Perchè Hitler voleva a tutti i costi distruggere la Sindone?

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Hitler oltre a far saccheggiare musei e trafugare opere d’arte preziose voleva rubare la Sindone: per questo motivo la preziosa reliquia rimase nascosta dal 1939 al 1946. Questa decisione  fu presa in gran segreto da Casa Savoia e dal Vaticano, che di comune accordo pensarono di sistemarla nell’abbazia di Montevergine, a Mercogliano (Avellino). Questa nuova pagina si è aggiunta alla già travagliata storia  legata al Sacro Lino. La storia ci viene narrata dal  padre Andrea Davide Cardin, frate benedettino, direttore della Biblioteca Statale del Santuario, che custodisce ancora gelosamente i documenti e i verbali inerenti alla vicenda  in questione.

La versione ufficiale dei fatti  narra che lo spostamento del sacro telo  , fu concordato per proteggere la Sindone dai continui bombardamenti  della guerra. In realtà la vera ragione si seppe soltanto in seguito ed era per nasconderla al Fuhrer che sembrerebbe fosse ossessionato dal reperire oggetti collegati alla figura di Cristo.

L’Occultismo, Astrologia, Mistica esoterica e alchimia, si intrecciano per dar vita ad una trama fitta di ideali che hanno portato alla creazione di una vera e propria Filosofia; ricca di simboli, di poteri occulti e di rituali pagani, che secondo Hitler, avrebbero fatto in modo di perpetuare il reich e innalzarlo alla gloria eterna.
E così Hitler e i suoi gerarchi si riunivano in particolari luoghi della Germania destinati a tali culti, dove si svolgevano riti propiziatori che li avrebbero portati alla potenza eterna.

Questo spiega la forsennata ricerca della lancia di Longino o il mitico Santo Graal, delle cui ricerche fu incaricato il colonnello delle S.S Otto Rahn (questo timore fu palesato per iscritto nel Bollettino Diocesano del 1939 dal cardinale Maurilio Fossati, all’epoca dei fatti arcivescovo di Torino). Nel 1938 il Fuhrer venne in visita in Italia e i suoi gerarchi fecero insolite ed insistenti domande sulla Sindone, lasciando trapelare le mire personali del capo del Terzo Reich.

I Savoia avevano acquistato nel 1453 da Marguerite de Charny – che l’aveva ereditata dalla sua famiglia, feudatari di Liery, nel sud della Francia – il prezioso telo che, secondo la tradizione cattolica, sarebbe stato usato per avvolgere il corpo di Gesù nel sepolcro.

 

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L’allora sostituto della Segreteria di Stato Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI, inviò un telegramma all’abate Giuseppe Ramiro Marcone nel quale lo invitava a recarsi a Roma per parlare con il segretario di Stato cardinale Luigi Maglione. Nel corso dell’incontro apprese il desiderio del re di far custodire a Montevergine la preziosa reliquia. Il 25 settembre del 1939 fu prelevata da Torino e portata in auto, senza scorta militare, ma sotto la vigilanza di monsignor Paolo Busa, primo cappellano e suo custode a Torino. Fu nascosta sotto l’altare del coretto da notte. Tutto si svolse in grandissimo segreto: erano al corrente della cosa il vicario don Anselmo Tranfaglia (poi abate dal 1952), il “superiore invernale” del Santuario ed il “padre sacrista”, i quali, in caso d’incursione aeree, avrebbero dovuto portare la reliquia nella più protetta galleria sotterranea che univa il monastero al cosiddetto Ospizio nuovo.

Nel corso di una perquisizione del 1943 ad opera di soldati tedeschi, i monaci si ritirarono per pregare dove era custodita la Sindone. Un ufficiale, vedendoli in meditazione, ordinò di non disturbare e ciò evitò di scoprirla. Fu riconsegnata il 29 ottobre 1946, quando la monarchia non c’era più, ma su disposizioni che Sua Maestà Umberto II di Savoia aveva dato il 10 di giugno, ultimo suo giorno di regno effettivo. Da allora la reliquia è conservata a Torino.