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La famiglia Celentano si è sempre dichiarata cristiana

Giacomo Celentano

La celeberrima famiglia Celentano si è sempre dichiarata cristiana e, in particolare, il figlio Giacomo, ha vissuto un percorso di conversione molto particolare.
Afferma, oggi, che, proprio nel momenti di maggiore sofferenza, anche fisica, ha cercato il Signore e lo ha sentito accanto.

Con la fede e la preghiera ha superato ogni inquietudine e, giorno dopo giorno, costruisce il suo cammino verso la santità.
Ora, Giacomo scrive anche testi di musica cristiana.
Ecco, dalle sue parole, come vive la cristianità.

“Nel 1989 avevo realizzato il mio primo album, “Dentro il bosco”, con la casa editrice di Caterina Caselli, e avevo davanti a me un futuro promettente come cantautore. Apparentemente non avevo nessun sintomo di malessere, di depressione e di stanchezza. Però, nel 1990, una notte di settembre, di colpo si dimezzò la mia capacità toracica, per cui cominciai a respirare malissimo. Passai la notte in bianco, senza riuscire a dormire. La mattina seguente, nel raccontare cosa mi era successo a mia nonna (in quel periodo vivevo con lei), c’impiegai un quarto d’ora. Non avevo respiro, neanche per parlare”.

Da quel momento, da persona atletica, piena di interessi e di lavoro, Giacomo Celentano divenne apatico e si chiuse in casa, passando le ore davanti alla Tv.
I genitori, allora, lo portarono da molti medici specialisti: tutti dicevano di trovarlo in salute, ma che presentava un’insufficienza respiratoria, che gli avrebbe impedito di cantare.
“Quando ho toccato il fondo, rimanendo da solo con la mia malattia, mi trovavo in un periodo che, dal punto di vista spirituale, avevo abbandonato il mio cammino di fede, i sacramenti, avevo abbandonato Dio. In questa situazione spirituale, di abbandono del Signore da parte mia, mi ammalai (…).

Cominciai (in seguito) il mio cammino vocazionale con Padre Emilio, un frate che a quel tempo stava a Milano e adesso a Brescia. Cercavo di capire, col suo aiuto, quale fosse il progetto di Dio sulla mia vita. Cercavo di spronare Padre Emilio per farmi entrare in convento, ma lui mi diceva di stare calmo, perché prima bisognava fare una serie di verifiche, non era detto che avessi la vocazione. Ci voleva un buon discernimento, ma, soprattutto, cercava di farmi capire che la vocazione non deve essere una fuga dal mondo, ma deve essere una rinuncia al mondo per amore di Dio”.

Dio, probabilmente, aveva permesso quella sofferenza, perché Giacomo Celentano riprendesse il suo cammino di conversione.
“Io non mi sento un convertito, mi sento un anima in cammino. Sto facendo un cammino di conversione che è diviso in 3 tappe: la prima tappa è quella in cui l’anima scopre Dio; la seconda tappa è la più lunga, può durare anche anni, ed è quando l’anima si purifica dai suoi difetti, dai suoi vizi e peccati; infine, c’è la terza tappa, che avviene quando l’anima sposa, vive l’unione, con il suo Sposo cioè con Cristo.

Io mi sento nella seconda tappa, nel momento della purificazione. E’ una tappa molto lunga, bisogna avere molta pazienza con se stessi, perché il Signore permette delle cadute per far sì che noi diventiamo umili. Bisogna perseverare, perché, quando poi il Signore riterrà opportuno, finalmente comincerà a concedere delle vittorie a quest’anima che si purifica”.

Antonella Sanicanti

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