Grida di dolore per il dramma che sta avvenendo senza che nessuno interviene

È il dramma nel dramma, perché nessuno fa qualcosa per fermare questo scempio inaudito che si sta consumando tragicamente. Ancora sangue  innocente scorre e macchia le coscienze di coloro che non fanno nulla per fermarlo. 

Questo è il grido di dolore di un Vescovo per la sua città e per la sua gente. Mons. Battaglia, lancia un appello, chiedendo aiuto anche alle istituzioni che, fino ad adesso, non hanno ascoltato.

golfo di napoli
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Una città che si macchia di sangue

Stanno uccidendo Napoli”: è con queste parole forti ma decise che l’Arcivescovo Metropolita di Napoli, Monsignor Battaglia, urla e scrive un messaggio a tutti, sacerdoti, fedeli e istituzioni, perché si ponga definitivamente fine alla scia di sangue che sta macchiando, ancora una volta, la città.

Davanti all’omicidio, solo ultimo in ordine temporale, di un giovane 23enne incensurato a Ponticelli, nella periferia Est della città, la cui colpa era solo quella di essere un figlio illegittimo di un boss, non si può più tacere e stare con le mani in mano: Sotto la croce della nostra città dobbiamo più che mai quest’oggi, insieme e senza distinzione di fede, politica, ruolo sociale ed istituzionale, stare in piedi, evitando di sdraiarci supini in attesa che qualcosa cambi da sola e di sederci, rassegnati e assuefatti a veder morire Napoli! Stanno uccidendo Napoli!”.

Il grido di dolore dell’Arcivescovo Battaglia

Tuona il Vescovo, e lo fa contro chi, finora non ha fatto nulla, lasciando la legalità sola nelle mani delle associazioni, delle scuole, delle parrocchie, unici presidi per salvare i più giovani e non solo da una vita che non sarebbe quella adatta a loro. Uccidere Napoli a che scopo? Un grido che non può passare inosservato.

La sta uccidendo la camorra e il malaffare, con la violenza e la crudeltà di coloro che hanno dimenticato di essere umani! La sta uccidendo l’indifferenza di coloro che si voltano dall’altra parte, credendo di poter stare tranquilli, non immischiandosi e non prendendo posizione! La sta uccidendo la scarsa attenzione della politica, nazionale e locale, che pare essersi abituata al sangue versato in terra partenopea, considerandola alla stregua di un paese in guerra!” – scrive a gran voce, l’Arcivescovo.

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Monsignor Domenico Battaglia – photo web source

“Agli uomini di camorra dico: convertitevi!”

Un grido simile a quello che Giovanni Paolo II, nella piana di Agrigento, rivolse ai mafiosi dopo le stragi. Così Monsignor Battaglia rivolge il suo appello a chi macchia di sangue innocente la città: “[…] Agli uomini di camorra, ai corrotti e ai collusi con la criminalità dico: ritornate ad essere umani! Convertitevi! Il vostro Vescovo non si tirerà indietro nell’accogliere e accompagnare i passi della conversione e la rinascita umana di coloro che ascolteranno la propria coscienza e la parola del Vangelo, deponendo le armi, e intraprendendo percorsi di collaborazione con la giustizia!”.

Il dolore e la sofferenza di quelle madri che, ogni giorno, vedono i loro figli uccisi o nelle mani della camorra: Alle tante madri di Napoli, soprattutto a coloro che vivono in quartieri e situazioni familiari difficili dico: siate strumento di conversione per i vostri figli, aiutate le vostre famiglie a ravvedersi, siate nuovamente grembo che genera vita e non complici di percorsi di morte!” –  scrive Battaglia.

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L’appello di esser vicino ai giovani

Ma il suo grido non è solo di dolore, ma anche di speranza, per una città che non può e non deve morire così: “Ora ancor di più avverto l’urgenza di concretizzare al più presto il Patto Educativo per la Città […] I ragazzi e i giovani di Napoli non possono essere destinatari passivi di un cambiamento ma devono divenirne i protagonisti […]

vicoli di napoli
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Stanno uccidendo Napoli, e noi non possiamo stare a guardare dalla finestra: ognuno si senta interpellato dal grido della città, ognuno dia il proprio contributo alla vita della comunità, ognuno sia per le nuove generazioni un segno di resurrezione, camminando insieme al fiume di vita e di speranza che non ha mai smesso di attraversare Napoli e la cui pacifica esondazione potrebbe lavare il sangue versato e fecondare nuove primavere sociali!” – conclude.

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