I fatti di Macerata: due pesi …stessa medaglia

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Pamela e Luca

I recenti fatti di Macerata ci obbligano a serie considerazioni. Macerata è stata sempre considerata una cittadina tranquilla, un buon posto dove vivere, a misura d’uomo e sempre ai vertici della speciale classifica stilata dal Sole24ore sui capoluoghi di provincia con la migliore qualità della vita. Ma nel giro di poche settimane il capoluogo marchigiano è stato inghiottito da una spirale di orrore e di follia che sembrano non aver fine. La genesi di tutto è legata all’omicidio della povera Pamela Mastropietro, 18enne di Roma, avvenuto nel pomeriggio del 30 gennaio e le cui terrificanti modalità stanno portando gli inquirenti a valutare seriamente la pista dei sacrifici umani. Tutti i dettagli raccapriccianti che stanno emergendo, infatti, lasciano pensare gli inquirenti ad un delitto pianificato: di fatto, gli accusati al momento sono 4, tutti irregolari di origine nigeriana: le piste di indagine stanno svelando il probabile legame di questi individui con gruppi criminali di quella nazione in cui pratiche come il cannibalismo e il sezionamento di cadavere sono prassi usuali.

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i nigeriani indagati

Purtroppo, come noto, la storia non finisce qui.

La “risposta” folle al primo crimine arriva il 3 febbraio dalla mente squilibrata di un ragazzo del posto, Luca Traini, che pensa bene di farsi giustizia da sé arrivando a voler vendicare la morte di Pamela sparando a casaccio per le strade di Macerata in aree ad alta densità di immigrati (e per puro caso, fortunatamente, non uccide nessuno); un tentativo di vendetta di cui molto si è detto, nel tentativo di strumentalizzarlo, soprattutto in riferimento ad eventuali “mandanti” politici. Detta in poche parole, secondo accuse che non meritano neanche di essere commentate, Traini avrebbe sparato perché “istigato” indirettamente da chi, fra i protagonisti delle forze politiche, desidera soltanto una severa gestione dei flussi migratori e delle frontiere. In pratica, si veniva a collegare la follia omicida di un singolo individuo dicendo agli italiani che la colpa della diffusa esasperazione verso la gestione dei migranti è dei “sovranisti” e dei “populisti” e delle loro posizioni in tema di migrazione. Logico no? Il problema non sono le centinaia di migliaia di irregolari senza identità che accogliamo senza la possibilità di un futuro, ma chi denuncia tutto questo! Desideri che chiunque entri in Italia lavori e rispetti la legge? Allora sei un razzista, un fomentatore dell’odio interetnico!

Ma sono proprio i paladini dell’antirazzismo ad essersi presi il ruolo di protagonisti, a modo loro, tramite la manifestazione “pacifista” di sabato scorso 10 febbraio. Una manifestazione che, più che esprimere solidarietà alla ragazza macellata, si schierava contro “l’orco cattivo”, Luca Traini e quelli come lui, sobillatori di odio, razzisti, fascisti, nazisti e chi più ne ha più ne metta. A proposito: non una parola detta dalla presidenta Boldrini sulla morte di Pamela, ennesimo caso di femminicidio, chissà perché… Tornando alla “manifestazione pacifista” di Macerata, per di più contro ogni fascismo e razzismo, ci si sarebbe legittimamente aspettati un certo codice di condotta: rispetto per le persone, per i luoghi, per le istituzioni, per i morti. Invece no: è stato l’esatto contrario. Rispetto all’altra manifestazione di Piacenza forse qui è andata meglio: nel capoluogo emiliano e nello stesso giorno, un carabiniere di 50 anni è stato infatti circondato e massacrato di botte da un gruppo di “pacifisti” viziati che giocavano a fare la rivoluzione con i soldi di papà, in una piazza dove c’erano appena 10 carabinieri contro 400 manifestanti (In tutto questo, chi ha organizzato la sicurezza?). Ma la bella gente dei centri sociali, gli alfieri dell’antifascismo non si sono fermati qui. In quel di Macerata, dove i negozi sono stati prudentemente (e saggiamente, visti i precedenti…) tenuti tutti chiusi, si è offesa vigliaccamente la memoria dei defunti, andando ad oltraggiare il ricordo di decine di migliaia di nostri connazionali gettati nelle foibe fra la fine della seconda guerra mondiale e l’immediato dopoguerra.

macerata due pesi
manifestazione di macerata 10 febbraio
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manifestazione “pacifista” di Macerata

Perché offendere così meschinamente e gratuitamente la memoria dei morti? Forse perché gli autori di quei massacri erano della stessa parte politica cui si schierano oggi gli “antifascisti” scesi in piazza a Macerata? In pratica, questi cavalieri senza macchia e senza paura (se in 400 contro 10) ci stanno dicendo che la vita di chicchessia vale solo se si professa l’ideale “giusto”, cioè o la pensi come loro o sei fuori, non c’è spazio per chi ha un’idea diversa: in tal caso scatta il pestaggio delle persone e la distruzione dei luoghi (ripensate ai vari G8, da Genova in poi). Mi sembra palese la contraddizione insita in questi signori, che sono contrari alle dittature degli altri ma vorrebbero tanto imporcene una loro… si faccia caso alle date: tutto questo è avvenuto esattamente il 10 febbraio, nella commemorazione del giorno del ricordo, quando si celebrano le vittime delle foibe e l’esodo forzato degli italiani dall’Istria, dalla Venezia Giulia e dalla Dalmazia. Nella faccenda non può mancare lo sguardo strabico dei media, che sembrano avere due pesi e due misure a seconda di chi commette violenze e prevaricazioni: a Traini sono state dedicate puntate di talk-show e trasmissioni di approfondimento, ma quanto spazio ed attenzione è stata rivolta ai galantuomini dei centri sociali?

La faccenda purtroppo non finisce qui. Dopo aver intonato cori da stadio e canzoncine varie contro i morti di 70 anni fa, i nostri eroi hanno confermato tutto il loro rispetto e considerazione per le istituzioni e per le forze dell’ordine prendendosela pure con i 19 italiani morti nel 2003 a Nassiriya: “10-100-1000 Nassiriya” è stato il loro laido, nauseabondo grido. L’oltraggio dei defunti è completo.

Si dirà: erano solo qualche centinaio in mezzo a 20.000 persone, può capitare… in realtà, a distanza di qualche giorno non mi pare di aver sentito pubbliche scuse da parte degli organizzatori della manifestazione.

Infine e per una tragica combinazione, tutta questa storia è partita proprio dal maldestro tentativo di occultamento di un cadavere ridotto in condizioni infime dai suoi assassini. Ed è la triste riprova che, da qualunque lato si voglia considerare questa tristissima faccenda, non ci si può aspettare il rispetto dei morti da chi non ha rispetto neanche per i vivi…

Alessandro Laudadio