ELOGIO DI S. TOMMASO D’AQUINO

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S. Tommaso D’Aquino

Tessere un elogio di Tommaso d’Aquino oggi, oltre 700 anni dopo la sua vicenda, può sembrare strano, ma in verità è utilissimo. Vediamo perché.

Non siamo tutti uguali davanti a Dio (né del resto davanti alla realtà e alla storia): ecco una delle verità basilari della ragione e della religione che non solo viene oggi rimossa, ma trasformata nel suo opposto!

Certo Dio non ha preferenze di sangue, di colore o di stirpe. Ma Dio conosce la realtà per quello che essa è. Gli uomini, per nostra fortuna e per disposizione divina, sono tutti infallibilmente diversi e nessuno, neppure i gemelli monozigoti, può considerarsi la fotocopia di un altro. Se pare accertato che i quasi 8 miliardi di esseri umani viventi nel 2018 hanno tutti un DNA diverso e delle impronte digitali uniche, ancor più scontato è che nessuno è la fotocopia, esteriore e tanto più interiore, di un altro.

Se la diversità è ricchezza, la somiglianza si accompagna sempre alla dissomiglianza, altrimenti sarebbe sterile identità. E se alcuni rari uomini sono intelligentissimi e sapienti, molti sono semplicemente brillanti, abbondanti poi sono i mediocri e certuni piuttosto sciocchi! Tra mille animali della stessa specie, come mille delfini o mille scoiattoli, le somiglianze superano evidentemente le differenze; così come tra mille automobili o tra mille computer. Ma tra mille uomini, le somiglianze di partenza (un corpo, un’anima, un intelletto uguale per tutti) divengono presto universi interiori di irriducibile complessità, unicità e bellezza

A livello di grazia, di fede e di virtù è esattamente lo stesso. Siamo tutti peccatori? Forse sì, ma in modo certamente diverso. Alcuni poi hanno vinto il peccato e si sono santificati, certe volte già in tenera età. Alcuni uomini hanno dato la vita per Dio, la patria e i fratelli, ma sono più numerosi coloro che hanno tolto la vita al prossimo, uccidendo Dio nel loro cuore. Alcuni vivono nella fede e nella grazia di Dio, altri sono del tutto senza fede, senza speranza e in disgrazia di Dio. Molti uomini sono già beati nel regno dei cieli, e molti altri li raggiungeranno presto… Ma altri uomini sono e saranno, per loro colpa, purtroppo, eternamente separati da Dio.

Anche tra i santi poi, alcuni sono più autorevoli di altri (per scienza, dottrina e ruolo), e la Chiesa ha sempre ammesso una gerarchia celeste tra i santi e tra gli angeli, ma anche all’inferno tra i dannati e i demoni, come a livello letterario mostra Dante, il divin poeta.

C’è un santo, un teologo, un mistico, un Dottore della Chiesa che gode di un’autorevolezza tutta speciale e unica nella cristianità, e costui porta il nome di san Tommaso d’Aquino (1225-1274). Di per sé, ciò che scrive un teologo, anche illustre, non è, automaticamente, dottrina sicura e definitiva che la Chiesa deve accettare e fare propria. Gli storici dibattiti tra correnti teologiche avverse mostrano proprio questo: la Chiesa tollera opinioni teologiche differenti, laddove si è nel campo dell’opinabile, e non sempre decide quale sia l’opinione destinata a diventare la norma, la “verità” per tutti i credenti.

Neppure un santo, i cui scritti passano al vaglio delle Commissioni vaticane (prima la sacra Congregazione dei Riti, ora la Congregazione per le cause dei santi), gode di una autorevolezza tale da imporsi a tutti, in tutto ciò che ha detto, fatto o scritto. Possiamo star sicuri che nessun santo abbia istillato eresie formali o dato scandalo, ma non tutte le sue idee e convinzioni sono per forza accettabili, sempre e comunque. Certi santi, non meno che certi teologi, ebbero idee, pensieri e formulazioni molto diverse tra loro. Quindi se san Tommaso fosse solo un frate domenicano canonizzato, questo discorso varrebbe anche per lui e le sue idee varrebbero e si imporrebbero nelle misura in cui la Chiesa le indicasse come vere e giuste, ma non in forza di altro.

