Gesù a Santa Faustina:Chi non passerà per la porta della Misericordia, passerà per la porta della Giustizia.

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Ecco, io stesso cercherò le mie pecore, le passerò in rassegna, le radunerò, le condurrò … sono verbi che indicano le azioni concrete di Dio a favore degli uomini. Cercare, aver cura, condurre, andar in cerca, ricondurre, fasciare, pascere … sono verbi che mettono sotto i nostri occhi la gamma delle azioni di Dio a favore dell’uomo. Egli non ha esitato a piantare la sua tenda in mezzo agli uomini, ad assumere come loro un corpo mortale, a vivere accanto a loro e come loro, pur di testimoniare fino in fondo il suo amore. A questo stesso stile di Dio per i piccoli, i poveri, i bisognosi, che si fa accoglienza, misericordia, perdono, sostegno, dono di forza … veniamo invitati noi oggi ad operare concretamente per chi ha fame, sete, per chi è forestiero, senza casa, senza vestito, senza salute, o in carcere.
 
v. 31:
Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. È questo il nostro cammino ultimo: arrivare al trono della gloria del Signore Gesù, un trono che si costituirà in modo definitivo per noi: un giorno e sul quale il Signore, dopo il mistero di morte e resurrezione, ormai siede nel seno, nel mistero del Padre per accoglierci e per attirarci a Lui. Un trono di gloria dove le splendore della sua maestà si effonde e raggiunge anche le tenebre delle nostre situazioni, una luce che non sempre ci raggiunge.
Perché la sua luce non penetra nel profondo del nostro cuore? Aprimi gli occhi, Signore, perché veda ciò che si frappone fra me e la tua gloria; dammi coraggio perché possa rimuovere gli ostacoli, gli alibi, la storia, le persone che costituiscono lo schermo tra me e la tua gloria. Sono le squame sugli occhi, sono i veli dell’egoismo, la rigidità del cuore che mi chiude e non mi lascia vedere lo splendore del trono della tua gloria. Lasciami uno spiraglio di questo splendore perché sia luce, sia lampada sui miei passi e:possa indicarmi dove orientare la- mia vita. Perché tutto sia posto sotto il giudizio della tua Parola e possa partecipare al banchetto del tuo regno.
v. 32:
Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre. Separazione: è un motivo presente in Matteo: separazione dei pesci. buoni da quelli cattivi (Mt.13,49); dei commensali con l’abito nuziale da quelli senza. (Mt 22,13); pure le parabole escatologiche (cfr 25,1-13.14-30) terminano con una separazione. In questo caso l’immagine adoperata nella parabola è quella del pastore che, secondo la consueta prassi palestinese, alla sera separa le pecore dalle capre, che pure durante il giorno hanno pascolato insieme. Le capre, infatti, necessitano di un trattamento diverso: di notte hanno bisogno di maggior calore perché il freddo è loro nocivo, mentre le pecore preferiscono rimanere all’aria fresca. Dato il maggior valore delle pecore, il loro colore bianco e l’abituale uso metaforico, esse diventano il simbolo dei giusti e, sempre secondo un criterio simbolico convenzionale, sono collocate a destra. La scena pastorale serve soprattutto a presentare il Messia come il Pastore, titolo comune in Oriente, per qualificare i capi delle nazioni e i grandi condottieri.
Verranno radunati tutti i popoli: saremo riuniti davanti a Lui, davanti al suo trono di gloria. Ma dov’è il trono della gloria di Dio? Nei cieli? Nella fantasia? Non è piuttosto nel profondo del nostro cuore? Questo trono (il cuore) che è stato adibito a mille mansioni, che è stato usufruito in mille modi… come un mobile su cui appoggiare tante cose. Un trono, un cuore che è il bazar da liberare e trasformare in tempio in cui non ci siano i venditori ambulanti: un cuore nel quale il Padre e lo Spirito possano costruire la casa di preghiera, la loro dimora come Re.
Con questo cuore diventato dimora di Dio, trono della sua gloria, possiamo invitare i fratelli a condividere il Regno di Dio.

