Donald Trump proclama ufficialmente la giornata nazionale di preghiera per le vittime dell’uragano e per il mondo intero

“Nessuna sfida per noi è più grande di questa. Invitiamo tutti gli americani ad unirci a noi che continuiamo a pregare per tutti coloro che sono stati vittime dell’uragano, che hanno perso tutto, per la solidarietà che tutti hanno dimostrato verso quelli che sono rimasti senza niente, per quelli che soffrono per questa tremenda crisi. Voglio ringraziare tutti, tutti i cristiani che si sono uniti a noi per la preghiera e sto per firmare un documento per istituire in questa domenica il giorno della preghiera nazionale”.

Non sono le parole di un sacerdote coraggioso. Sono le parole di un presidente di Stato coraggioso, tra i più malamente criticati nella nostra Europa, nonché nel nostro paese. Un presidente che sa che la preghiera dà frutto se fatta con il cuore, che ha fede in Colui che tutto può e che è il Re dell’Universo: Dio. E il presidente che fa questo è Donald Trump, senza badare alla pioggia di critiche e di cattive parole e sarcasmi che gli cadranno addosso.

Dopo aver firmato il suo appello – la sua convocazione – alla giornata nazionale di preghiera, ha chiesto al pastore della sua chiesa di fare una preghiera, lì al suo fianco, “per tutti quelli orribilmente colpiti dall’uragano, per la nazione e per il mondo intero.”.

I commenti li lasciamo ad ognuno di voi, ma non possiamo negare la nostra gioia nel sapere che, dopo la Polonia con un presidente donna che porta sempre con sé il rosario e che si è opposta fortemente all’aborto, all’eutanasia, al gender e simili, e un paese come l’Ungheria che si è coraggiosamente distinto allo stesso modo o come il Perù che, per volere del suo stesso presidente, si è consacrato al cuore immacolato di Maria, ora il presidente di una delle nazioni più importanti al mondo si affida alla pietà e alla Misericordia di Dio.