Eugenetica, un termine per definire il razzismo medico

Eugenetica, un termine per definire il razzismo medico
Eugenetica

Il termine Eugenetica è collegabile ad una serie di congetture di ordine sociale, che hanno attraversato la storia dell’umanità.
La definizione esatta venne coniata dall’antropologo, sociologo e psicologo britannico Sir Francis Galton, nel XIX secolo (cugino di Charles Darwin, di cui apprezzava la Teoria dell’Evoluzione).

“Eugenetica” deriva dal greco: “eu”, ossia “buono” e “genos”, ossia razza, stirpe.
Ma, già in tempi molto antichi, quindi molto prima che Galton la definisse, si parlava di questa metodologia, in quanto è l’insieme delle azioni, volte a migliorare la qualità genetica dell’umanità.

In parole molto povere, l’Eugenetica spinge ad una selezione tra gli esseri umani, che dovrebbe far soccombere la razza, la classe sociale, la tipologia di persona, meno adatta o adattabile alla società, in continuo sviluppo.

Il punto cruciale della dissertazione è che l’Eugenetica viene attuata artificialmente e crudelmente, a discrezione di altri esseri umani, che si arrogano il diritto e il potere di considerarsi i migliori, coloro a cui ispirarsi, le persone con tratti maggiormente desiderabili.

Le origini dell’ideologia Eugenetica

L’ideologia Eugenetica nasce, dunque, col pretesto di risolvere inghippi di natura politica, sociale, economica o sanitaria e finisce per eliminare alcune persone dalla storia, senza pietà.
Già nell’antica Grecia, era permesso, ai genitori dei bambini nati con delle malformazioni, di abbandonare i piccoli a loro stessi.

A Sparta, poi, era lo Stato ad imporre che i bambini non sani, non forti, venissero gettati da una rupe. Erano definiti tarati, deformi.
Anche Roma seguì questa regola, gettando i bambini malati o malformati dalla rupe Tarpea, presso il Campidoglio.

Dalla stessa rupe, venivano spinti anche i criminali, eliminando i quali la società sarebbe risultata migliore. Si comprende, ora, qual è la scusante dei Paesi, che ancora praticano la pena di morte!
Passando per Platone, Aristotele, Tommaso Campanella nel Rinascimento e Francis Galton, moltissimi sono stati gli studiosi che hanno sostenuto e proposto questo genere di selezione, per sanare il mondo dalle brutture delle classi più criminose e problematiche o per reali e mal celate ideologie razziste.

Il ginecologo statunitense William Goodell, nel XIX secolo, ad esempio, sostenne la castrazione e l’eliminazione dei pazzi, convinto di poterli trattare come esseri umani inferiori.
Lo scienziato Alexander Graham Bell, sempre nel XIX, studiò la sordità. Dopo aver scoperto che era trasmissibile geneticamente, propose il divieto di matrimonio per i sordi, perché non procreassero altri sordi.

Galton precisò anche che le migliori qualità umane fossero ereditarie e che le Istituzioni avrebbero dovuto sostenere l’incrocio selettivo degli individui, secondo le regole di un determinismo biologico (genetico), non influenzabile dalle condizioni di vita. Dunque, secondo Galton, sarebbe bastato individuare gli individui più sani e forti delle società e impedire a tutti gli altri di riprodursi!

Il pericolo dell’ Eugenetica moderna

Lui, ovviamente, ritenne che il suo background fosse quello da scegliere, formato da liberi professionisti, da famiglie aristocratiche, dagli scienziati della società britannica.
L’Eugenetica si diffuse a macchia d’olio, in tutto il pianeta, condivisa da tutti coloro che pensavano di appartenere a classi superiori e a cui balenava in mente l’idea di decidere le sorti delle generazioni a venire.

L’Eugenetica si organizzò, nel 1912, nell’International Federation of Eugenic Organizations (IFEO).
Poi, venne il nazismo e l’Eugenetica fu il pretesto per legiferare processi di sterilizzazione per i mutilati, gli alcoolisti, per chiunque venisse considerato mentalmente o fisicamente “non idoneo” (ed erano centinaia di migliaia), fino ad arrivare all’eliminazione delle razze considerate inferiori: ebrei, zingari, testimoni di Geova, omosessuali, tutti soggetti offerti all’olocausto.

Al Castello di Hartheim (Austria), i nazisti praticarono l’eutanasia sui pazienti; ad Auschwitz (Polonia) e in tantissimi altri campi di concentramento, si praticarono esperimenti su esseri umani vivi, sui gemelli in particolare, per mano del dottor Josef Mengele e del dottor Otmar Freiherr von Verschuer.
Intanto, anche Papa Pio XI si era pronunciato con fermezza: “I magistrati pubblici non hanno alcun potere diretto sui corpi dei loro soggetti, perciò, quando non c’è stato alcun crimine e non vi è alcuna causa per la grave condanna, non possono mai danneggiare o alterare l’integrità del corpo, né per un qualche motivo eugenetico o per qualsiasi altra ragione”.

Adolf Hitler -si sa- voleva elevare i tedeschi a razza pura, secondo un programma di “igiene razziale”.
L’Eugenetica è stata, dunque, responsabile di innumerevoli attentati e crimini, verso la sacralità della vita, vietando -tra l’altro- matrimoni interrazziali, propinando la sterilizzazione di alcune categorie di persone, l’eutanasia per altre, l’aborto dei feti malformati, albini o Down.
A volte, questi atti erano (e sono, oggi) supportati da leggi assurde, altre volte sono stati il frutto della violazione dei diritti umani fondamentali.

Oggi, l’Eugenetica è una disciplina accademica e porta avanti argomenti che conosciamo benissimo e si mascherano di facile moralismo o necessario progresso. Ne sono una prova lo screening genetico (che indaga sulle eventuali malattie dei geni, sin dall’età prenatale); la contraccezione (che assume anche un’importanza sul controllo delle nascite); l’interruzione volontaria di gravidanze non desiderate; l’eutanasia per i soggetti anziani, deboli, malati.
Per l’Eugenetica vale, certamente, la definizione che ne diede il sociologo tedesco Théo Welfringer, collegando medicina e razismo, poiché l’Eugenetica è “una forma di razzismo di tipo medico”.

Antonella Sanicanti