“Si Chiude una Porta si apre un Portone”, ecco dove…

Fratelli e sorelle della Luce di Maria ..Vi invito a prendere visione di questo documento importante che abbiamo ricevuto da Don Pasqualino di Dio uno dei 1071 missionari che Papa Francesco ha inviato nel mondo il mercoledì delle ceneri per assolvere i casi riservati alla Santa sede..Don Pasqualino è stato uno dei primi sacerdoti che ha incontrato Papa Francesco subito dopo la sua elezione. Il 17 marzo 2013, notandolo in mezzo alla folla, il Pontefice lo chiamó per la celebrazione nella Chiesa di Sant’Anna. Lì, il sacerdote siciliano parlò del suo impegno nelle varie diocesi, per portare il messaggio biblico della Misericordia.
Don Pasqualino, dopo un ulteriore incontro avvenuto il 2 aprile, insieme a un gruppo di giovani coppie, ha fondato la Piccola Casa della Misericordia a Gela in Sicilia.
Dopo aver concelebrato l’Eucarestia nella cappella di Santa Marta,e in quell’incontro privato, papa Francesco gli ha chiesto di fondare la piccola casa della Misericordia .Oggi una realtà grazie al suo impegno religioso..

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“Si chiude una Porta e si apre un portone”

Si sta verificando a Gela, ancora una volta, l’antico detto “quando si chiude una porta si apre un portone”.
Domenica 13 novembre S. E. Mons. Rosario Gisana a Gela chiuderà la Porta Santa della Misericordia con la celebrazione di ringraziamento, aperta il 6 gennaio, presso la Piccola Casa della Misericordia e spalancherà il portone del dormitorio e del centro di spiritualità della misericordia, presso i locali della Chiesa di Sant’Agostino, abitato fino al mese scorso dai PP. Agostiniani che, dopo 600 anni, hanno lasciato il convento per mancanza di vocazioni.

