Grazie a Dio non ho ucciso mia figlia

 

Come si fa a non pensare alle migliaia di vite che vengono soppresse ogni giorno dall’egoismo degli uomini, di quei frutti del cielo che quotidianamente vengono rinnegati per amore di una falsa libertà. Ora et Labora è un’associazione umanitaria che quotidianamente combatte contro l’atroce pratica dell’aborto, il suo impegno davanti all’ospedale civile di Brescia è costante ed è proprio in quel luogo di morte ed inganno che uno dei suoi portavoce ha raccolto una delle più belle testimonianze in favore della vita mai sentite.

 

Una madre usciva dall’ospedale con la sua bimba di nove mesi in braccio, fermata da uno dei volontari si è complimentata per l’impegno profuso ed ha voluto condividere la sua scelta di vita. Un anno fa questa madre coraggiosa ha appreso di essere incinta, la sua gioia era incontenibile e come prima cosa voleva condividerla con il padre della creatura. Questo, però, non si è mostrato entusiasta, probabilmente non si sentiva in grado di affrontate una responsabilità del genere o semplicemente nutriva dubbi sul rapporto con la madre, fatto sta che chiese alla donna di abortire con insistenza.

 

La donna che sentiva una vita dentro di se non voleva assolutamente cedere alle richieste del compagno ed un giorno gli disse che se lui non si sentiva in grado di badare ad una figlia, lei avrebbe portato avanti la gravidanza da sola. L’uomo si convinse a rimanere e nel frattempo la bambina cresceva dentro la madre donandole una gioia immensa, poi però, al settimo mese, si è presentata una complicanza che ha costretto i medici ad operare un parto cesareo d’urgenza, tutto andò per il meglio la bambina era bella e sembrava sana.

 

La coppia estasiata dal miracolo della vita aveva trovato un attimo di serenità, un attimo appunto, perché il mese successivo si accorsero che la bambina aveva difficoltà a mangiare e che conseguentemente non cresceva ne aumentava di peso, tra i due nacquero frequenti litigi con l’uomo che accusava la compagna di non essere in grado di fare la madre. La piccola venne portata in ospedale ma i medici non riscontrarono alcuna patologia e la rimandarono a casa.

 

Il mese successivo la piccola contrasse una polmonite fu l’occasione per la rottura definitiva della coppia (la madre persuasa che lui non fosse l’uomo giusto per la sua vita e per quella della piccola decise di continuare a crescerla da sola), le cure fecero guarire la bambina, ma gli esami evidenziarono i sintomi di una malattia più grave: sindrome di Prader Willi o SMA1, una malattia genetica a causa della quale la bambina potrebbe morire nel giro di qualche anno.

 

Sarebbe stata una notizia terrificante per qualsiasi madre, ma non per lei che tutt’ora è persuasa a portare avanti la sua battaglia per la vita, d’altronde le stime dei medici non sono sicure ci sono anche possibilità che la piccola cresca ed abbia una vita soddisfacente.

 

Questa storia insegna il valore della vita, una madre si è opposta con tutte le sue forze a quello che è un omicidio legalizzato e nonostante le difficoltà che in questi nove mesi di vita ha riscontrato la piccola non ha mai perso la speranza, perché la nascita è un dono ed i figli hanno il potere di cambiare la nostra vita.