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Opinioni e Approfondimenti

Si può amare una persona pur provandone repulsione?

Bisogna amare il peccatore ma non il peccato. Per converso, si odia il peccato ma non il peccatore. Abbiamo chiaro questo concetto nel nostro cuore?

Avere ben presente questa distinzione, aiuterà a non cadere nello scrupolo eccessivo, quando si tratta di esercitare la difficile arte del perdono.

Perdonare ma non “sentire” amore…

Una lettrice, Maria, ha sottoposto un proprio dilemma a Padre Angelo: “Gesù ci insegna l’amore verso il prossimo, grande valore di fede, aiutando gli altri e perdonandoli in ogni circostanza. Dico giusto o sbagliato? Mi capita spesso di sentire persone che bestemmiano, allora subito chiedo a Gesù di perdonarli, sono persone atee, miscredenti e non sanno il male che commettono”.

Poi individua il vero nodo critico: “Il problema è che io non sento amore per queste persone, anzi se fosse per me le lascerei nel loro marciume, visto il loro odio feroce contro Gesù. Detesto queste persone, se fosse per me non le perdonerei mai. Però poi penso che Gesù è venuto sulla terra anche per loro. Quindi mi faccio forza e con tutta la mia buona volontà prego per questi fratelli disgraziati, prego perché Gesù possa toccare il loro cuore e salvarli”.

Di qui, dunque la richiesta di consiglio al domenicano: “Io non so più che fare con questi miscredenti, e vorrei tanto togliermi il senso di colpa che provo perché pur aiutandoli, perdonandoli, non sento amoreamore per loro!”.

Ciò che è sbagliato è augurare il male

Nella sua risposta, padre Angelo, parte da una premessa: “È necessario distinguere tra l’amore sensibile e l’amore spirituale. L’amore sensibile è fatto anche di trasporto e di contentezza di stare con determinate persone. Questo amore non lo si può avere per tutti, ma solo per coloro che umanamente ci sono affini nel pensiero, nei sentimenti, nel comportamento, nello stile di vita, ecc.”. Per altre persone, “a motivo del loro carattere e della loro estrema diversità dai nostri sentimenti e dalle nostre idee, sotto il profilo sensibile proviamo repulsione. Questo è ancora solo un sentimento e in quanto tale non è ancora un peccato”.

Quand’è allora che il nostro sentimento di avversione diventa peccato? “Quando a queste persone vogliamo il male”. Non è però il caso della lettrice Maria: “Quello che tu chiami senso di colpa è forse solo la prima tentazione di augurare loro il male. Su questo, pertanto desidero tranquillizzarti perché tutte queste persone tu le vorresti vedere amiche di Dio. Preghi per loro proprio per questo e per loro invochi giustamente la benefica intercessione dei loro Angeli e dei Santi”.

Amare il peccatore ma non ciò che desidera

C’è però un “odio santo”, rivolto non al peccatore ma al suo peccato. “È il loro male che tu hai in odio, non la loro persona che vorresti redenta dal Sangue di Cristo”, puntualizza padre Angelo. E menziona San Tommaso d’Aquino: “Odiare il male di uno e amarne il bene hanno lo stesso movente. Perciò quest’odio santo appartiene alla carità” (Somma teologica, II-II, 25, 6, ad 1). È ancora San Tommaso ad aggiungere: “Amare con la carità i peccatori non significa volere quello che essi vogliono o godere delle cose di cui essi godono; ma far loro volere quello che noi vogliamo e godere le cose di cui noi godiamo” (Ib., ad 4).

Del peccatore, spiega da parte sua Sant’Agostino, “odiamo, le sue colpe, ma riserviamo il meglio della nostra pietà alla sua anima caduta. Siamo tanto più obbligati a farlo in quanto Dio stesso ce ne ha dato l’esempio. Perché s’è incarnato? Perché ha sparso il suo sangue? Perché è morto sulla Croce, se non per i peccatori? Col suo Sacrificio, Egli ha voluto liberarli dal demonio e aprir loro la via della salvezza, dando loro, in questo modo, la prova suprema del suo amore e chiamandoli all’onore di partecipare della sua stessa vita. Stiamo dunque attenti a non sfuggire i peccatori come se fossero sentine di pestilenza! Andiamo loro incontro con Cristo, ricordando che nessuno di noi è senza peccato e che, avendo ricevuto tanti benefici dalla divina misericordia, quando ci chiniamo sulle loro miserie, non facciamo altro che dare una piccola parte di quello che noi stessi abbiamo ricevuto” (Commento al Vangelo di Giovanni 7,21).

Fonte: Amici domenicani

Luca Marcolivo

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Luca Marcolivo

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