La fede nuziale nasconde un tesoro che pochi conoscono

L’anello simbolo dell’unione sponsale racchiude in sé un valore grandissimo, grazie a Papa Giovanni XXIII, che i coniugi sono invitati a scoprire.

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Marito e moglie hanno il compito di riscoprire quel SI detto davanti a Dio ogni giorno della loro vita, a partire proprio dallo sguardo alla loro fede nuziale. Una storia particolare ci spiega il perché.

Il valore della fede nuziale

Una storia molto particolare è quella che stiamo per raccontarvi e ci fa comprendere come, al di là del puro e semplice oggetto quale è, la fede nuziale è qualcosa di molto molto più grande. Il suo valore è immenso, perché sancisce l’unione dei coniugi davanti a Dio.

Più che una storia, è un dramma teatrale, pubblicato su una rivista polacca da un autore poco conosciuto in quel settore, ma che noi, qualche anno più avanti, avremmo conosciuto come Karol Wojtyla, o meglio ancora Giovanni Paolo II.

Giovanni Paolo II ce lo insegna attraverso un’opera teatrale

Ha come titolo “La bottega dell’orefice” e racconta alcune storie sul matrimonio e su come è possibile meditare su di esso. L’orefice che vi lavora all’interno, è la voce della Divina Provvidenza che interviene a svelare le coscienze dei protagonisti, che cerca di indirizzarli sulla retta via e tornare sui propri passi, quelli del matrimonio. L’attenzione che il futuro Pontefice pone a questi dialoghi e a queste storie, ci fa capire come gli sposi siano sempre stati al centro di tutto il suo ministero.

Una di queste storie è quella di Anna che, nel suo dialogo con l’orefice appunto, dichiara di essere stanca del proprio matrimonio: “Una volta, tornando dal lavoro, e passando vicino all’orefice, mi sono detta – si potrebbe vendere, perchè no, la mia fede (Stefano non se ne accorgerebbe, non esistevo quasi più per lui. Forse mi tradiva – non so, perchè anche io non mi occupavo più della sua vita. Mi era diventato indifferente” – racconta il dialogo.

La giovane Anna e il valore della sua fede nuziale

Anna pensava in un tradimento possibile del marito: “[…] L’orefice guardò la vera, la soppesò a lungo sul palmo e mi fissò negli occhi. E poi decifrò la data scritta dentro la fede. Mi guardò nuovamente negli occhi e la pose sulla bilancia…. poi disse: “Questa fede non ha peso, la lancetta sta sempre sullo zero e non posso ricavarne nemmeno un milligrammo d’oro. Suo marito deve essere vivo – in tal caso nessuna delle due fedi ha peso da sola – pesano solo tutte e due insieme”.

Una risposta che la donna, di certo, non s’aspettava. Una fede che Anna voleva dar via perché per lei non aveva più peso. Ma che l’orefice, invece, le aveva fatto capire che, da sola, non valeva nulla, ma insieme a quella del marito, valeva molto di più.

Giovanni Paolo II, scrivendo ciò, ha posto al sua attenzione proprio a quel “cerchietto di metallo”: non è un semplice oggetto, ma un qualcosa che vale molto di più, un legame indissolubile con l’altra persona.

La preghiera di Giovanni XXIII

Sarà anche Giovanni XXIII, uno dei predecessori di Wojtyla, a porre l’attenzione sulla fede nuziale: “E’ necessario che gli sposi scoprano ogni giorno il significato della fede nuziale che portano al dito, lo bacino ogni giorno promettendosi entrambi il rispetto, l’onestà dei costumi, la santa pazienza del perdonarsi nelle piccole mancanze” – diceva. Quasi come fosse una sorta di piccola indulgenza da praticare e recitare sempre.

Fonte: aleteia

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ROSALIA GIGLIANO

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