I Veri Cristiani sono chiamati alla Gioia.

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Voi siete persone normalmente gioiose? Qualcuno potrebbe rispondere immediatamente: “C’è poco da essere allegri in questo mondo di ingiustizie, intolleranza, violenza, crisi economiche e morali…” oppure affermare “Dipende dalle circostanze, da ciò che si possiede, salute, soldi, affetti”; qualcun altro potrebbe aggiungere: “E’ questione di carattere, c’è chi è sempre contento e chi ha sempre il muso lungo”. In ogni caso la gioia è desiderio intimo di chiunque, è ricerca costante e mai appagata pienamente; è bisogno e diritto vitale di ognuno; non c’è persona che non voglia essere felice e quello che è vero per ogni uomo, lo è a maggior ragione per il cristiano: la gioia è XX caratteristica essenziale della fede cristiana, ne è il distintivo perché ha la sua origine in Dio e Dio è amore.

La gioia è tipica della Sacra Scrittura, pervade l’Antico come il Nuovo Testamento, dalla Genesi all’Apocalisse, manifesta la presenza di Dio e il Suo intervento, per questo costituisce per noi un richiamo costante. “Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio” (Is 61,10). “Possa tu avere molta gioia!” è il saluto rivolto dall’angelo a Tobia (Tb 5,11), e il Siracide aggiunge: “Non abbandonarti alla tristezza, non tormentarti con i tuoi pensieri: la gioia del cuore è la vita per l’uomo, l’allegria di un uomo è lunga vita!” (30,22-23). “Hai messo più gioia nel mio cuore di quando abbondano vino e frumento” (Sal 4,8). “ Acclamate al Signore, voi tutti della terra, servite il Signore nella gioia, presentatevi a Lui con esultanza” (Sal 100,2). “Dio ama chi dona con gioia” (Sir 35,11; “Cor9,7). Si può dire che tutta la vita e la predicazione di Gesù sono una vera e propria buona e gioiosa notizia del Regno di Dio, dall’inizio alla fine. Il Vangelo di Luca è un inno alla gioia: nel saluto dell’Angelo a Maria; nel Magnifica, nella buona novella annunziata ai pastori; nell’annuncio di Gesù alla Sinagoga di Nazareth; nell’esultanza della sua preghiera, mosso dallo Spirito Santo. Gesù insiste molto sulla gioia: “Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” (Gv 15,11). Prega per i suoi discepoli “perché abbiano in se stessi la pienezza della sua gioia” (Gv 17,13). Si premura di assicurarli che la loro tristezza per la sua passione e morte si cambierà in gioia quando lo vedranno risuscitato e glorioso: “Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia… Voi ora siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia” (Gv 16,20-23). Li esorta a pregare il Padre per provare la gioia di essere esauditi: “Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena” (Gv 16,24). Gesù si esprime con dolcezza e con fermezza perché chi lo segue comprenda che la proposta di vita cristiana, pur attraverso la croce, ha come sfondo e traguardo la Pasqua. E’ terribilmente falsa la presentazione del Cristianesimo come nemico della gioia perché il cristiano gode dell’amore del Padre, della Sua bontà sconfinata; gioisce per il dono di Cristo che gli porta la salvezza; scopre dentro di sé la discreta presenza dello Spirito che sostiene, incoraggia, consola, vigila su di lui. San Paolo esorta i cristiani a conservare sempre e ovunque la gioia: “Fratelli miei, siate lieti nel Signore” (Fil 3,1); “Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto, siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino!” (Fil 4,4); “Il Regno di Dio… è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo” (Rm 14,17). L’apostolo Paolo giustifica questa sua insistenza sulla gioia del cristiano appellandosi proprio alla volontà di Dio: “Siate sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie: questa è infatti la volontà di Dio in Gesù Cristo verso di voi” (1Ts 5,18). Il cristiano deve essere gioioso perché lo Spirito di Dio produce in lui la gioia: “Il frutto dello Spirito è amore, gioia…” (Gal 5,22). Negli Atti degli Apostoli, Pietro nel suo sermone il giorno di Pentecoste così si esprime: “Tu mi hai fatto conoscere le vie della vita, tu mi riempirai di gioia alla tua presenza” ( 2,28), Sempre negli Atti, Luca così descrive i primi cristiani: “Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore (2,46). Tra i primi cristiani, il Pastore di Erma ci regala questa splendida pagina: “Caccia da te la tristezza perché è sorella del dubbio e dell’ira. Tu sei un uomo senza discernimento se non giungi a capire che la tristezza è la più malvagia di tutte le passioni e dannosissima ai servi di Dio: essa rovina l’uomo e caccia da lui lo Spirito Santo.. Armati di gioia, che è sempre grata e accetta a Dio, e deliziati in essa. L’uomo allegro fa il bene, pensa il bene ed evita più che può la tristezza. L’uomo triste, invece, opera sempre il male, prima di tutto perché contrista lo Spirito Santo, fonte all’uomo non di mestizia ma di gioia: in secondo luogo perché tralasciando di pregare e di lodare il Signore, commette una colpa… Purificati, dunque da questa nefanda tristezza e vivrai in Dio. E vivranno in Dio quanti allontanano la tristezza e si rivestono di ogni gioia” (Pastore di Erma, Decimo precetto). Non dimentichiamo il Papa Paolo VI, autore di una bella Esortazione apostolica sulla gioia cristiana Gaudete in Domino, che così si espresse: “…la vita cristiana non può essere senza gioia…quando Dio è con noi, possiamo forse essere tristi? Possiamo essere amari e disperati? No. La gioia è sempre una prerogativa dell’anima cristiana, la salvezza che Cristo ci ha meritato, ci autorizza a guardare ogni cosa con ottimismo”. La gioia è dunque non solo dono del Signore, ma anche un dovere, uno stato da ricercare, una responsabilità da assumere. Non può essere un fatto eccezionale, un abito da indossare nelle feste solenni, deve entrare nella quotidianità del nostro essere e della nostra vita perché Dio, nostra gioia, è con noi e dentro di noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28,20).