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È giusto frequentare solo la nostra Parrocchia di appartenenza?

Non sempre riusciamo a inserirci, per tanti e diversi motivi, nella parrocchia alla quale apparteniamo territorialmente, e nasce per alcuni lo scrupolo se è bene o no frequentarne un’altra.

La domanda di due fedeli suscita un particolare interesse, in quanto sono in molti a trovarsi nelle loro condizioni.

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È indicato di andare solo nella parrocchia di appartenenza?

C’è una regola specifica per la quale bisogna frequentare solo la propria parrocchia? O possiamo andare altrove? Questa è una domanda che, molti, si sono posti. Tutti hanno una cosiddetta “parrocchia di appartenenza”: è quello più vicina alla propria casa, quella dove  bambini fanno catechismo perché anche vicina alla scuola.

Spesso ci domandiamo: “Ma qual è la mia parrocchia?“. E’ una domanda del tutto legittima alla quale dare una risposta. Il luogo proprio della celebrazione del Battesimo è la chiesa parrocchiale dei genitori (CJC: can. 857). L’appartenenza alla parrocchia è data dal domicilio fisico.

In sostanza: la parrocchia più vicina alla nostra abitazione, è quella nostra di appartenenza. Ma è sempre così? O meglio, rispettiamo sempre questa canonicità?

Sappiamo bene che il Signore è ovunque e non fa di certo distinzioni se si frequenta una parrocchia o un’altra. Nessuna norma costringe a frequentare solo la propria parrocchia territoriale, ma possiamo definirla un’opportunità e un’esigenza di carattere logistico.

La differenza da una visione teologica

Dal punto di vista teologico, invece, c’è un’esigenza derivante dal Battesimo. “Il Battesimo ci fa membra del Corpo di Cristo. “Siamo membra gli uni degli altri”. Il Battesimo incorpora alla Chiesa” – come scritto nel Catechismo della Chiesa Cattolica (cfr. 1267).

Con il Battesimo entriamo ufficialmente a far parte del popolo di Dio e siamo chiamati “a professare pubblicamente la fede ricevuta da Dio mediante la Chiesa” e a partecipare all’attività apostolica e missionaria del Popolo di Dio” (Catechismo, cfr. 1270).

Da quando i nostri genitori ci fanno avvicinare al Sacramento del Battesimo, si impegnano a far sì che anche noi, seppur ancora piccoli, iniziamo a far parte della Chiesa, entrandone di pieno diritto come Figli di Dio. Il fedele, quindi, partecipa abitualmente e responsabilmente alla vita di una concreta comunità cristiana.

LEGGI ANCHE: La carenza del clero porterà a un maggior impegno dei laici in parrocchia?

Papa Francesco: “La chiesa non sia una stazione di servizio religioso”

La Chiesa: non è solo la struttura, ma è soprattutto l’insieme di persone che la formano. È coloro che si riuniscono per partecipare al banchetto Eucaristico al quale Gesù ci chiama ogni giorno e ogni domenica. Papa Francesco, nella sua esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” (114) specifica che la chiesa non sia una semplice stazione di servizio religioso. La comunità cristiana sia l’immagine profetica del Regno di Dio “dove tutti possano sentirsi accolti, amati, perdonati e incoraggiati a vivere la vita buona del Vangelo”.

Dio, quindi, è presente ovunque, in qualsiasi chiesa o luogo sacro dove andiamo. La visione dell’appartenenza è vista più come una sorta di organizzazione geografica, ma non per questo tassativa e da rispettare obbligatoriamente.

LEGGI ANCHE: La parrocchia resta senza prete: ecco la scelta originale per portarla avanti

Rosalia Gigliano

Scritto da
Rosalia Gigliano

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