Il Figlio unigenito del Padre è stato concepito nel seno della Vergine Maria, è dunque il Cristo, l’unto dallo Spirito Santo. A questa invocazione, nel testo del Credo, siamo soliti inchinarci. Quando si diffuse tale usanza?
L’usanza dell’inchino alle parole del Credo “fu concepito di Spirito Santo” ha origini molto antiche. Dobbiamo risalire al Basso Medioevo per raggiungere le radici di tale gesto. Alla fine del XII secolo, in un contesto di devozione sempre più grande verso l’umanità di Cristo, concepito per l’appunto come uomo nel seno della Vergine Maria, iniziò a farsi strada l’usanza dell’inchino. Dapprima era solo qualche sacerdote a metterla in atto, poi si diffuse fra tutti i fedeli.
Maria Vergine fu chiamata a concepire Colui nel quale abiterà corporalmente tutta la pienezza della divinità. Lo Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, fu mandato a Santificare il grembo della Vergine, fecondandolo divinamente. Il culto dell’umanità del Signore, diffusosi a macchia d’olio nel Medioevo, portò anche alla francescana rappresentazione del presepio, che ricorda visivamente l’incarnazione del Verbo.
La particolare usanza di inchinarsi si diffuse così rapidamente da diventare presto una prassi abituale quasi ovunque, fino ad entrare, in via ufficiale, nel Messale Romano del 1570. La riforma liturgica ha successivamente sostituito la genuflessione con un inchino profondo, mantenendola poi unicamente nella solennità del Natale e in quella dell’Annunciazione.
Nel 1987, il Santo Pontefice Giovanni Paolo II diceva: “La Chiesa dunque professa e proclama che Gesù Cristo fu concepito e nacque da una figlia di Adamo, discendente da Abramo e da Davide, la Vergine Maria. Il Vangelo secondo Luca precisa che Maria concepì il Figlio di Dio per opera dello Spirito Santo, “non conoscendo uomo” . Maria era dunque Vergine prima della nascita di Gesù ed è rimasta Vergine nel momento del parto e dopo il parto. La Madre di Dio, Maria, ha concepito (il suo Figlio) per opera dello Spirito Santo senza intervento d’uomo e che incorruttibilmente lo ha generato” (Giovanni Paolo II, 1987).
Fabio Amicosante
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