Il Nuovo Don Camillo si chiama Don fabio e tira le orecchie ai politici. Durante i funerali delle vittime del terremoto.

 

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Un umile pretino di provincia è il nuovo Don Camillo personaggio epico inventato dal Guareschi, don Fabio Gammarota  questo è il suo nome si schiera contro le più alte cariche dello Stato. Lui giovane parroco di Posta e Cittareale, due comuni poco distanti dall’epicentro del sisma, che lunedì scorso si è ribellato in maniera forte alla presenza di facciata secondo lui dei politici ai funerali rietini delle vittime del terremoto.

Ha fatto spostare le corone dei fiori inviate dal Presidente del Consiglio e dal Presidente del Senato, anche quelli mandati dal comune di Roma e dal presidente della regione Lazio perchè coprivano la visuale dei parenti delle vittime, ha chiesto ai militari presenti di mettere le corone di fiori in fondo alla Chiesa queste sono state le sue parole: “Queste le portate via, la cerimonia non ha bisogno di sponsorizzazione”. E  sono state sistemate, lontane dall’altare. Il gesto potrebbe sembrare eccessivo, ma secondo noi il giovane prete ha ragione adesso c’è la gara alla visibilità naturalmente ne riparliamo fra qualche settimana, quando i riflettori si spegneranno e tutti inizieranno a dimenticare, tranne quelli che sono stati vittime del sisma, quelli che  hanno perso case,  familiari, lavoro,  e anche la loro dignità come purtroppo l’Aquila insegna. Vedremo tutte le belle parole,  le promesse fatte, i buoni propositi che fine faranno?

Intervistato da Repubblica, il prete ha spiegato le ragioni della sua imposizione:”Toglievano la vista della messa a chi stava dietro, c’ erano diversi familiari”. Ma non è stato un po’ drastico questo bando? “Il giorno dopo il fiore è già morto, invece i problemi restano. In un funerale come questo il profluvio di corone costa migliaia di euro. Una sola va dagli ottanta ai quattrocento, soldi buttati. Perché chi ha firmato quegli addobbi floreali non ha fatto un assegno di pari valore?

Una posizione che sa un po’ di polemica contro le istituzioni. E infatti Don Fabio ha il dente vagamente avvelenato contro la gestione del territorio distrutto dal sisma: “C’ è rabbia pregressa, è indubbio. Nessuna critica ai soccorsi e alle prime azioni del governo, ma va ricordato che la provincia di Rieti è frutto di uno spezzatino. Un po’ tolta da Roma, un po’ da Ascoli, un po’ dall’ Aquila. Il risultato è che per arrivare qui non c’ è neppure una ferrovia”.

Stoccata finale contro la presenza invasiva ed esibita dello Stato e dei suoi rappresentanti in un momento di intimo dolore come i funerali delle vittime: “Mi piace l’ idea che chi viene da fuori e assiste a un dolore di questa portata si accomodi nella sedie in fondo e aspetti che il protagonista di quel dolore gli dica: “Amico, vieni a sederti con noi, davanti” “.