Embrioni contesi, stupisce la sconvolgente decisione del giudice

La controversa vicenda sugli embrioni congelati mette in luce una grave stortura della nostra società. L’attacco alla famiglia è ogni giorno più drammatico.

embrioni congelati
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Il tribunale di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, ha infatti stabilito che per quanto riguarda “l’utilizzo” degli embrioni congelati, decide la donna se avviare la gravidanza, anche senza il consenso del padre biologico. In sostanza, una donna può avvalersi degli embrioni dell’ex anche se la storia tra i due e finita e il padre non è consenziente. L’ordinanza, emessa il 27 gennaio 2021, è stata resa nota giovedì scorso.

La decisione sconvolgente del giudice

In sostanza, per la prima volta in Italia è accaduto che un giudice ha autorizzato una donna separata a farsi impiantare gli embrioni formati e crioconservati dall’ex marito quando ancora stavano insieme. Il tutto, però, contro la volontà dell’uomo. I due infatti in un primo momento avevano fatto ricorso alla procreazione medicalmente assistita liberamente e di comune accordo. Dopo il primo tentativo fallito di impianto, l’uomo aveva lasciato la donna. Che a quel punto si era rivolta a un tribunale.

Non voleva “abbandonare” in una provetta gli embrioni “avanzati”. Il giudice ha riconosciuto alla donna ciò che il medico legale ha definito un vero e proprio “diritto assoluto di utilizzare gli embrioni”. Si è presa così la tutela del concepito inscritta nella legge 40, che richiama alla responsabilità di entrambi i genitori, come una vittoria dell’individualismo più bieco ed egoista.

La palese degenerazione della cultura dei “diritti”

In tutto ciò, si manifesta la palese degenerazione della cultura dei “diritti” che tratta la vita umana come nient’altro che un oggetto, una pretesa di una parte sulla relazione d’amore che genera la vita.  Se infatti si è arrivati a concepire una vita come un qualcosa che nasce in provetta, non c’è molto da scandalizzarsi se puoi la si finisce per utilizzare con assoluto arbitrio, insomma a proprio piacimento.

Anche in barba ad ogni legge, non tanto divina ma almeno naturale. Il bimbo diventa un vero e proprio oggetto del contendere, non solo dopo il divorzio, ma persino ancora prima di nascere. L’assurdità del “diritto al figlio”, la rivendicazione che ha dato vita a veri e propri drammi come l’utero in affitto, i matrimoni omosessuali, la fecondazione in vitro e via dicendo, continua quindi a generare aberrazioni. Ora è da chiedersi fin dove si possa arrivare. Mentre invece c’è bisogno di prendere coscienza della situazione, e di arrestarci quanto prima.

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Il bimbo conoscerà prima il conflitto che l’amore

Chissà come verrà spiegato al bimbo che nascerà, che non solo è stato voluto a metà, ma che è anche frutto di una controversia legale tra mamma e papà, prima ancora che venisse alla vita. Una condizione aberrante che, come ha scritto giustamente il quotidiano La Stampa, “risponde esclusivamente all’egoismo della donna e non all’interesse del bambino che dovrà nascere“.

Mentre il secondo conoscerà “prima il conflitto che non la sintonia dei propri genitori”. “Cosa si dirà di questo bambino, orfano d’amore prima ancora di nascere? Quello che si dice di tutti i bambini abbandonati dal padre o di quelli che nascono tramite fecondazione eterologa, senza che ci sia un padre, per decisione della sola madre”.

Giovanni Bernardi

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