I Poveri domandano papa Francesco risponde.

papa-favela
La cosa più sorprendente di questa intervista a papa Francesco, che stiamo per proporvi è che non sia uscita sulle maggiori testate giornalistiche mondiali  ma sulle pagine di un piccolo giornale parrocchiale «La Càrcova News», di un sobborgo poverissimo di Buenos Aires, villa La Càrcova, nel dipartimento di León Suarez». Curato dal parroco don José Marìa di Paola, meglio noto come «padre Pepe»Il Papa risponde alle domande della povera gente su alcune tematiche che stanno particolarmente a cuore ai poveri del quartiere .
Ecco  le risposte che il Pontefice ha dato alle domande che gli sono state poste:
La politica
Riferendosi alle elezioni in Argentina (in ottobre), il Papa chiede ai politici che «propongano una piattaforma elettorale chiara», «onestà nella presentazione della propria posizione» e «una campagna elettorale di tipo gratuito, non finanziata» perché «nel finanziamento della campagna elettorale entrano in gioco molti interessi che poi ti chiedono il conto» e quindi occorre «essere indipendenti da chiunque». Il Papa riconosce che «evidentemente è un ideale» ma chiede che «il finanziamento sia pubblico».
La periferia
È una questione di sguardo: «Nella misura in cui usciamo dal centro e ci allontaniamo da esso – spiega Francesco ai “villeros” – scopriamo più cose, e quando guardiamo al centro da queste nuove cose che abbiamo scoperto vediamo che la realtà è diversa».
La droga
Il Papa fa eco alla grande preoccupazione dei cittadini: «Quello che mi preoccupa di più – dice – è il trionfalismo dei trafficanti. Questa gente canta vittoria. Ci sono paesi, o zone, in cui tutto è sottomesso alla droga».
L’educazione
Ciò che conta con i figli, spiega Francesco, è trasmettere loro «l’appartenenza a un focolare» attraverso l’amore, l’affetto, il tempo, prendendoli per mano, accompagnandoli, giocando con loro». Ma «ancora più importante è la fede»: il Papa si dice addolorato quando incontra «un bambino che non sa fare il segno della croce».
I giovani
A chi gli chiede cosa fare con ragazzi che «vivono spesso rapporti virtuali», Francesco risponde dicendo che il vero «pericolo» oggi è che «disponiamo di una capacità molto grande di riunire informazioni» muovendosi «in una serie di cose virtualmente». Esse tuttavia «ci possono trasformare in “giovani-museo”», molto ben informati ma che non sanno che farsene di tutto quel sapere: invece «la fecondità, nella vita, non passa per l’accumulazione di informazioni» ma «vuol dire amare».
La fede
Credere non è una questione di «sentimento»: «La fede – dice Bergoglio – è il mio rapporto con Gesù Cristo, io credo che Lui mi ha salvato. Questa è la vera questione riguardo alla fede. Mettiti a cercare tu quei momenti della tua vita dove sei stato male, dove eri perso, dove non ne azzeccavi una, e osserva come Cristo ti ha salvato. Afferrati a questo, questa è la radice della tua fede».
Vivere intensamente
Rispondendo alla domanda su come non buttar via la propria vita, il Papa premette di aver «vissuto molto tempo inutilmente» per ricordare che il vero bene spesso è invisibile: «Il Signore – spiega – mi fa fare cose che si vedono; ma quante volte c’è gente che fa il bene, tanto bene, e non si vede. L’intensità non è direttamente proporzionale a quello che vede la gente. L’intensità si vive dentro».
I consigli
Il Papa spiega quanto è importante confrontarsi con gli altri, anche quando non sono d’accordo con lui: «Ascoltare le persone, a me, non ha mai fatto male. Ogni volta che le ho ascoltate, mi è sempre andata bene. Le volte che non le ho ascoltate mi è andata male».
Violenza e dolore
La gente di Càrcova è preoccupata per le notizie di «fanatici» che dicono di voler «uccidere» il Papa. La domanda è spontanea: «Non ha paura?». Il Papa risponde con disarmante semplicità: «La vita è nelle mani di Dio. Io ho detto al Signore: Tu prenditi cura di me. Ma se la tua volontà è che io muoia o che mi facciano qualcosa, ti chiedo un solo favore: che non mi faccia male. Perché io sono molto fifone per il dolore fisico».