Sapete che c’è un fazzoletto che ritrae le sembianze di Padre Pio?

Sapete che c'è un fazzoletto che ritrae le sembianze di Padre Pio?
San Pio

C’è un fazzoletto che ritrae le sembianze di Padre Pio, come la Sindone quelle di Gesù.
La storia di questa reliquia fu raccontata da Francesco Cavicchi, un industriale veneto molto in vista, morto nel 2005.
Lui conservava il fazzoletto da diverso tempo, ma lo tenne nascosto -per non far pensare che si trattasse di fanatismo- finché Padre Pio non fu proclamato Santo.
Si tratta di un comunissimo fazzoletto, con delle righe sui bordi, come quelli che gli uomini usavano un tempo, che mostra su un lato un’effige di Padre Pio, ma, se si gira, rivela un’immagine somigliantissima a quella di Cristo.

Nel Febbraio del 1968, Francesco Cavicchi, come tanti altri, si era recato a San Giovanni Rotondo con la sua famiglia, per chiedere consigli a Padre Pio.
Purtroppo, in quei giorni, Padre Pio non stava bene e lui pensò di non riuscire ad incontrarlo.
“Prima di partire, andai dal Superiore del Convento, per sapere se, tramite lui, potevo far giungere il mio messaggio a Padre Pio e avere una risposta”.
Lui rispose: “Tra poco scende per confessare gli uomini. Aspettalo lì”.
Preso dall’agitazione per quell’imminente e tanto atteso incontro, estrasse un fazzoletto dalla tasca, per asciugarsi il sudore.

“Intanto sentii arrivare l’ascensore. Mi inginocchiai davanti alla porta. Quando questa si aprì, il Padre mi diede da baciare la mano e disse sorridendo: “Figliolo, se non ti alzi, io come faccio a uscire?” Era vero. Ostruivo il passaggio. Mi alzai. Lui vide il fazzoletto che tenevo in mano e me lo prese. Io subito pensai: Che bellezza! Poi, quando me lo restituirà, sarà per me una reliquia preziosa”.

Cominciò a parlargli delle sue angustie e Padre Pio rispondeva, poi, la folla, che stava in attesa, li assalì e lui dovette farsi da parte.
Padre Pio, però, lo richiamò, per ridargli il fazzoletto: “Guagliò, e questo non te lo prendi?”. “Ah, sì, grazie, balbettai ricordandomi che era un ricordo bellissimo. Lui mi fissò negli occhi, dispiegò il fazzoletto, se lo passò sul volto, quasi a voler asciugare un ipotetico sudore che non c’era, perché era inverno, e me lo consegnò”.

In quel momento, sul fazzoletto non c’era nulla, ma il fatto che fosse stato tra le mani di Padre Pio e avesse toccato il suo viso, lo rendeva già un ricordo, una reliquia di gran valore, per Francesco Cavicchi.
Da quel giorno, lo tenne sempre con se e, qualche volta, lo mostrava ad altre persone, raccontando con fierezza dell’accaduto.
Poi, il 23 Settembre del 1969, quando Padre Pio era morto da un anno, Francesco Cavicchi andò nuovamente a San Giovanni Rotondo.

Per la stanchezza dovuta al viaggio, si addormentò su uno del banchi della chiesa e sognò Padre Pio che gli mostrava la piaga del costato e gli chiedeva di toccarlo. Nel sogno, le sue mani rimanevano sporche di qualcosa che asciugò con un fazzoletto.
Al suo risveglio, per una serie di circostanza, prese a guardare il fazzoletto, che un tempo Padre Pio aveva tenuto tra le mani e, li, cominciò a scorgere gli stessi segni scuri, che lui aveva tracciato sul fazzoletto, in sogno, e che avevano le sembianze di un volto umano.

Il tempo e la preghiera gli fecero capire meglio cosa fosse accaduto e che quell’immagine era del Santo di Pietrelcina, come del Cristo, nel retro!
Dopo la morte di Francesco Cavicchi, il professor Giulio Fanti dell’Università di Padova esaminò il reperto ed affermò: “Le due immagini che si vedono su questo fazzoletto non hanno alcuna spiegazione scientifica e non sono, quindi, opera umana”. “Queste immagini hanno le tipiche caratteristiche della Sindone: non sono state dipinte, non sono state disegnate, sulla tela non si trova nessuna traccia di colore o di altra sostanza”. E ancora:

“Se io dipingo un tessuto e poi lo esamino al microscopio, trovo che le fibre nella zona dell’immagine sono colorate, mentre il resto del tessuto non lo è. Nel fazzoletto di Cavicchi, avviene invece il contrario. In corrispondenza dell’immagine, le fibre appaiono “de-colorate”, cioè hanno perduto il colore naturale della loro sostanza. L’immagine, quindi, è data dalla “perdita” di colore delle fibre, in quel preciso punto. E’ veramente arduo pensare che esista qualcuno in grado di “compiere” un intervento del genere”.

Antonella Sanicanti