Il concetto, in cui noi crediamo per fede, è stato sempre rifiutato e confutato dalla maggior parte degli uomini di scienze e questo in ogni epoca storica.
Ora, gli scienziati Stuart Hameroff e Roger Penrose, studiando la teoria quantistica della coscienza, affermano di aver trovato le “tracce dell’anima” nei microtubuli delle cellule cerebrali, i neuroni.
Loro definisco l’anima come un insieme di prodotti chimici quantistici che, al momento della morte, riescono a sopravvivere al corpo.
In questo modo e secondo questi assunti, la coscienza sopravvivrebbe alla degradazione del corpo e verrebbe proiettata al di fuori di esso, quando questo giunge la sua fine dei suoi giorni.
Il dottor Stuart Hameroff è professore emerito nel Dipartimento di Anestesiologia e Psicologia e anche Direttore del Centro di Studi sulla Coscienza dell’Università dell’Arizona.
Fin dal 1996, collabora con il fisico Roger Penrose, lavorando intensamente sulla “teoria dell’anima” oltre la morte.
E’ molto difficile spiegare in parole povere le loro elaborate teorie, ma essi affermano che nel cervello delle persone che hanno avuto un’ esperienza di pre-morte i microtubuli mostravano di aver perso sostanza, una sostanza che non si è degradata, ma dispersa oltre il corpo, e che è tornata al loro interno (all’ interno dei microtubuli) quando quelle persone si sono risvegliate.
C’è da ribadire che la fisica quantistica non spiega né la fede cristiana, né la presenza di un Dio Creatore. Certamente si dirige verso altre forme si spiritualità, ma per lo meno concorda con il nostro modo di vivere la morte: non come la fine di ogni cosa, ma come l’inizio di una nuova vita, senza più né dolore, né ingiustizie, né morte.
Antonella Sanicanti
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