Francesco: le tre parole chiave per il 2021 che affida a Maria – Video

Nonostante la forte sciatalgia che l’ha colpito negli ultimi giorni dell’anno, papa Francesco non è mancato all’appuntamento con l’Angelus.

A seguito della Santa Messa presieduta in sua vece, dal cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, il Pontefice è apparso in videocollegamento dalla Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano.

La pace: un dono di Dio agli uomini

Oggetto della meditazione del Santo Padre è stata la Giornata Mondiale della Pace. “I dolorosi eventi che hanno segnato il cammino dell’umanità nell’anno trascorso – ha detto – specialmente la pandemia, ci insegnano quanto sia necessario interessarsi dei problemi degli altri e condividere le loro preoccupazioni”. Da qui il “compito dato da Dio” di diventare “operatori di pace”.

È impossibile sviluppare la pace, se non attecchisce “una cultura del ‘prendersi cura’“, per sconfiggere l’”indifferenza“, lo “scarto” e la “rivalità, che purtroppo prevalgono”. In quanto “dono di Dio”, la pace “va implorata con incessante preghiera, sostenuta con un dialogo paziente e rispettoso”. La pace, ha aggiunto il Papa, va “costruita con una collaborazione aperta alla verità e alla giustizia e sempre attenta alle legittime aspirazioni delle persone e dei popoli”.

Francesco ha quindi rivolto all’umanità i suoi auguri perché il 2021 “sia un anno di fraterna solidarietà e di pace per tutti; un anno carico di fiduciosa attesa e di speranze, che affidiamo alla celeste protezione di Maria, madre di Dio e madre nostra”.

Gratitudine a Mattarella e Sant’Egidio. Una preghiera per lo Yemen

Dopo la recita della preghiera mariana, il Santo Padre ha ringraziato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per averlo menzionato nel discorso di fine anno. Ieri sera Mattarella aveva espresso la propria gratitudine al Papa “per il suo magistero e per l’affetto che trasmette al popolo italiano, facendosi testimone di speranza e di giustizia”.

Parole di ringraziamento sono state rivolte da Francesco anche “a quanti, in ogni parte del mondo, nel rispetto delle restrizioni imposte dalla pandemia, hanno promosso momenti di preghiera e di riflessione in occasione dell’odierna Giornata Mondiale della Pace“. In particolare, ha fatto riferimento “alla Marcia virtuale di ieri sera, organizzata dall’Episcopato italiano, Pax Christi, Caritas e Azione Cattolica; come pure a quella di questa mattina, promossa dalla Comunità di Sant’Egidio in collegamento streaming mondiale“.

Bergoglio ha infine “espresso dolore e preoccupazione per l’ulteriore inasprimento delle violenze nello Yemen che sta causando numerose vittime innocenti“. Per lo Yemen ha pregato “affinché ci si adoperi a trovare soluzioni che permettano il ritorno della pace per quelle martoriate popolazioni“, in cui abbondano bambini “senza educazione, senza medicine, affamati“.

“Benedire”, “nascere”, “trovare”: tre parole chiave per l’anno nuovo

Nell’omelia preparata per la Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, il Pontefice, commentando le letture del giorno, ha individuato tre parole chiave: “benedire”, “nascere” e “trovare”. Maria, infatti, la “benedetta” per definizione, “insegna che la benedizione si riceve per donarla”. Ed è stata “la benedizione per chiunque ha incontrato: per Elisabetta, per gli sposi a Cana, per gli Apostoli nel Cenacolo”, incoraggiando anche noi a “a benedire”.

Maria ha anche il ‘merito’ di aver fatto nascere il Figlio di Dio. Gesù “non è apparso adulto, ma bambino; non è venuto al mondo da solo, ma da una donna […] dalla quale si è lasciato tessere l’umanità”. Educando e crescendo suo Figlio, Maria è simile a tante donne comuni “concrete” e in grado di “tessere con pazienza i fili della vita. Quante donne, quante madri in questo modo fanno nascere e rinascere la vita, dando futuro al mondo!”.

Non siamo al mondo per morire, ma per generare vita”, ha aggiunto il Santo Padre. Ciò implica “educare il cuore alla cura, ad avere care le persone e le cose”. All’inizio di un anno, in cui tutti “speriamo in una rinascita […] oltre al vaccino per il corpo, serve il vaccino per il cuore: è la cura. Sarà un buon anno se ci prenderemo cura degli altri, come fa la Madonna con noi”.

Il terzo verbo richiama l’incontro dei pastori con la Sacra Famiglia di Nazaret. Essi “non trovarono segni prodigiosi e spettacolari, ma una semplice famiglia – ha detto il Papa –. Lì, però, trovarono veramente Dio, che è grandezza nella piccolezza, fortezza nella tenerezza”. Sulla scia di questo episodio evangelico, “va chiesta la grazia di trovare tempo per Dio e per il prossimo: per chi è solo, per chi soffre, per chi ha bisogno di ascolto e cura”.

La pandemia ci incoraggia a fare come il Buon Samaritano

Nell’omelia del Te Deum, Francesco sottolinea: “Potrebbe sembrare forzato ringraziare Dio al termine di un anno come questo, segnato dalla pandemia”. Ha quindi rivolto il suo pensiero “alle famiglie che hanno perso uno o più membri”. Senza trascurare  coloroche sono stati malati”, che “hanno sofferto la solitudine” o hanno “perso il lavoro”.

Angelus: Papa
Foto: Vatican News

Non bisogna, ha ammonito Bergoglio, “avere fretta” nel cercare una risposta al dramma attuale. “Ai nostri ‘perché’ più angosciosi – ha sottolineato – nemmeno Dio risponde facendo ricorso a ‘ragioni superiori’. La risposta di Dio percorre la strada dell’incarnazione”, che si traduce in tanti modi: paradigmatico, in tal senso, è l’esempio del buon samaritano (cfr Lc 10,25-37), il quale, “quando incontrò quel poveretto mezzo morto sul bordo della strada, non gli fece un discorso per spiegargli il senso di quanto gli era accaduto, magari per convincerlo che in fondo era per lui un bene”.

Piuttosto, mosso da compassione, il samaritano “si chinò su quell’estraneo trattandolo come un fratello (cfr Lc 10,25-37)”. Un “senso” al dramma della pandemia, quindi, è proprio quello di “suscitare in noi la compassione e provocare atteggiamenti e gesti di vicinanza, di cura, di solidarietà, di affetto, ha rimarcato il Santo Padre.

Luca Marcolivio

 

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