Don Bobbo lancia una provocazione: “Imponiamo una tassa per le spose scollate”

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Il sacerdote di Oriago, Venezia, ha lanciato su una rivista locale una provocazione nei confronti di quelle spose troppo appariscenti pur di seguire la moda: una tassa sulle spose.

Don Bobbo ha voluto sollevare la questione “Abito da sposa“: il sacerdote di Oriago si è reso conto che negli ultimi anni c’è stata un’escalation verso gli abiti da sposa scollati ed eccessivamente carichi, quindi ha voluto far riflettere i parrocchiani e gli altri fedeli sull’importanza di quel momento che, trattandosi di un unione candida di due innamorati al cospetto di Dio, dovrebbe uniformarsi alla purezza del sacramento ed essere vissuto con estrema semplicità ed umiltà. Per farlo ha citato una vecchia storia in cui si narra degli sposi che versavano alla chiesa una tassa in base alla bellezza della futura consorte: più bella era la sposa più denaro versava lo sposo a risarcimento della società (nel caso che la sposa non fosse una dea della bellezza il parroco avrebbe provvisto a risarcire lo sposo).

Nel caso delle spose odierne, i cui abiti fanno sembrano essere portati ad una gara di bellezza, ad essere tassati non dovrebbero essere più gli sposi, bensì le spose: più corto è l’abito, più alta è la tassa da pagare. Chiaramente si tratta di una proposta ironica, diretta a far comprendere alle donne che gli abiti sgargianti e le scollature vertiginose sono più adatte ad altre occasioni, ma non tutti hanno colto il messaggio e la provocazione del sacerdote ha ricevuto diverse critiche da chi ritiene che non debbano esserci ingerenze nelle scelte della sposa il giorno del matrimonio.

Don Bobbio: “C’è uno stile di dignità e riserbo che dev’essere riconquistato”

Il senso del messaggio, leggendo le parole scritte dal sacerdote sul quotidiano ‘La Voce della Riviera‘ è chiaro, questo infatti esordisce: “C’è uno stile di dignità e riserbo che dev’essere riconquistato; c’è un rispetto dell’altro che è alla base di una vita sociale seria e serena”. Solo dopo aver spiegato questo, provocatoriamente aggiunge: “Potremmo istituire una sorta di offerta da riscuotere in proporzione alla decenza dell’abito della sposa che molto spesso si presenta sguaiato e volgare, inadatto alla circostanza. Così chi più si presenta svestita più paga”, quindi tornado serio conclude dicendo: “Sarebbe importante che le spose facessero comprendere anche attraverso la semplicità e il buongusto del loro vestito la delicatezza, la poesia e la freschezza del momento che stanno vivendo”. Una richiesta legittima per un matrimonio religioso in cui, per sua stessa natura, non c’è spazio per sfarzo e vanità.

Luca Scapatello