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«Penso che il primo bilancio del Giubileo della Misericordia sia molto positivo. Intenzione del Santo Padre Francesco – afferma don Pasqualino di Dio, iniziatore della Fraternità Apostolica della Misericordia e della Piccola Casa della Misericordia – era quello di portare il Giubileo in tutte le diocesi e non di concentrare tutto a Roma. Penso che l’intento del Santo Padre non era quello di avere un giubileo di celebrazioni ma di riscoprire nella catechesi, nella predicazione e nell’azione il tema biblico della misericordia. La misericordia non è un sentimento o una devozione è il movimento del cuore di Dio che si piega sulle piaghe dell’uomo ferito come ci raccontano le parabole del buon samaritano e del Padre misericordioso. Si sono aperte tante Porte Sante nelle estreme periferie del mondo, queste Porte aperte in tutte le Diocesi negli ospedali, carceri, case di cura e di carità, santuari, cattedrali, hanno fatto entrare il vento dello Spirito Santo che fa nuove tutte le cose e spinge ad andare nelle strade ad annunziare la misericordia del Signore. In questo anno, sono stato invitato come Missionario della Misericordia inviato dal Papa, in varie diocesi d’Italia, Spagna, Lituania, Francia e ho visto questo grande fermento soprattutto nel vivere e celebrare il Sacramento della Riconciliazione. Anche nella nostra Piccola Casa della Misericordia di Gela abbiamo avuto la grazia di accogliere tante persone, da tutta Italia, che hanno attraversato questa porta, simbolo del cuore di Cristo aperto per noi. Abbiamo spinto la gente a non fermarsi al segno giubilare ma a “toccare la carne di Cristo” che sono i poveri e in molti ci hanno dato una mano per cucinare, sistemare, assistere i nostri fratelli. La Porta rimarrà aperta, perché Cristo ci ha detto che “i poveri l’avrete sempre con voi”, i poveri sono le porte sante! Abbiamo, inoltre, sistemato l’ex convento di S. Agostino che sarà utilizzato come Centro di Spiritualità della Misericordia a livello nazionale con la possibilità di ospitare gratuitamente famiglie disagiate. Il Santo Padre Francesco ci ha fatto giungere un messaggio e la sua benedizione autografa. Nella situazione precaria in cui la nostra città di Gela vive, abbiamo sperimentato concretamente le meraviglie della provvidenza del Signore e la generosità degli uomini di buona volontà, un povero capisce un altro povero. Noi siamo andati avanti non con le chiacchiere dei potenti di turno ma con il cuore semplice di persone che riescono a condividere quel poco che hanno e i gelesi hanno sempre dimostrato questa sensibilità. Il centro di spiritualità e il dormitorio rimarranno come “santuario di misericordia corporale e spirituale” di questo Anno Giubilare».
Il dormitorio sarà un prolungamento del Centro “Piccola Casa della Misericordia”, nato dopo un incontro privato con Papa Francesco, avvenuto il 2 aprile 2013, con don Pasqualino di Dio; lo stesso Pontefice chiese di fondare una Piccola Casa dedicata alla Misericordia dove tutti potessero sentirsi abbracciati dall’amor del Padre e, attraverso l’esercizio delle opere di misericordia, sentire la tenerezza della Chiesa.
Come frutto del Movimento “Fraternità Apostolica della Divina Misericordia”, fondato nel 1996, e dell’Associazione “Dives in Misericordia” , la Piccola Casa è statoinaugurata il 22 marzo 2014 da Sua Ecc.za Mons. Francesco Montenegro, oggi Cardinale.
Il Centro vuole attualizzare il messaggio biblico della misericordia riproposto a noi da Santa Faustina Kowalska e da San Giovanni Paolo II e come risposta alle continue sollecitazioni di Papa Francesco ad andare verso le periferie esistenziali dell’uomo.
Lo scopo principale della Piccola Casa è l’annunzio di Cristo misericordioso samaritano, la promozione dell’individuo come soggetto unico e irripetibile ed il reinserimento dello stesso all’interno del tessuto sociale. In un’ottica più allargata ed a lungo termine, questo lavoro di sensibilizzazione dovrebbe sviluppare un senso critico e morale nella comunità territoriale ed in special modo nelle nuove generazioni, favorendo la nascita e la crescita di una cultura della tenerezza. Tale percorso consentirà di mettere in campo azioni culturali per favorire l’integrazione e l’armonizzazione delle diversità culturali e sociali, in un contesto di riconoscimento reciproco, permettendo così ai singoli e ai nuclei di riappropriarsi della storia della loro vita.
La Piccola Casa, in sinergica collaborazione con la Diocesi di Piazza Armerina e le istituzioni locali, opera nel territorio di Gela oggi interessata da crescenti disagi sociali dovuti al processo di deindustrializzazione progressivo dovuto alla crisi del polo petrolchimico gelese, unica realtà industriale della intera provincia di Caltanissetta. Per Gela e l’intero comprensorio, tale realtà industriale ha rappresentato per decenni l’unica risorsa economica che ha garantito l’equilibrio e la coesione sociale, oggi tale certezza è fortemente compromessa dalle scelte di mercato dell’azienda che ha segnato il destino dell’area industriale, con forte riduzione della manodopera impiegata nel ciclo produttivo.
In questo difficile contesto sociale, per evitare lo spandersi della criminalità, si inserisce l’attività messa in campo dal Centro, grazie ai circa 90 volontari che ogni giorno, lavorano per andare incontro al disagio di oltre 2000 persone che mensilmente assiste.
Il lavoro silenzioso del Centro vuole mettere nel cuore fiducia alla gente che sta vivendo situazioni precarie, attraverso il servizio di recupero scolastico cerca di educare i ragazzi e agli adolescenti a non conformarsi a logiche illusorie.
La Piccola Casa della Misericordia svolge le seguenti attività:
– Mensa della Solidarietà (Betania)
– Centro di ascolto e consulenze professionali (Cafarnao)
– Servizio distribuzione generi alimentari e abbigliamento (Tabga)
– Poliambulatorio (Gerico)
– Laboratori artigianali e bomboniere solidali (Nazareth)
– Scuola di preghiera e formazione (Akedà)
– Emporio dei vestiti e servizio lavanderia (Ain-Karim)
– Servizio di mediazione familiare (Agape)
– Centro studi uno per la cultura sacra popolare (Gerusalemme)
– Sportello d’ascolto per le dipendenze patologiche
– Servizio di mediazione familiare
– Centro di regolazione della fertilità (metodo MOAB)
Il Centro ha avviato, anche un servizio di recupero per i prodotti invenduti che rimangono nei ristoranti, panifici e rosticcerie.
Il cuore della Piccola Casa della Misericordia è la Cappella dell’adorazione eucaristica, ed è sostenuta totalmente dalla Provvidenza, dai benefattori e dai volontari, cerca di seguire la strategia della gratuità e dell’accoglienza in cui non riduce una persona al suo problema ma cerca di accoglierla e ascoltarla, e così passare da una logica della solidarietà a una logica della responsabilità sull’esempio di Cristo povero e perseguitato.