Genitore si oppone alla pornografia a scuola, viene arrestato.. Ma dove siamo arrivati

 

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Gilford, New Hampshire. Un padre, William Bear, scopre che uno dei libri di lettura dati a scuola alla figlia quattordicenne contiene descrizioni accurate, minuziose, praticamente letteratura pornografica.

Allibito dalla linea adottata dall’istituto scolastico, chiede immediatamente un incontro al preside per chiedere ragione di queste scelte assieme agli altri genitori. L’appuntamento viene concesso lunedì scorso e, oltre al Preside, ai docenti ed ai genitori, era presente anche un ufficiale di polizia.

Inizia il dibattito ed a ciascun intervenuto viene concesso un tempo massimo di due minuti per esporre le proprie posizioni. Anche Bear prende la parola per spiegare come testi analoghi siano assolutamente inadatti alla giovane età degli alunni e comunque inappropriata per il contesto scolastico. La pornografia certamente non è un qualcosa di cui usufruire, soprattutto se viene proposta come materia di studio dai docenti. Semplice buonsenso nelle parole del padre della quattordicenne.

Quando un altro genitore sostiene invece la tesi inversa, dichiarando che i temi affrontati nel romanzo Nineteen Minutes di Jodi Picoult –che, va da sé, non comprende esclusivamente scene come quelle sopra descritte- sono di stretta attualità e, quindi, da sottoporrei ai ragazzi. A quel punto Bear avrebbe voluto instaurare un contraddittorio ma viene immediatamente interrotto ed accusato di non mostrare considerazione per la libertà di pensiero, frase a cui il padre ha risposto con un categorico “Io rispetto mia figlia”.

È in questo contesto che accade l’impensabile: il poliziotto intima a Bear di lasciare l’aula, lui risponde con un “Perché non mi arresta?” sottolineando di fatto l’assurdità di una gestione siffatta di una riunione di confronto tra genitori e docenti. Assurdità che raggiunge livelli altissimi alla reazione dell’agente che, in barba a tutto, lo arresta davvero.

Sembrerebbe tutto un film, un’invenzione nella migliore delle ipotesi ma gli accadimenti sono andati così come descritti e vi è anche una prova documentale molto importante: la conduzione della riunione sino all’arresto è contenuta in un video pubblicato su youtube da un amico di Bear, filmato che è stato visionato anche dalla figlia dell’uomo la quale ha reagito con una più che comprensibile chiusura nei confronti dell’istituzione scolastica: “Avete fatto arrestare mio padre per non aver rispettato la regola dei due minuti. Non mi fido più di voi.”

La situazione giudiziaria di Bear ora è al vaglio: l’uomo presenterà ricorso per il provvedimento di fermo appellandosi al primo emendamento della Costituzione sulla libertà d’espressione. Rischia comunque una sanzione di 1200 dollari per “comportamento turbolento”.

Quando nel racconto della realtà dovremo sostituire Gilford con Milano, Venezia o Caserta sarà decisamente troppo tardi. Del resto siamo già sulla “buona strada”: al liceo Giulio Cesare di Roma gira già un romanzo a sfondo pornografico che differenziano a quello dato alla figlia di Bear per il sol fatto che racconta di rapporti sessuali omosessuali. Manca solo l’intervento della polizia per sedare la libertà di pensiero. Ma non disperiamo: per concludere il quadretto e vedere tanti Mario, Gianni, Maria, Francesca… etc… fare la stessa fine dobbiamo solo aspettare l’approvazione della legge Scalfarotto.

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