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Gesù ci fa liberi ma attende il nostro sì.

Gesù è Maestro perché è verità. Egli è la via ed è la vita: è la via verso la pienezza della vita ed è questa stessa pienezza che è verità. La verità di Dio e la verità dell’uomo ed insieme la verità profondissima e reale della relazione dell’uomo con Dio, di quella relazione in cui è tutta intera la nostra salvezza, verso cui è proteso tutto il nostro essere e in cui è la sorgente e il compimento di ciò che noi siamo. In questo senso Gesù è Maestro in modo singolarissimo e unico: uno solo è il nostro Maestro. Egli non è solo davanti a noi ma anche dentro di noi  : è il Maestro interiore di cui parla Agostino, più intimo a noi di noi stessi nel suo svelarci il segreto del nostro cuore, l’altissima vocazione in cui posta la nostra identità e la possibilità di un’autentica realizzazione dell’umano.
Come aveva già affermato la Gaudium et spes e come ribadiscono oggi gli Orientamenti pastorali, “Cristo (…) proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore, svela anche pienamente l’uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione, che è essenzialmente chiamata alla santità, ossia alla perfezione dell’amore”
Si coglie qui pienamente il rapporto tra Cristo Maestro e Verità con il tema dell’educazione e con le indicazioni del documento dei Vescovi. “L’educazione è quel rapporto che aiuta ciascuno a costruire la propria identità come vocazione e a scegliere la propria vocazione come volto della propria identità”. E se “l’identità dell’uomo ha la forma di una vocazione, il suo raggiungimento è impensabile e inarrivabile a partire dall’uomo. Può essere attuato, però, solo dalla libertà dell’uomo”
Il binomio identità-vocazione appare così strettamente congiunto al nesso tra verità e libertà. Se la Verità ci rende profondamente, effettivamente liberi, essa non vuole imporsi all’uomo, ma gli chiede piuttosto di essere colta e accolta nella libertà, nella fiducia consapevole, nell’adesione gioiosa, attraverso quel “grande sì” di cui ha parlato Benedetto XVI. “Ci mettiamo ancora una volta alla scuola di Gesù, affermano infatti gli Orientamenti (…). Lo facciamo con grande fiducia, perché sappiamo che è il Maestro buono”
Non va dimenticato, inoltre, che Cristo è Verità perché è in profonda, intima relazione con Dio. Ne consegue che l’educazione non può prescindere dalla relazionalità, dal rapportarsi agli altri uscendo da se stessi, dal dialogo interpersonale, da un “noi” che trascende l’”io”, come la Trinità stessa ci insegna.
Appare di grande rilevanza, poi, quanto affermano gli Orientamenti, riprendendo la Novo Millennio Ineunte, riguardo alla santità, a cui siamo chiamati proprio dalla rivelazione della Verità: “La nostra azione educativa deve riproporre a tutti con convinzione questa ‘misura alta della vita cristiana ordinaria: tutta la vita della comunità ecclesiale e delle famiglie cristiane deve portare in questa direzione’ ”
La Verità, infine, non può essere colta immediatamente. È quindi necessario ricercarla attraverso un cammino inesausto. È un cammino che parte necessariamente da Cristo. “Gesù è per noi non ‘un’ maestro, ma ‘il’ Maestro. La sua autorità, grazie alla presenza dello Spirito, raggiunge il cuore e ci forma interiormente”. È un cammino, però, che si giova anche dell’accompagnamento rispettoso e a un tempo autorevole da parte del singolo educatore, ma soprattutto di una comunità educante, di una Chiesa che si fa discepola del Maestro e annunciatrice della Verità, e che per questo diviene essa stessa maestra avvalendosi anche di ogni strumento che la cultura del tempo offre e favorendo sempre il dialogo tra ricerca di fede ed esercizio della ragione.
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