Ma san Tommaso d’Aquino (1225-1274) è, in un certo senso, un santo diverso dagli altri o almeno speciale. A partire dalla sua morte fino ad oggi infatti, senza alcuna discontinuità, l’autorità infallibile della Chiesa docente lo ha indicato come il teologo per eccellenza, da preferirsi a tutti gli altri. Sarebbe incongruo e troppo lungo per i nostri spazi darne una prova. I documenti che attestano quanto detto sono centinaia, promulgati da moltissimi pontefici dal 1300 ad oggi (si vedano in particolare l’Aeterni Patris di Leone XIII, la Studiorum ducem di Pio XI e la Fides et ratio di Giovanni Paolo II).

Nello stesso periodo post-conciliare, periodo in cui il tomismo ha subito un notevole declino nelle Università cattoliche, sono molte e autorevoli le prese di posizione dei pontefici in favore di san Tommaso. Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco ne hanno parlato molte volte e sempre nel senso tradizionale di voler non tanto esaltare le virtù di un santo (tra i moltissimi che la storia conosce), ma nel senso di voler promuovere lo studio, la teologia e la stessa filosofia del Dottore Angelico.

Mi è particolarmente caro un passaggio della Fides et ratio, in cui Papa Wojtyla loda l’Aquinate in termini speciali. Parlando infatti del cammino secolare del pensiero filosofico cristiano, Giovanni Paolo II scrive: “Un posto tutto particolare in questo lungo cammino spetta a san Tommaso” (corsivo mio). Quindi, notando la sua perfetta ed equilibrata sintesi tra fede (sovrannaturale, propria dei soli cristiani) e ragione (naturale, posseduta da tutti gli uomini), il papa scrive: “E’ per questo motivo che, giustamente, san Tommaso è sempre stato proposto dalla Chiesa come maestro di pensiero e modello del retto modo di fare teologia” (n. 43, corsivo mio). Tra i molti Padri e Dottori della Chiesa, da s. Atanasio a S. Agostino, da s. Bernardo a s. Bonaventura, da s. Francesco di Sales a s. Alfonso, la Chiesa dunque ha sempre preferito e proposto s. Tommaso come Maestro…

E così conclude, con parole sublimi, il Pontefice polacco: “san Tommaso amò in maniera disinteressata la verità. Egli la cercò dovunque essa si potesse manifestare, evidenziando al massimo la sua universalità. In lui, il Magistero della Chiesa ha visto ed apprezzato la passione per la verità; il suo pensiero, proprio perché si mantenne sempre nell’orizzonte della verità universale, oggettiva e trascendente, raggiunse ‘vette che l’intelligenza umana non avrebbe mai potuto pensare’ (Leone XIII). Con ragione, quindi, egli può essere definito ‘apostolo della verità’ (Paolo VI). Proprio perché alla verità mirava senza riserve, nel suo realismo egli seppe riconoscerne l’oggettività. La sua è veramente la filosofia dell’essere e non del semplice apparire” (n. 44).

La bibliografia di san Tommaso e su san Tommaso è sterminata, anche limitandoci al suo e al nostro idioma: la lingua italiana. Tra i testi più recenti, oltre alle opere stesse dell’Angelico, pubblicate dalle Edizioni Studio Domenicano (Bologna), segnaliamo di Francesco Ramella, Tommaso d’Aquino e la similitudine antropologica dell’incarnazione, casa editrice Leonardo da Vinci, Roma, 2018.

Benché il titolo appaia per specialisti, si tratta di un’opera di sintesi e di seria introduzione all’ineasauribile pensiero del Dottore cattolico per antonomasia.

Fabrizio Cannone