La storia di queste ostie comincia il 14 agosto del 1730, quando un gruppo di profanatori ruba dal tabernacolo della Basilica di San Francesco. Tre giorni più tardi le particole vengono trovate nella cassetta delle elemosine del Santuario Santa Maria di Provenzano. Il sacerdote che le ha raccolte ha notato che su di esse c’era della polvere ma che la loro composizione non era stata compromessa dalle condizioni atmosferiche né dal tempo. I fedeli allora accorsero al santuario e riportarono in processione le ostie alla Basilica di appartenenza.
Con il passare degli anni le Ostie avrebbero dovuto disintegrarsi ed invece sono rimaste intatte fino al 1780, anno in cui il Superiore Generale dell’Ordine dei Francescani, Frate Vipera, ne assaggiò una ed avendo notato che la loro composizione era ancora intatta decise di non farle distribuire più tra i fedeli ma piuttosto di esporle in una teca. Nel 1789 cominciarono i test per verificare che non fossero state fatte delle mistificazioni: L’arcivescovo di Siena monsignor Tiberio Borghese conservò delle ostie non consacrate in una teca, lasciandole in condizioni simili a quelle delle ostie miracolose, il risultato fu che a distanza di un mese le particole non consacrate erano state divorate da vermi ed insetti. Nel 1850 venne fatto un esperimento simile con analoghi risultati e nel 1914 fu papa Pio X che ordinò di effettuare un esperimento scientifico.
L’equipe di studiosi concluse che le ostie non vennero preparate con nessun accorgimento particolare e lo scienziato a capo dell’equipe scrisse un libro intitolato ‘Lo scienziato adora’ in cui si legge: “Le particole di Siena sono in perfetto stato di conservazione, contro le leggi fisiche e chimiche, nonostante le condizioni del tutto sfavorevoli in cui sono state trovate e conservate”. Nemmeno gli esami successivi, svolti nel 1950 e nel 1951 portarono a risultati differenti e nel 1980 Giovanni Paolo II, in visita a Siena, confermò che si trattava di un miracolo dicendo: “È la Presenza!”.
Luca Scapatello
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