Facevano prostituire il figlio di 10 anni, arrestati il padre e la madre

Facevano prostituire il figlio di 10 anni, arrestati il padre e la madreLa polizia tedesca ha messo le mani su una coppia di genitori che, utilizzando una chat segreta sul “Dark web”, vendeva il figlio di 10 anni per prestazioni sessuali con pedofili.

La scoperta di un traffico clandestino di prostituzione organizzato e gestito da una coppia di genitori e che vedeva coinvolto il loro figlio di 10 anni ha sconvolto l’opinione pubblica tedesca. In seguito ad alcune indagini compiute sul “Dark web” (un lato nascosto a molti su internet) gli agenti tedeschi hanno scoperto una chat in cui i genitori del bambino organizzavano incontri sessuali che prevedevano abusi ai danni del figlio di 10 anni. Analizzando la chat hanno scoperto anche che il traffico andava avanti da circa 2 anni e che coinvolte c’erano almeno 7 persone. Se ciò non bastasse, gli investigatori hanno anche scoperto che i due genitori partecipavano ad alcuni degli incontri per assistere agli abusi perpetrati ai danni del figlio e filmarli.

Facevano prostituire il figlio di 10 anni: condannati a 12 anni di carcere

Una volta arrestati, i due genitori sono finiti sotto processo davanti alla corte di Friburgo, città in cui vivono ed avvenivano gli abusi sessuali. Date le prove schiaccianti in possesso dell’accusa, il giudice non ha potuto fare altro che condannare la coppia a dodici anni di carcere per abusi sessuali e prostituzione forzata. Si conclude, dunque, in questo modo il caso di pedofilia che ha sconvolto nei mesi scorsi l’intera Germania. A scandalizzare l’opinione pubblica non è stata solo la crudeltà nel costringere il figlio a prostituirsi, ma anche la macabra perversione che spingeva i genitori ad assistere a quegli atti di insulsa crudeltà e filmarli senza un minimo di pentimento. Dinnanzi a crimini di tal fatta, perpetrati ai danni di innocenti non si può che constatare come il male (se non lo volete chiamare Satana) sia radicato nella società e pronto a colpire i più indifesi.

Luca Scapatello