Papa Francesco: San Paolo oggi avrebbe usato i social?

Uscire dalla “comoda presunzione” del “già saputo”, iniziando ad ascoltare le persone e a “raccogliere le suggestioni della realtà”. Così si esprime papa Francesco nel suo messaggio per la 55ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.

Il tema della Giornata Mondiale, che si celebra nella solennità dell’Ascensione (16 maggio), è «Vieni e vedi» (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone dove e come sono.

Per un giornalista attualizzare la chiamata di Gesù a “venire e vedere” significa portare avanti una comunicazione “limpida e onesta”, scrive il Pontefice. Ciò vale “nella redazione di un giornale come nel mondo del web, nella predicazione ordinaria della Chiesa come nella comunicazione politica o sociale”.

No all’informazione omologata

Il Santo Padre individua il rischio di un’informazione appiattita su “giornali fotocopia” o su “notiziari tv e radio e siti web sostanzialmente uguali”. Un’informazione “preconfezionata, ‘di palazzo’, autoreferenziale, che sempre meno riesce a intercettare la verità delle cose e la vita concreta delle persone”. Un’informazione che “non sa più cogliere né i fenomeni sociali più gravi né le energie positive che si sprigionano dalla base della società”.

Non sfugge al Papa lo scadimento di un giornalismo costruito in larghissima parte “nelle redazioni, davanti al computer, ai terminali delle agenzie, sulle reti sociali, senza mai uscire per strada”. Tramonta così l’archetipo del giornalista e consuma “le suole delle scarpe, che incontra “persone per cercare storie o verificare de visu certe situazioni”.

Se non ci apriamo all’incontro – prosegue Francesco – rimaniamo spettatori esterni, nonostante le innovazioni tecnologiche che hanno la capacità di metterci davanti a una realtà aumentata nella quale ci sembra di essere immersi”. L’innovazione, quindi, è utile solo “se mette in rete conoscenze che altrimenti non circolerebbero, se permette incontri che altrimenti non avverrebbero”.

La vocazione del giornalista: “vieni e vedi”

La fede cristiana, del resto, nasce da una “conoscenza diretta”, “dall’esperienza, non per sentito dire”. Il Vangelo che ispira il Messaggio di quest’anno ne è la dimostrazione: dopo il battesimo nel Giordano, ai primi discepoli che vogliono conoscerlo, Gesù dice: “Venite e vedrete”. Sempre nel Vangelo giovanneo troviamo Filippo che “comunica a Natanaele l’incontro con il Messia”: per vincere il suo scetticismo, non usa “ragionamenti” ma gli dice: “vieni e vedi”. E Natanaele vede la sua vita cambiata.

Essere giornalisti richiede una “capacità di andare laddove nessuno va: un muoversi e un desiderio di vedere. Una curiosità, un’apertura, una passione”. Tanti giornalisti ed operatori della comunicazione, oltretutto, corrono “grandi rischi” nel denunciare le ingiustizie nel mondo. “Sarebbe una perdita non solo per l’informazione – commenta il Santo Padre – ma per tutta la società e per la democrazia se queste voci venissero meno: un impoverimento per la nostra umanità”.

Il Pontefice menziona quindi alcuni rischi della comunicazione attuale: in primo luogo quello di “raccontare la pandemia, e così ogni crisi, solo con gli occhi del mondo più ricco, di tenere una ‘doppia contabilità”. Cure e vaccini, ad esempio, rischiano di essere preclusi alle “popolazioni più indigenti”. Non va trascurato, tuttavia, nemmeno “il dramma sociale delle famiglie scivolate rapidamente nella povertà”. A tal riguardo, denuncia il Papa, “feriscono e non fanno troppa notizia le persone che, vincendo la vergogna, fanno la fila davanti ai centri Caritas per ricevere un pacco di viveri”.

Pregi e limiti dell’informazione online

Soffermandosi in modo particolare sul web, Francesco ne riconosce il pregio dell’“informazione di prima mano e tempestiva”. Il rovescio della medaglia, però, sta nei “rischi di una comunicazione social priva di verifiche”, nelle “notizie” e nelle “immagini” “facilmente manipolabili”. Storture che richiamano a “una maggiore capacità di discernimento e a un più maturo senso di responsabilità”.

Bergoglio giunge quindi a una prima conclusione: “Nella comunicazione nulla può mai completamente sostituire il vedere di persona. Alcune cose si possono imparare solo facendone esperienza”. Anche in questo il “vieni e vedi” di Gesù ci parla di una predicazione in cui il suo “sguardo”, i suoi “atteggiamenti” e persino i suoi “silenzi” sono imprescindibili.

Tutti gli strumenti sono importanti” e persino “Paolo di Tarso si sarebbe certamente servito della posta elettronica e dei messaggi social”, scrive il Pontefice. Furono però la sua “fede”, la sua “speranza” e la sua “carità” manifestate da San Paolo ‘in presenza’ a conquistare i contemporanei.

Da più di duemila anni è una catena di incontri a comunicare il fascino dell’avventura cristiana. La sfida che ci attende è dunque quella di comunicare incontrando le persone dove e come sono”, conclude quindi il Papa.

Luca Marcolivio

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