Affronta una malattia come la Sla con grande fede: “La vita non mi appartiene più, vivo per Lui”

La vita non mi appartiene più, vivo per Lui”: la straordinaria testimonianza di una donna che affronta la SLA con una fede incrollabile. Scopri la sua toccante storia.

mani preghiera croce
Mary Sangalli, malata di Sla e la sua forte fede – lalucedimaria.it

Le prove nella vita sono tante e alcune certamente di maggior intensità rispetto ad altre. Tra le più dolorose ci sono le malattie fisiche e tra queste la SLA è di certo una patologia che fa paura. Ma c’è chi riesce ad affrontare anche una malattia così terribile alla luce della fede. 

È la storia di Mary Sangalli, una donna affetta da questa patologia da ben 18 anni, che si racconta in un libro dal titolo “Ciò che mi sorprende“, quando ormai è arrivata a poter comunicare solo con gli occhi attraverso un computer.

La testimonianza che commuove tutti: trovare la speranza nel deserto della sofferenza

Gravemente invalidante e senza possibilità di cure, la Sclerosi laterale amiotrofica è una condizione che può arrivare a mettere in crisi la fede e farla vacillare nella tentazione dell’abbandono da parte di Dio o nell’incomprensione dei suoi disegni.

Nel dolore le tentazioni possono essere forti e la debolezza umana è tanta per cui è sempre possibile caderci. Non si tratta però dell’unica opzione: anche una malattia grave e che causa molteplici sofferenze può essere vissuta con il Signore che dona la forza per farlo.

libro mary sangalli
La forza della fede di Mary Sangalli – lalucedimaria.it

È quanto emerge dal racconto di Mary Sangalli, insieme a molto altro. Sì, perché questa donna vuole comunicare agli altri che se si vive in Dio davvero tutto si può affrontare. Si rivolge a tutti nel suo libro e dice “Chiunque tu sia che leggerai queste pagine, ti supplico di tenere lo sguardo fisso su Gesù che si muove nella mia vita“.

La forza di un’appartenenza totale

Mary Sangalli infatti afferma “La vita non mi appartiene più, vivo per Lui” nel descrivere quella che è la sua storia dopo la malattia. Il rapporto d’amore con il Signore l’ha liberata da se stessa. Dice “sono libera dal possesso delle cose. Certo i desideri non si possono annullare: desidero fare due passi, abbracciare, bere un bicchiere d’acqua, dormire a pancia in giù, parlare, cantare…Vorrei essere autonoma; invece ho bisogno di aiuto per fare tutto“.

In una condizione così tanto devastante è l’amore a sostenere tutto. “Ogni mattina il primo desiderio è che Dio si faccia vedere e sentire, perché Dio è una relazione e, quando ci si sente amati, le mancanze si rimpiccioliscono. É come tra due innamorati, può mancare tutto, ma l’amore basta“.

È questo rapporto vivo e intimo che sostiene costantemente questa donna e lo spiega apertamente dicendo “La fede in Gesù valorizza tutta la mia persona; non devo censurare nemmeno la ragione, perché la fede l’aiuta a comprendere di più la vita, a dare una luce diversa: la fede viene in soccorso della ragione e la sostiene nelle vicende della vita“.

Alla sequela di Gesù nella croce

La sofferenza, tanto più se è così imponente come nella Sla pone imprescindibilmente di fronte ad una scelta interiore. Non è possibile a quel punto vivere una fede tiepida o annacquata. O ci si allontana cadendo alla tentazione di sentire Dio lontano o ci si abbandona a Lui.

Questo emerge dalla storia di Mary e dalle sue toccanti parole ed è proprio lei ad affermarlo nel suo libro. O la vita appare come una tragedia senza senso oppure si guarda a Colui che dà il senso. La croce e la sofferenza sono i due temi che peraltro oggi vengono maggiormente censurati, proprio perché è censurato Dio, messo all’angolo quando non completamente escluso.

Mary sta quindi nella croce insieme a Gesù e afferma che quanto più la malattia avanza e le difficoltà aumentano tanto più si stringe a l’unico di cui ha più bisogno, il Signore. “Tutte queste limitazioni non sono in grado di allontanarmi dalla fede: io mi sento amata, preferita, voluta. Più aumenta la sofferenza e più ho bisogno che Dio venga a tirarmi fuori“.

Sentire l’amore di Dio nel dolore e vivere questo abbandono in un’unione che vivifica, salva, fruttifica è l’esperienza di questa donna certamente fuori dal comune, ma che mostra come a vivere quell’unione siamo chiamati tutti, in qualsiasi circostanza il Signore abbia pensato per noi.

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