Gli Stati generali della bioetica in Francia

Stati generali della Bioetica in Francia
Bioetica

Da alcuni mesi in Francia si parla di bioetica più o meno ovunque. Nel parlamento certo, ma anche nelle università, nei centri culturali, nelle parrocchie e nelle stesse piazze, piuttosto mobilitate in un senso o in un altro.

Il 27 novembre 2017 il Ministero francese della salute, presieduto dall’ematologa Agnès Buzyn, ha emesso una nota ufficiale, in cui invitava i cittadini e i parlamentari, gli studiosi e gli intellettuali, ad un “processo di revisione” delle leggi bioetiche finora in vigore. Con un linguaggio e una logica che richiamano da vicino i dibattiti popolari dei tempi della rivoluzione francese (1789 e seguenti), il ministro ha sancito di “associare i cittadini” ai cosiddetti “Stati generali della bioetica” del 2018.

I temi proposti al pubblico dibattito, in vista di nuove normative di fondo, sarebbero questi: la ricerca sugli embrioni, l’esame genetico del genoma umano, la questione dei trapianti e della vendita di organi, l’impulso delle neuroscienze, la robotizzazione in campo medico e l’intelligenza artificiale, la procreazione assistita (con l’utero in affitto e la vendita di sperma), l’eutanasia e il suicidio assistito.

Molti temi appaiono subito come straordinariamente complessi e toccano evidentemente ambiti sia scientifici, che etici e politici. Si pensi alle cosiddette banche del seme, in cui qualunque uomo in teoria potrebbe depositare (magari dietro lauto compenso) ciò che permetterebbe a una coppia sterile, a una coppia lesbo o ad una donna single di avere (acquisire?) un figlio. Senza evidentemente il parere del futuro figlio stesso… Basterebbe un tema del genere a far polemizzare duramente ed eternamente un politico, un dirigente ospedaliero, una militante femminista e un teologo non (troppo) aggiornato!

Praticamente tutte le regioni francesi hanno organizzato degli incontri-dibattiti cercando, ove più ove meno, di far sentire la propria voce ai cittadini di tendenza opposta. Non sono stati esclusi, per una volta, gli ambienti pro life e quelli della Manif pour tous guidati dalla battagliera Ludovine de la Rochère.

Oltre alle incalcolabili conferenze più o meno private o esclusive, la Manif pour tous ha contato oltre 100 incontri ufficiali, in cui sono intervenuti almeno 210 esperti, scelti principalmente tra medici (in larga parte), sociologi, antropologi, filosofi, bioeticisti e giuristi.

Internet è stato il mezzo privilegiato di questi Stati generali, e molte regioni, a partire dall’Ile-de-France, la regione di Parigi, hanno messo sul web dei questionari liberi per i cittadini in cui si dà la possibilità di esprimere il proprio punto di vista e si indicano i luoghi e le date per gli incontri accreditati dal Ministero.

L’algido e indefinibile presidente Emmanuel Macron, ha dichiarato ripetutamente di dare molta importanza a questi dibattiti per la connotazione di “democrazia diretta” che contengono, anche se poi saranno gli esperti del Ministero e le autorità a fare le sintesi finali, previste per la fine del prossimo aprile.

Che dire sulla questione di fondo? Secondo noi, è pericoloso il fatto di far credere o di dare per scontato che la verità esca fuori tranquillamente dal semplice confronto delle parti. Si tratta, a ben vedere, della stessa discutibile logica che portò un giorno, proprio sulle questioni della bioetica, l’allora presidente spagnolo Luis Zapatero, emblema del progressismo cosmico, a dichiarare che “la verità è ciò che decide la maggioranza”!!

In realtà, proprio la società di oggi ci insegna questo: le maggioranze sono regolarmente controllate, formattate ed eterodirette da minoranze ricche, potenti e manipolatrici. Non è vero poi che il dialogo e il dibattito portino automaticamente alla scoperta della verità, né ad un accordo pacifico tra i dialoganti. Se non c’è un terreno comune d’intesa, tutto è destinato a divaricarsi nella società: come l’aborto che per alcuni è un delitto, e per altri un diritto!

Un libro recente, si propone di smontare l’alone di infallibilità che ricopre da almeno due secoli lo stesso sistema democratico – fondato in teoria sul consenso popolare – e ciò dal punto di vista logico-matematico-filosofico. Nonostante le fissazioni anti-cristiane dell’autore, il libro in riferimento all’idea assurda che la maggioranza ci dia automaticamente la risposta migliore su tutto, si mostra interessante e fruibile (cf. Piergiorgio Odifreddi, La democrazia non esiste. Critica matematica della ragione politica, Rizzoli, 2018).

D’altra parte, la storia insegna che – nel bene e nel male – furono costantemente delle minoranze lucide e tenaci ad imporsi nelle conquiste scientifiche, nelle rivoluzioni politiche, nella diffusione delle idee e nella formazione di nuove inattese visioni del mondo.

Il problema non è solo teorico, ma sempre attuale e dibattuto. Se la maggioranza di un popolo dato, esalta Mussolini o Stalin, Grillo o Salvini i medesimi propagandisti dei “dibattiti di società” (nuova edizione dei club giacobini del ‘700), ci dicono senza tema di contraddizione che il popolo deve essere guidato, che non sa ragionare, che vota di stomaco e coi nervi, che manca di riflessione e di cultura, etc.

Non che appaiano più affidabili le attuali élite cosmopolite, spessissimo in conflitto di interessi coi loro capitali sparsi nelle varie banche del pianeta… Di sicuro, si è perso quel senso comune che un tempo univa grosso modo i popoli d’Europa al di là dei tanti steccati messi dalla politica e dalle ideologie.

Le questioni trattate in questi Stati generali in corso nella confinante Francia restano, malgrado tutto il male che si può dire su queste modalità, centrali e decisive anche per noi italiani e per tutti gli uomini del XXI secolo. Tutti avvertono che siamo ad un punto di svolta epocale, ma mancano forse i veri profeti e coloro che riescano a fare la sintesi tra le nuove possibilità scientifiche e le loro conseguenze etiche e antropologiche (per farsi un’idea si veda Stanley Jaki, I fondamenti etici della bioetica, Fede e Cultura, 2012).

Un punto chiave dei dibattiti francesi è questo: deve prevalere il diritto al figlio (come crede la sinistra, con varie articolazioni al suo interno) o il diritto del figlio (come sostengono in generale i cattolici e gli altri cristiani, le destre e i conservatori)?

Un altro memento forte delle discussioni è la liceità della vendita del corpo umano (o di alcune sue parti, come gli organi non vitali), anzitutto con il cosiddetto utero in affitto. Non sono poche le femministe, esibizioniste e chiassose anche in Francia, che pur sostenendo l’aborto, le nozze gay con adozione e altre discutibili prassi introdotte ormai in mezza Europa, si schierano però coi ‘reazionari’ circa la GPA (Géstation pour autrui), cioè la procreazione in vista di cedere-vendere il neonato ad altri.

Queste polarizzazioni sono alcuni dei momenti chiave dei dibattiti in corso e vedremo presto in che senso si muoverà il legislatore francese e i suoi ministri.

Una cosa per noi è chiara come la luce del sole: la tradizione cristiana, sorta ad illuminar le genti quasi 2000 anni fa, ha il patrimonio etico e dottrinale più denso, più corposo e più coerente per affrontare le non facili sfide della post-modernità. Nelle epoche di passaggio e di caos generale, urge riprendere il cammino della Tradizione, senza fare irragionevoli balzi in avanti, nelle tenebre dell’ignoto e dell’insondabile.

Fabrizio Cannone