Eutanasia Veronesi torna alla carica.

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Il nostro caro amico (per modo di dire) Umberto Veronesi torna alla carica dopo aver affermato che il vero amore quello più puro è quello omosessuale, si è lanciato come un falco appoggiando la campagna promozionale per legalizzare l’eutanasia indovinate da chi? da Repubblica naturalmente che ormai sembra avere un conto aperto con quelli che sono tutti i valori cristiani. Il professore non si smentisce e dispensa perle di saggezza in un pezzo in cui incoraggia i medici e gli infermieri che praticano l’omicidio assistito ad andare avanti mescolando le carte in tavola facendo passare per normale e umano quello che in realtà non lo è.  «È giusto prolungare di qualche giorno, settimana o mese, un’esistenza che è soltanto una serie di interminabili minuti di dolore a causa di una malattia terminale?»

Il sistema è sempre lo stesso quello di mettere in evidenza i casi limite come quello di Eluana Englaro facendo leva sulla sensibilità emotiva delle persone, da qui parte la richiesta di eliminare ogni responsabilità e rischio per i medici e gli operatori sanitari che praticano la dolce morte rispettando la volontà del malato, ecco la teoria del Veronesi«una malattia senza alcuna speranza la renda insopportabile per il dolore fisico e la sofferenza psicologica». Notate quella “sofferenza psicologica”: basta una depressione per autorizzare l’iniezione letale.  Per impedire, dice Veronesi, anche il ripetersi di strazi come quelli di Eluana Englaro «che restò in coma vegetativo permanente per quasi vent’anni, finché il padre Beppe riuscì ad ottenere l’interruzione della vita artificiale».

Secondo il professore bisogna agire con urgenza che il parlamento si dia una mossa e si decida a fare questa legge sul testamento biologico e a liberalizzare l’eutanasia, è così aggiungiamo un altro importante tassello alla collezione di campagne deleterie dell’oncologo più famoso d’Italia: aborto, droga, fecondazione artificiale, clonazione, eutanasia.

Ma già in molti ospedali i fans della morte assistita praticano l’abbandono terapeutico sospendendo le cure o come in alcuni casi imbottendo i pazienti di forti dosi di morfina fino a provocarne la morte, e tutto questo avviene senza un consenso scritto del paziente. Ma questo non conta perchè nella statistica questi casi non sono riportati come decessi dovuti all’eutanasia.

Giorni fa repubblica ha pubblicato un’intervista ad un fantomatico infermiere di nome Michele che sosteneva le teorie di Veronesi, ma per fortuna non tutti i medici la pensano così per esempio Mario  Riccio dell’associazione Coscioni il medico rianimatore che seguì Piergiorgio Welby che pur essendo favorevole in casi limite alla morte assistita dichiara «Non è vero», dice Riccio, «che tutti coloro ai quali si interrompono le cure sono destinati a morire in pochi giorni. Nei corridoi degli ospedali prendiamo in tre quattro, giorni decisioni che per Englaro hanno richiesto anni». Beh, almeno questo medico ha il coraggio della verità: l’eutanasia non è per quelli che hanno poche ore di vita.

Per un ulteriore chiarimento riportiamo le dichiarazioni di Massimo Antonelli, primario al Gemelli di Roma e presidente della Società scientifica degli anestesisti. «L’eutanasia», spiega, «è l’azione del medico che uccide intenzionalmente una persona somministrando farmaci e assecondando le richieste del paziente: un procedimento attivo. Altra cosa è la desistenza terapeutica. Bisogna avere la capacità di comprendere quando le cure offerte al malato sono straordinarie o sproporzionate. Proseguendole si rischia l’accanimento terapeutico». Insomma, Michele ha dato (intenzionalmente?) i numeri sull’eutanasia “silenziosa”che sistematicamente viene praticata negli ospedali avvalorata dal professor Veronesi che fa di tutto per dare credibilità a questo grande inganno.

Repubblica in nome della laicità da parte sua, continua imperterrita a lanciare dati e statistiche che andrebbero verificati e approfonditi.

Ma sarebbe opportuno qualche volta dare spazio anche a chi ha idee e teorie diverse dall’esimio professore o dall’invisibile infermiere, ma è umano ci chiediamo noi che una persona depressa o momentaneamente stanca di vivere debba essere soppressa, e se questa legge prima o poi passerà  sarà  il trionfo della ragione laica e libertaria contro l’arcigna morale cattolica.