Il grazie del Papa ai Neocatecumenali in missione: col cuore vengo con v

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Uniti come figli alla Chiesa, lontani dalla gloria del mondo, rispettosi dei “semi di grazia” che lo Spirito ha sparso in altre culture. Sono i tre aspetti principali che Papa Francesco ha messo in risalto nel discorso rivolto alla folta comunità del Cammino Neocatecumenale, circa 7 mila persone, incontrata in Aula Paolo VI. Il Papa ha consegnato la croce missionaria a circa 270 famiglie che partiranno per 56 missio ad gentes in tutti e cinque i continenti dicendo “con il cuore sono con voi”. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Tre parole come un sigillo: unità, gloria, mondo. Tre parole come un “passaporto” consegnato dal Papa ai duemila missionari del Cammino Neocatecumenale – tantissimi mamme e papà e i loro 1.500 figli – che presto si dissemineranno ovunque: 14 missio ad gentes in Asia, 30 in Europa, 6 in Africa, 4 in Oceania e 2 in America.

Umiltà, via maestra
Il colpo d’occhio dell’Aula Paolo VI gremita è notevole ma il picco di quello che uno degli iniziatori del Cammino, Kiko Argüello, chiama lo “spettacolo” delle famiglie missionarie lo si tocca quando i singoli nuclei si alzano in piedi non appena viene enunciata la loro destinazione. “Benedico il Signore per questo”, dice poco dopo tra gli applausi Francesco, il quale avverte subito di un rischio. Il demonio, afferma, può tentarci e “farci credere” che siamo “magari migliori degli altri”, tentazione che può insinuarsi “anche nei carismi più belli”:

“Ogni carisma è una grazia di Dio per accrescere la comunione. Ma il carisma può deteriorarsi quando ci si chiude o ci si vanta, quando ci si vuole distinguere dagli altri. Perciò bisogna custodirlo. Custodite il vostro carisma. Come? Seguendo la via maestra: l’unità umile e obbediente”.

Fondati come Chiesa
“La comunione è essenziale”, ribadisce Francesco, e va vissuta con la consapevolezza che “la Chiesa è la nostra Madre”, con la quale i figli hanno “somiglianza”:

“Dopo il Battesimo non viviamo più come individui isolati, ma siamo diventati uomini e donne di comunione, chiamati ad essere operatori di comunione nel mondo. Perché Gesù non solo ha fondato la Chiesa per noi, ma ha fondato noi come Chiesa. La Chiesa non è uno strumento per noi: noi siamo Chiesa (…) Anche l’istituzione è infatti un carisma, perché affonda le radici nella stessa sorgente, che è lo Spirito Santo”.

La gloria paradossale
La seconda parola affidata dal Papa al Cammino Neocatecumenale è “gloria”, quella del Vangelo opposta – ricorda Francesco – alla fama che il mondo attribuisce a chi gode di ammirazione e importanza:

“È una gloria paradossale: senza fragore, senza guadagno e senza applausi. Ma solo questa gloria rende il Vangelo fecondo. Così anche la Madre Chiesa è feconda quando imita l’amore misericordioso di Dio, che si propone e mai si impone (…) Chi annuncia l’amore non può che farlo con lo stesso stile d’amore”.

Seminate la buona notizia
Dunque, non la “mondanità” – che anzi Dio “detesta”, rimarca il Papa – piuttosto il “mondo” che il Padre ama. “Mondo” è la terza parola con la quale Francesco si sofferma in particolare sul compito – non facile, riconosce, sofferto ma fatto “per amore” – che ora attende le famiglie missionarie:

“Considerate un dono le realtà che incontrerete; familiarizzate con le culture, le lingue e gli usi locali, rispettandoli e riconoscendo i semi di grazia che lo Spirito ha già sparso. Senza cedere alla tentazione di trapiantare modelli acquisiti, seminate  (…) la buona notizia che deve sempre tornare, altrimenti la fede rischia di diventare una dottrina fredda e senza vita”.

Col cuore sono con voi
Le ultime parole a braccio di Francesco sono di affettuosa riconoscenza a nome suo e della Chiesa  per la generosità dei missionari:

“Vi accompagno e vi incoraggio (…) Io rimango qui, ma col cuore vado con voi”.

fonte: radiovaticana