“Fate attenzione perché il peccato ha un sapore gradevole”Don Patricielli chiede scusa alla comunità di Padova

 

 

Un interessante articolo di condanna per i peccati ed i reati del Sacerdote incriminato a Padova per aver gestito un giro di prostituzione è stato pubblicato lo scorso venerdì su ‘Avvenire.it’. L’autore dell’articolo, Maurizio Patriciello, parte dal racconto di un fedele che lo ha fermato al termine di un omelia domenicale dicendogli che si sentiva toccato dalle sue parole, quali parole?

Il sacerdote aveva parlato del peccato mettendo in guardia i fedeli: ”Fate attenzione perché il peccato ha un sapore gradevole”, con queste intendeva dire che le tentazioni molte volte ci possono sopraffare, ma che è importante non provarci gusto perché si potrebbe finire in un vortice di peccati senza fine.

Non possiamo che convenire con le parole di Don Patriciello, il peccato fa parte della nostra esistenza, per tanto è quasi impossibile non cadere in tentazione almeno una volta nella vita. Se si ha una morale di base cattolica, il peccato è vissuto con dolore dalla persona, la quale dopo una riflessione attenta lo confessa al sacerdote per avere un consiglio su come evitarlo nei giorni a seguire.

Si tratta di un preambolo utile a fare un distinguo tra un peccato simile a quello descritto sopra, di tipo veniale, ed il peccato voluto e pianificato. In questo caso siamo di fronte ad un peccato grave e ad un modo di pensare criminale che non va solo contro alla morale cattolica, ma anche alle leggi di uno stato. Cosa dire allora di un parroco che si trova a gestire un’attività criminale in piena regola contravvenendo alle leggi dello stato e a quelle del Signore?

Siamo di fronte ad un paradosso, il sacerdote dovrebbe rappresentare un faro per la comunità, l’esempio da seguire nella vita e l’ancora di salvezza nei momenti del bisogno. Dunque viene da chiedersi per quale motivo un uomo di tal fatta, guidato da tali istinti e pulsioni, abbia di sua spontanea volontà deciso di farsi sacerdote. Il suo modo di agire ha distrutto la sua credibilità e la sua persona ma ha coinvolto anche tutta l’istituzione Chiesa. Impossibile non chiedersi: chi lo ha ammesso in seminario? Accettano tutti purché abbiano voglia di fare il Sacerdote? Non c’è alcun controllo all’interno delle Diocesi? Erano tutti consapevoli?

Don Patricielli lo sa e per questo a nome di tutta la Chiesa Cattolica chiede scusa alla comunità di Padova che è stata tradita dal suo pastore: “Noi preti italiani, col volto rosso dalla vergogna, chiediamo perdono alla sua parrocchia, a chi ha creduto in lui, alle persone trascinate in questa storia penosissima e surreale. Siamo addolorati oltre ogni dire”.

Il dolore di questo sacerdote è sincero e rispecchia quello di tutti i sacerdoti che offrono la loro vita per la salvezza degli altri e svolgono questo compito in assoluta umiltà, per questo conclude il suo intervento rivolgendosi questa volta a Dio nella speranza che si capisca che si è trattato di un uomo corrotto e non di una struttura collusa: “A tutti coloro che si sentono smarriti per la condotta dell’ex parroco, chiediamo perdono. Davvero. Lo facciamo con le lacrime agli occhi e l’ angoscia nel cuore. Al Signore chiediamo la grazia che nessuno, a causa di questa storia, smarrisca la fede”.