“Fu crocifisso, morì e fu sepolto”

“Fu crocifisso, morì e fu sepolto”
Cristo in croce

“Fu crocifisso, morì e fu sepolto”.
Questa espressione, che ripetiamo nel nostro Credo, esprime la discesa di Cristo agli inferi, dopo la sua morte.
Prima che Cristo venisse sulla terra a compiere la sua opera, i popoli avevano un’ idea imprecisa di cosa sarebbe successo dopo la morte e se avremmo o meno ri-incontrato i nostri avi.

L’altro dubbio riguardava la possibile salvezza di coloro che erano vissuti prima di Cristo e di quelli che erano morti senza averlo mai conosciuto.
Possiamo affermare che Gesù, quando morì e scese negli inferi, incontrò tutti i defunti, morti prima di lui e che aspettavano la salvezza.
“Andò ad annunziare la salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione” (1Pt 3,19); “infatti è stata annunziata la buona novella anche ai morti, perché pur avendo subìto, perdendo la vita del corpo, la condanna comune a tutti gli uomini, vivano secondo Dio nello Spirito” (1Pt 4,6).

“Dio, nostro salvatore, vuole che tutti gli uomini siano salvati” (1Tm 2,4).
Dunque, dagli inferi, Gesù risorge, insieme a tutti coloro che lo attendevano, in quel luogo, come sottolineava anche Sant’Ignazio di Antiochia: “Disceso da solo agli inferi, Cristo ne è risalito con una moltitudine”.

Per ciò che riguarda, invece, le persone vissute fuori dalla Chiesa e la loro salvezza, facciamo rispondere al professor W. Pannemberg, col suo libro “Il credo e la fede d’oggi”: “Se Dio si è rivelato appena in Gesù, se solo in lui è apparsa la salvezza per l’umanità, che ne sarà allora di tutti gli uomini che vissero prima che apparisse Cristo e che avverrà dei molti che non vennero mai a contatto col messaggio cristiano? (…) Tutti questi uomini sono incorsi nella perdizione? Rimangono esclusi per sempre dall’intimità con Dio, che è stata aperta all’umanità da Cristo? A questi interrogativi la fede cristiana risponde: “no”.

Questo è il senso della formula della discesa di Cristo agli inferi, nella professione di fede. Essa reca in sé questo senso: ciò che in Cristo è stato compiuto per l’umanità, vale anche per gli uomini che non sono mai venuti a contatto con Gesù e col suo messaggio o che non sono mai riusciti realmente a scorgere la verità della sua figura e della sua storia”, anche perché, chi non conosce Cristo si salverà per le opere che compirà, sentendone il richiamo nel proprio cuore.

“Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me”, disse Gesù, riferendosi alla sua “esposizione” sul legno della croce e a cosa avrebbe significato per l’umanità intera.

Antonella Sanicanti