Perché Cristo dovrebbe dare maggiore risalto nel nostro tempo a una dottrina come quella della Divina Misericordia, che è stata fin dall’inizio parte integrante del patrimonio della Fede, e perché dovrebbe chiedere anche nuove espressioni devozionali e liturgiche di tale dottrina?

Nelle Sue rivelazioni a Santa Faustina Gesù risponde a questa domanda quando la mette in relazione a un’altra dottrina, anche questa talvolta poco considerata, quella della Sua Seconda Venuta.

Nel Vangelo il Signore ci mostra che la Sua Prima Venuta avvenne nell’umiltà, come Servo, per liberare il mondo dal peccato.

Tuttavia, Egli promette di ritornare nella gloria per giudicare il mondo in virtù dell’amore, come Lui chiarisce nei sui discorsi sul Regno, in Matteo capitoli 13 e 25. Fra queste due Venute abbiamo gli ultimi tempi, o epoca della Chiesa, in cui la Chiesa amministra la riconciliazione nel mondo fino al grande e terribile Giorno del Signore, il Giorno della Giustizia.

Ogni cattolico dovrebbe avere maggiore familiarità con gli insegnamenti della Chiesa in questo campo, spiegati nel Catechismo della Chiesa Cattolica, nei paragrafi dal 668 al 679. Solo nel contesto della rivelazione pubblica, come ci viene insegnata dal Magistero, possiamo collocare le parole della rivelazione privata data a Suor Faustina:

Preparerai il mondo alla Mia ultima venuta.” (Diario p.177)

…parla al mondo della Mia Misericordia…Questo è un segno per gli ultimi tempi, dopo i quali arriverà il Giorno della Giustizia. Fintanto che c’è tempo ricorrano alla sorgente della Mia Misericordia…” (Diario p.309)

…parla alle anime di questa Mia grande Misericordia, poiché è vicino il giorno terribile, il giorno della Mia giustizia.” (Diario p.345)

“...prolungo loro [ai peccatori; N.d.R.] il tempo della Misericordia, ma guai a loro, se non riconosceranno il tempo della Mia venuta.” (Diario p.394)

Prima del giorno della giustizia mando il giorno della Misericordia.” (Diario p.522)

Chi non vuole passare attraverso la porta della misericordia, deve passare attraverso la porta della Mia giustizia.” (Diario p.390)

In aggiunta a queste parole di Nostro Signore, Suor Faustina ci dà le Parole della Madre di Misericordia, la Madonna:

…tu devi parlare al mondo della Sua grande Misericordia e preparare il mondo alla Sua seconda venuta. Egli verrà non come Salvatore misericordioso, ma come Giudice Giusto. Oh, quel giorno sarà tremendo! E’ stato stabilito il giorno della giustizia, il giorno dell’ira di Dio davanti al quale tremano gli angeli. Parla alle anime di questa grande Misericordia, fino a quando dura il tempo della pietà.” (Diario p.248)

E’ evidente che, come per il messaggio di Fatima, l’urgenza che qui viene sottolineata è l’urgenza del Vangelo, “pentitevi e credete”. Il tempo esatto è quello del Signore.

Tuttavia, è anche evidente che abbiamo raggiunto una fase critica degli ultimi tempi che hanno avuto inizio con la nascita della Chiesa. A questo aspetto Papa Giovanni Paolo II ha fatto riferimento nel 1982 durante la consacrazione del Santuario dell’Amore Misericordioso (a Collevalenza, in Italia), quando parlò del “particolare compito” assegnatogli da Dio “nella situazione contemporanea dell’uomo nella Chiesa e nel mondo”. [cfr. “Il culto della divina misericordia“; N.d.R.]

Nella sua Enciclica sul Padre egli ci esorta “a implorare in questa ora della storia la misericordia di Dio per l’umanità…a implorarla in questa difficile, critica fase della storia della Chiesa e del mondo, mentre ci avviamo al termine del secondo Millennio.” (Dives in Misericordia, 15)