisti insensati e sfrenati, spesso compulsivi, come se gli oggetti acquisiti e in nostro possesso potessero cacciare la malinconia o le difficoltà della vita. Ma così non è.

Anche la droga esalta e dà euforia, ma non riempie. Anzi, a termine schiavizza il consumatore, dandogli una illusoria via di fuga a portata di mano. La pornografia e la prostituzione, con annessi e connessi, hanno oggi un ruolo simile. Il ruolo nefasto di cancellare il presente (triste) in nome di un futuro piacevole, ma illusorio e comunque effimero.

I genitori e gli educatori dovrebbero rileggere i classici della pedagogia e trovare nei valori forti dell’educazione del carattere e nella formazione integrale dei giovani un nobilissimo ideale di vita.

Darebbero così, proprio mentre educano, un esempio di impegno e di zelo per una nobile causa: la causa della vita contro la morte, della speranza contro la disperazione, della fraternità umana contro ogni isolamento e snobismo.

Non dobbiamo disperare

Con sincero ottimismo, il Catechismo conclude così: “Non si deve disperare della salvezza eterna delle persone che si sono date la morte (…). La Chiesa prega per le persone che hanno attentato alla loro vita” (n. 2283).

Si racconta nella biografia del santo curato d’Ars (1796-1859) che una donna era disperata perché il marito si era suicidato gettandosi da un ponte. Il santo meditò in silenzio la situazione ed ebbe una sorta di visione, un’ispirazione o un presentimento. E disse alla donna di essere serena perché suo marito era stato perdonato da Dio: tra il momento in cui si era gettato dal ponte (peccato) e il momento in cui era annegato nel fiume (morte e giudizio di Dio), si era pentito del folle gesto. E il Signore di infinita misericordia aveva accolto quel pentimento in extremis.

Resta l’insegnamento di fondo da meditare sempre e non solo nei momenti di dolore e di frustrazione: “La vita umana è sacra perché, fin dal suo inizio, comporta l’azione creatrice di Dio e rimane sempre in una relazione speciale con il Creatore” (n. 2258).

Non vediamo una ragione più giusta, più alta e più universale per ritenere la vita degna – in ogni caso – di essere vissuta. E di essere vissuta fino alla fine.

Antonio Fiori