Gaza: i dati dell’Onu sono di 104 morti e 12.600 feriti

Gaza: i dati dell'Onu sono di 104 morti e 12.600 feriti
Gaza

L’Onu afferma che, dal 30 Marzo ad oggi, 104 palestinesi sono morti (12 erano bambini), mentre 12.600 sono stati feriti.
Tutto questo accade sulla Striscia di Gaza, una terra che non prende pace da decenni e decenni.

Molte delle persone ferite sono mutilati o in gravissime condizioni, tanti i minori tra loro, mentre gli ospedali di Gaza chiedono a tutti donare il sangue.
Sono i militari israeliani a portare avanti questo scempio, mentre il mondo guarda in un’altra direzione.
Solo nella giornata di lunedì scorso, il 14 Maggio, i soldati israeliani hanno ucciso 60 persone, compresi 8 bambini.

In Cisgiordania (accanto alla Striscia di Gaza), in occasione di una manifestazione, durante la quale si “discuteva” la decisione di Trump, che ha voluto spostare (non curante delle conseguenze tragiche e annunciate, che non hanno tardato a realizzarsi) la sede dell’ambasciata Usa a Gerusalemme, 166 Palestinesi, tra cui 4 minori, sono stati feriti.
Ricordiamo che il Diritto Internazionale autorizza l’uso della forza armata, solo per proteggersi, invece, “i militari israeliani hanno ucciso e mutilato manifestanti che non ponevano alcun pericolo per loro”.

Al momento, sulla Striscia di Gaza non c’è corrente elettrica, né benzina, manca l’acqua potabile, nessuno raccoglie i rifiuti, gli ospedali sono pienissimi e le scorte di viveri e medicine finiranno tra poche ore.
Tutte le frontiere sono chiuse, anche se molti feriti avrebbero bisogno di essere trasportati altrove.

Raji Sourani, il Direttore del Palestinian Centre for Human Rights, scrive: “Siamo dalla parte giusta della Storia. Non abbandoneremo. Dignità e libertà sono troppo preziose per essere compromesse. Siamo le pietre della valle e nessuna forza o potere potrà portarci via da qui. Fino all’ultimo respiro noi resisteremo. Pace e amore da Gaza”.
E noi, che intanto preghiamo perché la pace venga presto, ci chiediamo il motivo di tanta assurda violenza. Ma la nostra domanda è troppo antica e, quasi, ha perso la speranza di avere una risposta.

Antonlla Sanicanti