Secondo quanto si apprende da un articolo di approfondimento pubblicato sul quotidiano britannico ‘Times’, il motore di ricerca più diffuso al mondo (Google) indirizzerebbe i giovani che cercano informazioni sul suicidio a chat in cui i componenti incoraggiano a compiere il gesto estremo. Il quotidiano ha pubblicato un approfondito ed esauriente rapporto frutto di ricerche sul browser. Dopo aver ottenuto simili risultati il quotidiano avrebbe condiviso innanzitutto il rapporto con Google stesso, ma questo, secondo quanto riferito nell’articolo, non ha portato ad alcuna modifica degli algoritmi e nemmeno ad una risposta: “Non è cambiato nulla in quello che viene proposto online”.
Nelle chat in questione si parla diffusamente del suicidio, dei metodi per realizzarlo, ci sono video e foto esplicite e viene persino pubblicizzato un libro, acquistabile su Amazon, in cui viene spiegato come procurarsi medicinali potenzialmente letali. La problematica in realtà non è nuova e della facilità di reperire informazioni sul suicidio ha parlato persino il governo britannico dopo la presentazione di un report a riguardo del deputato conservatore Grant Shapps.
Il deputato del partito Tory ha chiesto che ci sia un maggiore controllo dei browser su internet per evitare che gli adolescenti possano pervenire ad informazioni potenzialmente pericolose. Secondo il rapporto consegnato al governo da Shapps, sono ben 8 le parole chiave che portano come risultati principali (a partire dal secondo risultato) delle chat in cui si incoraggia al suicidio. Nello stesso rapporto vengono riportati i risultati di uno studio dell’Università di Bristol in cui si dimostra che l’8% delle persone ricoverate in ospedale per tentato suicidio hanno prima consultato materiale a riguardo sul web, una statistica che sale al 12% nella fascia di età compresa tra i 16 ed i 24 anni.
Luca Scapatello
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