IL FEDELE VAGABONDO ALLA RICERCA DEI TESORI PERDUTI

Tanti, in molti social media, scrivono e si lamentano di sentirsi spesso persi e confusi nel praticare la propria fede. Tanti, che vogliono semplicemente amare e servire nostro Signore, adorarLo e lodarLo nella Santa Messa, alla quale a volte partecipano con grandi amorosi sacrifici, raccontano il loro vagabondare – soprattutto nelle grandi città – alla ricerca quasi disperata di tesori perduti. Alla ricerca, cioè, di un sacerdote semplice, di una parrocchia accogliente, di preghiere fatte con amore senza essere un “intercalare” a troppe chiacchiere. Cercano la semplicità di Gesù riflessa e trasmessa dalla Chiesa.

Cercasi bravi sacerdoti
Non che non ci siano preti buoni ascoltatori, o ancor meglio, buoni predicatori, ma bisogna darsi da fare per trovarli. In questo vagabondare non si cerca solo il bravo prete, ma anche un parroco che sappia insegnare ai suoi ad adorare, ad amare la liturgia, a pregare e a chiacchierare il meno possibile. Si cerca una “famiglia” che abbia il senso profondo e amoroso del sacro per quanto riguarda la liturgia, ma anche una certa dose di semplice condivisione fraterna.
Insomma, il fedele vagabondo esercita il suo diritto di avere una messa celebrata in modo integro e secondo i dettami della Chiesa, senza variazioni creative o spontanee… Per grazia di Dio, quasi sempre il fedele vagabondo riesce a trovare ciò che il suo cuore lo spinge a desiderare per la gloria di Dio, ma altre volte purtroppo si deve organizzare adeguandosi a ciò che gli si presenta: l’adorazione qui a tal ora, il rosario di là, la messa lì perché c’è un buon semplice e umile sacerdote…

Un’altra testimonianza 

Di questo parla anche bene Aldo Maria Valli, noto vaticanista.
«Sto notando, tra i credenti, il diffondersi di un fenomeno nuovo. O, meglio, di una nuova figura. Lo chiamerei il “cattolico errante”.
Si tratta di un bravo cattolico, un po’ di tutte le età e le condizioni sociali, che vaga di chiesa in chiesa, di parrocchia in parrocchia. Perché lo fa? Perché, stanco di liturgie sciatte e di chiese brutte, di preti iperattivi o apatici, di parrocchiani sovreccitati o depressi, cerca una chiesa che sia semplicemente normale, con un prete che sia semplicemente prete, una liturgia semplicemente dignitosa, un edificio semplicemente rispettoso del sacro, fedeli semplicemente beneducati.
Il cattolico errante non ha molte pretese. In genere non è un tradizionalista. Anzi, cresciuto nella Chiesa del post Concilio, ne ha assimilato tutto il buono che c’è. Però è stanco, molto stanco. Non sopporta più le degenerazioni nate da una lettura distorta del Concilio, non gli va più di convivere con ignoranza e superficialità. Non ne può più di musica per nulla sacra, cori stonati, altoparlanti da discoteca, licenze assurde nella celebrazione. Non sopporta più fedeli chiassosi e sbracati. Non ne può più di chiese orrende, preti che celebrano con le scarpe da ginnastica, tazebao appesi tra una Madonna e un San Giuseppe. Non accetta più di subire omelie irrimediabilmente scontate o troppo immaginifiche. Non gli va più di fare i conti con parroci che sbrigano la messa come fosse una pratica amministrativa o che la trasformano in spettacolo. Ed è anche stanco di essere guardato come un provocatore ogni volta che osa dire come la pensa. Così si mette in viaggio e diventa un cattolico errante.»

Come ci chiede Maria
Allora direi, seguiamo il consiglio della Madonna che sempre ci ripete instancabilmente di pregare per i nostri pastori e magari scegliamo un giorno della settimana per essere quello in cui ogni preghiera sarà rivolta ad intercedere per tutti i sacerdoti e per la Chiesa. E se saremo perseveranti, come ci chiede Maria, dobbiamo anche avere la certezza che qualcosa cambierà e chissà, molti non dovranno più essere dei fedeli vagabondi.
Shamaysan