Don Tonino Bello: il grande annuncio che tutti aspettavano di sentire

L’atteso riconoscimento tanto atteso per uno dei Vescovi più amati, anche se lui voleva essere chiamato semplicemente “Don Tonino”, fa esultare tutti coloro che lo amano.

La notizia si è diffusa rapidamente in tutta Italia e non solo, ed è stata accolta con grande gioia.

don tonino bello
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Don Tonino: il Vescovo venerabile

Monsignor Antonio Bello è, da oggi, sempre più vicino agli altari del Paradiso. Da tutti conosciuto semplicemente come “don Tonino”, anche dopo aver assunto la guida come Vescovo della Diocesi di Molfetta, è Venerabile.

Papa Francesco ha autorizzato i decreti che riconoscono le sue virtù eroiche facendo sì che il Servo di Dio diventi Venerabile. La gioia per la notizia arriva direttamente dalla Diocesi guidata per tanto tempo dal Vescovo di tutti: “Il presidente della Conferenza Episcopale Italiana lo ha appena comunicato, in diretta dalla Santa Sede: Mons. Bello è venerabile! Deo gratias!” – scrive, emozionato, Mons. Domenico Cornacchia, oggi alla guida della Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi.

L’annuncio arriva dalla Santa Sede

Un riconoscimento che arriva dopo tre anni, da quando proprio Papa Francesco, nel 2018, si era recato a pregare sulla sua tomba. La sua “Chiesa con il grembiule”, oggi è diventata un esempio ed un modo di vta di tante Diocesi d’Italia.

Ma chi era Don Tonino Bello? Nato nel 1935 ad Alessano, in provincia di Lecce, dopo gli studi presso i seminari di Ugento e di Molfetta, viene ordinato presbitero l’8 dicembre 1957. Gli viene affidata la formazione dei giovani presso il seminario diocesano di Ugento, del quale è per 22 anni vice-rettore. Dal 1969 diviene anche assistente dell’Azione Cattolica e quindi vicario episcopale per la pastorale diocesana.

Don Tonino: il Vescovo vicino agli ultimi

Il 10 agosto 1982 viene nominato vescovo delle diocesi di Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi e, il 30 settembre dello stesso anno, vescovo della diocesi di Ruvo. Sin dagli esordi, il ministero episcopale è stato caratterizzato dalla rinuncia a quelli che considerava segni di potere (per questa ragione si faceva chiamare semplicemente don Tonino) e da una costante attenzione agli ultimi.

Promuove la costituzione di gruppi Caritas in tutte le parrocchie della diocesi, fonda una comunità per la cura delle tossicodipendenze, lascia sempre aperti gli uffici dell’episcopio per chiunque volesse parlargli e spesso anche per i bisognosi che chiedevano di passarvi la notte.

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La sua Chiesa con il grembiule

Sua la definizione di “Chiesa del grembiule” per indicare la necessità di farsi umili e contemporaneamente agire sulle cause dell’emarginazione.

Sarà un tumore allo stomaco a sottrarlo prematuramente alla sua gente nel 1993. Ma questo non ha fermato la sua santità, sia in vita che dopo la sua morte. Ed ora la Chiesa lo ha riconosciuto come Venerabile.

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