Giovanni Paolo II tuonò contro gli assassini di Rosario Livatino – Video

Ricorre il 30° anniversario della morte del magistrato Rosario Livatino, per Giovanni Paolo II “un martire della giustizia e indirettamente della fede”.
Giovanni Paolo II condanna pubblicamente la mafia
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Era il 21 settembre 1990 quando Livatino si stava recando in auto, come sempre senza scorta, al lavoro in Tribunale ad Agrigento.  
A un tratto venne speronato e poi assassinato in modo spietato, da quattro uomini della Stidda, una delle organizzazioni mafiose siciliane.

Rosario Livatino: quel tragico 21 settembre 1990

Rosario Livatino entrò in magistratura nel 1978. Dal 1979 al 1989 coprì il ruolo di sostituto procuratore, per poi diventare giudice. Il 21 settembre 1990, ore 8.30 sulla strada tra Agrigento e Caltanissetta il giudice Rosario Livatino veniva ucciso in un agguato di mafia. Un agguato particolarmente crudele perchè il giovane magistrato tentò di fuggire a piedi, ma venne raggiunto e freddato a colpi di pistola senza pietà. Aveva solo 37 anni.

Livatino, infatti, si era occupato di delicatissime inchieste sulla criminalità organizzata agrigentina ma anche della prima “tangentopoli siciliana”. Killer e mandanti mafiosi sono stati individuati e condannati, grazie soprattutto alla coraggiosa, precisa e dettagliata testimonianza di Pietro Nava, agente di commercio di Lecco che transitava in quel momento. Da allora, lui e la sua famiglia hanno dovuto cambiare identità e vivono in incognito in una località protetta.

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La causa di beatificazione

Nel 1993 il vescovo di Agrigento, Carmelo Ferraro, ha incaricato Ida Abate, che del giudice fu insegnante, di raccogliere testimonianze per la causa di beatificazione. Il 19 luglio 2011 è stato firmato dall’arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, il decreto per l’avvio del processo diocesano di beatificazione, aperto ufficialmente il 21 settembre 2011 nella chiesa di San Domenico di Canicattì.

Giovanni Paolo II condanna la mafia – Agrigento, 9 maggio 1993

Papa Giovanni Paolo II’ dopo aver incontrato in maniera privata Rosalia Corbo e Vincenzo Livatino, anziani genitori del piccolo giudice, rimase profondamente turbato. Il suo turbamento si sarebbe trasformato di lì a poco nella condanna contro la mafia. Quel “grido di dolore pubblico”, come ebbe Lui stesso a definirlo durante un’udienza pubblica a Roma in cui ha ricordato il suo appello nella Valle dei Templi.

Ecco il testo dei passaggi più importanti in memoria di Livatino:

“Che sia concordia! Dio ha detto una volta: non uccidere!
Non può l’uomo, qualsiasi uomo, qualsiasi umana agglomerazione… mafia, non può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio!”

“Questo popolo, popolo siciliano, talmente attaccato alla vita, popolo che ama la vita, che dà la vita, non può vivere sempre sotto la pressione di una civilta contraria, civiltà della morte!”

“Nel nome di questo Cristo crocifisso e risorto, di questo Cristo che è vita, via, verità e vita.Lo dico ai responsabili: convertitevi! Una volta, un giorno, verrà il giudizio di Dio!”

Parole dettate dal cuore e dalla passione di un grande uomo, un grande comunicatore, un grande pontefice oggi santo. La testimonianza di vita del giudice Rosario Angelo Livatino parla ai giovani e alle coscienze. Ancora oggi dopo tanti anni dal suo assassinio, più di quanto non fece in vita con le sue sentenze ed il quotidiano agire.

Fonte: www.livatino.it

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Simona Amabene

 

 

 

 

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