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Don Maurizio Botta parla del veleno maledetto insito nella pornografia

Il vero problema alla base dell’“ipersessualizzazione” della nostra società è che questo modello che serpeggia ha ormai fatto cultura. 

Il tema è stato trattato, da padre Maurizio Botta, C.O., vicario parrocchiale di Santa Maria in Vallicella a Roma e prefetto dell’oratorio secolare San Filippo Neri.

Nel corso della sua catechesi sul tema Il bianco fuoco del vero amore – Un passo su purezza, castità e verginità, padre Botta ha innanzitutto ricordato che la purezza dei corpi – in particolare dei corpi femminili – è un valore pre-cristiano. Le vestali dell’Antica Roma erano particolarmente venerate per la loro virtù e ciò smentisce determinati luoghi comuni sul libertinismo attribuito alle culture pagane.

È vero che dall’Antichità abbiamo ereditato anche gli “affreschi erotici di Pompei”, mentre a Roma c’erano i “lupanari” e la “Suburra” ma, rispetto ad oggi, le differenze concettuali sono enormi. “La trasgressione – ha ricordato padre Maurizio – era limitata a determinati spazi e a determinati luoghi, che erano dedicati solo a quello”. I costumi libertini, dunque, non facevano “cultura, né rappresentavano “il modo di pensare di tutti”.

Susanna e i “vecchioni”: un passo biblico sempre attuale

Il vero nocciolo della questione è che i ‘costumi liberi’ sono di matrice essenzialmente maschile e maschilista. Già nella Bibbia, vediamo come nell’episodio della “casta Susanna”, due uomini anziani potenti e corrotti, cerchino di possedere una giovane e virtuosa donna, con l’arma del ricatto. L’astuzia perversa dei “vecchioni”, ha osservato padre Botta, è in realtà il sintomo di una perdita della razionalità, completamente travolta dalle loro belluine passioni.

Il passo biblico menzionato riporta le seguenti parole: “I due anziani che ogni giorno la vedevano andare a passeggiare, furono presi da un’ardente passione per lei: persero il lume della ragione, distolsero gli occhi per non vedere il Cielo e non ricordare i giusti giudizi” (Dan 13,8-9). La mentalità di oggi, ha commentato a riguardo padre Maurizio, ha reso “cultura” un comportamento depravato come quello dei vecchioni che insidiano Susanna, la ricattano e la fanno condannare a morte.

Ci si illude che “non ci sia più niente di male a non guardare il Cielo”. Se, però, questo modo di pensare è divenuto ‘normale’, allora “è giusto che questo mondo occidentale così impostato cada, che finisca perché non c’entra nulla con noi”, non ha nulla a che vedere né con la “razionalità”, né con la “fede”. Quindi, ha rimarcato padre Botta, “dovremmo dirlo con forza, con vigore, con energia: che cada un mondo così perversamente osceno!”.

Quelle femministe che tacciono…

È proprio per colpa di questa concezione della sessualità così appiattita sul punto di vista maschile, che la “mentalità pornografica” viene “inculcata e culturalmente interiorizzata dalle ragazze fin da giovanissime”. Da molti anni è in atto una “pressione culturale” spaventosa affinché “la donna sia sessualmente come l’uomo” e sia adegui a canoni di bellezza inarrivabili e irrealistici in cui la Barbie e il Photoshop sono l’alpha e l’omega della donna-oggetto, solo falsamente emancipata ma, nella realtà, nuovamente schiava, secondo nuovi, più sofisticati e subdoli parametri. Un modello al quale la donna è costretta ad aderire “con spavalderia” e “senza ripensamenti”, né “esitazioni” per non incorrere nel nuovo stigma: essere “di legno”, sessualmente indifferente, non desiderabile.

Padre Maurizio rivolge allora un accorato appello alle donne che furono le “pioniere del femminismo”, domandando loro perché non portino avanti alcuna “battaglia contro la pornografia”, intesa come “genesi della violenza sulla donna”. “Perché tanto silenzio, perché tanta paura? Perché non ripensare e dire che il ’68 è stato l’apertura a qualcosa che ha fatto del male alla donna?”, si è domandato il sacerdote. Quando si parla di “femminicidio”, infatti, non si può ridurre tutto il problema agli “atti violenti finali”.

Bisogna andare a monte e non trascurare le deformazioni dell’immagine della donna, che vengono trasmesse ai bambini, “fin dagli 8-10 anni”. In questo modo, un bambino viene “derubato dell’innocenza, viene ingannato, subisce una violenza, viene deformata la sua immagine della donna e di quello che dovrebbe essere il “rapporto d’amore tra un uomo e una donna”. Cosicché quel bambino, una volta adulto, “ingannerà e farà del male a sua volta”.

“Come sacerdote, posso anche maledire!”

Bisogna allora prendere coraggio e dire ad alta voce che “la pornografia è un veleno maledetto”, ha dichiarato assertivamente padre Botta. Il sacerdote oratoriano, ha ricordato che la Chiesa non può maledire nessun uomo, nemmeno i più neri peccatori; può e deve, però, maledire il peccato e le strutture di peccato, quali, ad esempio la “mafia” e il “traffico di droga”. È seguita una vera e propria invettiva contro il male della pornografia. “Come sacerdote, questa sera maledico la pornografia. Che questo miserabile mercato muoia!”, ha detto senza mezzi termini padre Maurizio.

Dio non ama la pornografia, la odia! Ama teneramente tutti quelli che ci cascano dentro, quelli che la producono, gli attori, le attrici (se così li possiamo chiamare), ma la pornografia in sé è odiata da Dio”. La pornografia, ha aggiunto Botta, “è un minotauro che divora i giovani nella mente e nel cuore. Forte della forza di Dio che è la gioia, dico che la pornografia è tossica, genera tristezza infinito dolore e quindi ancora una volta la maledico come sacerdote”, ha infine ribadito.

Luca Marcolivio

 

La catechesi integrale di padre Maurizio Botta, dal titolo 5 Passi – Il bianco fuoco del vero amore – Un passo su purezza, castità e verginità, è visionabile sul canale YouTube di Oratorium 

Luca Marcolivo

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Luca Marcolivo

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