I media non ci raccontano tutta la verità perchè?

I media ci ingannano

Molti studi recenti dimostrano che i mass media tradizionali (TV, radio, giornali) quantunque siano ancora il pane quotidiano di milioni di cittadini, riscuotano un tasso di fiducia e di credibilità sempre più basso. E ciò specialmente nelle democrazie europee e occidentali che hanno fondato parte del loro successo storico, del loro potere e della loro autorevolezza sulla libera informazione, la cosiddetta trasparenza, l’assenza di censura e il pluralismo etico-politico.

La gente però è stanca delle letture parziali e faziose che regolarmente accompagnano le notizie della quotidianità, della politica e della cronaca. Il cittadino vorrebbe conoscere i fatti salienti, nudi e crudi, mentre i Tg e i quotidiani ci ricamano sopra la loro bella morale demagogica, in cui si cerca di confondere il fruitore con slogan ed esagerazioni, auto-censure e illazioni indebite.

Un esempio tra mille. La quotidianità ci presenta continui casi di aggressione che gli italiani subiscono da parte di immigrati, più o meno clandestini, e tutti sanno che le carceri europee sono in gran parte affollate da non europei.

Quando poi un italiano, per difendersi da una aggressione, si difende da una persona straniera, ecco che per la stampa perbenista, “gli italiani sono razzisti”, “la violenza non è mai una soluzione”, “ci vogliono pene esemplari” (il che fa ridere se detto da coloro che hanno sabotato da decenni il Codice Penale). Se però da anni, non v’è giorno o settimana che qualcuno non uccida o non progetti un delitto in nome di Allah e del Corano, ecco che, per i soliti media di regime, “l’Islam non c’entra nulla con il terrorismo”, “si tratta di pochi esaltati”, “chi critica l’immigrazione islamica fa il gioco dell’Isis”, “il fanatismo esiste in tutte le religioni”, “non dimentichiamoci le Crociate” (che col terrorismo non c’entrano nulla però).

Basterebbero questi esempi per capire quale possa essere l’affidabilità dei mass media ufficiali. Essi scelgono in base a criteri discutibili cosa dire e cosa non dire, e quando è impossibile non dire qualcosa, come nei fatti di terrorismo, ecco che la subalternità al politicamente corretto appare in tutta la sua evidenza. Non dimentichiamoci mai tutto questo, specie davanti alle pressioni mediatiche che si prevedono fortissime nei prossimi mesi e anni, su molti temi eticamente sensibili come la legalizzazione dell’eutanasia, l’abbassamento dell’età del libero consenso sessuale (che evidentemente favorisce la pedofilia), l’introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole, l’imposizione della teoria del gender a  tutti i costi etc.

Coloro che usano la TV, la radio e lo stesso internet senza alcun discernimento di sicuro ignorano l’insegnamento del Concilio Vaticano II (1962-1965), il quale ha pronunciato parole chiare sui rischi dell’informazione libera.

“Per usate rettamente questi strumenti [i mezzi di comunicazione sociale] è assolutamente necessario che coloro i quali se ne servono conoscano le norme della legge morale e le osservino fedelmente” (Decreto Inter mirifica, 4). Questo il principio di fondo difeso dal Concilio e dopo mezzo secolo esso è più attuale che mai. Ma proprio i punti fermi del Magistero cattolico sono negati e accantonati da un ceto politico ubriacato di dialogo, relativismo e modernità.

Non mi pare poi che molti riflettano sulle “norme della legge morale” prima di usare, ogni giorno, la televisione e le altre virtuali navigazioni. Lo stesso punto del decreto conciliare parla dei mezzi della comunicazione moderna come strumenti che possiedono una grande “forza di suggestione, che può essere tale che gli uomini, soprattutto se insufficientemente preparati, riescano con difficoltà ad avvertirla, a dominarla, e, quando occorresse, a respingerla”.

Se in casa esiste una forza di suggestione che può divenire incontrollabile, significa che la nostra (vera) libertà è in pericolo e il lavaggio del cervello è dietro l’angolo. Mi domando, allora: ci teniamo alla nostra (vera) libertà e a quella dei nostri congiunti, sì o no?

“Particolari doveri hanno tutti i recettori – vale a dire i lettori [di quotidiani e riviste, per esempio], gli spettatori [della TV e oggi del web], gli uditori [della radio] – che con scelta personale e libera ricevono le comunicazioni per tramite di questi strumenti. Infatti, una scelta retta richiede che essi favoriscano in ogni modo quanto eccelle per virtù, cultura e arte; che, invece, evitino quanto costituisca per loro causa o occasione di danno spirituale, o contribuisca a ostacolare le buone comunicazioni e a incoraggiare quelle cattive” . Se un testo del 1963 parla di “occasione di danno spirituale” per le comunicazioni radio-televisive del tempo, cosa bisognerà pensare della porno mania ossessiva di oggi?

Chiedo poi alle persone più dotte di me se gli spettacoli televisivi di oggi “eccellono per virtù, cultura e arte”: e vorrei che ognuno si rispondesse in coscienza, notando quanto segue. Due sole ore passate quotidianamente davanti alla TV, ed è un tempo regolarmente superato, specie dai giovani, tolgono due ore ad altre attività, come il vero riposo, il sano svago, la meditazione spirituale, lo sport e la lettura. Ma anche alla militanza politica, associativa e alla carità verso i più bisognosi.

Secondo il Concilio poi per far fronte alle minacce di una televisione e di un cinema immorale sono da incoraggiare, “la produzione e la programmazione di film atti ad un sano divertimento e pregevoli in valori culturali ed artistici, e innanzitutto film per la gioventù; tale aiuto viene dato soprattutto sostenendo e coordinando imprese e iniziative di produttori e di distributori onesti, curando il lancio di film meritevoli” (n. 14).

Tout se tient, direbbe Papa Francesco. Così, gli apostoli della vita e della famiglia, debbono rispondere a queste sfide in un duplice modo. Anzitutto facendo un uso circospetto, ponderato e selettivo dei mass media, specie di quelli più infeudati al pensiero dominante: massimo senso critico qui equivale a minimo rischio di errore di valutazione. Poi, e non secondariamente, fare un sforzo per sostenere (con i soldi, con la lettura, con la propaganda, con la redazione di articoli) la stampa non conformista, i blog non allineati e tutte quelle iniziative culturali che siano positive per la promozione dei grandi ideali della vita, della famiglia e della pace sociale autentica.

Fabrizio Cannone

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