Don Alberto Ravagnani lascia il sacerdozio. L’annuncio arriva direttamente dall’Arcidiocesi di Milano, che in una nota ufficiale, ha comunicato la scelta d sacerdote. Il commento di Agnesi: «Occasione di preghiera».

Don Alberto Ravagnani, conosciuto anche come “prete social” o “prete influencer”, ha deciso di sospendere il ministero presibiterale. La notizia è giunta in una nota da parte del Vicario generale dell’Arcidiocesi di Milano, Franco Agnesi.
«Carissimi, è doveroso condividere con voi che don Alberto Ravagnani ha comunicato all’arcivescovo la decisione di sospendere il ministero presbiterale. Con oggi non svolge più il compito di vicario parrocchiale e di collaboratore della pastorale giovanile diocesana», si legge nella nota.
Dona Alberto lascia il sacerdozio: il comunicato e l’invito alla preghiera
«La sofferenza che una simile decisione provoca in tante persone può diventare anzitutto occasione di preghiera e di affidamento al Signore. Nello stesso tempo chiede alla nostra comunità parrocchiale e diocesana di continuare ad accompagnare coloro che hanno condiviso in questi anni proposte educative, liturgiche e spirituali.
In particolare, la parrocchia di San Gottardo, con la cura dei presbiteri, continuerà a proporre l’adorazione eucaristica del giovedì sera, che rappresenta per tanti giovani un appuntamento prezioso e ricercato di preghiera, di riconciliazione e di fraternità. Ringrazio il parroco, i vicari, i giovani e gli adulti che curano questa proposta e sostengono il cammino pastorale in comunione con la chiesa diocesana e il vescovo», ha chiosato.
Quanto influiscono i social sugli addii di sacerdote e suore?
Don Alberto Ravagnani non è certo il primo caso di religiosi che decidono di dire addio al sacerdozio. Sui social, ha quasi 300 mila follower, in particolare su Instagram, e per molti anni ha raccontato sulle varie piattaforme la propria vita religiosa e privata.

Don Alberto, nel tempo, ha saputo costruire un ottimo approccio, soprattutto con i giovani, in quanto con i reel realizzati sui social riusciva a comunicare e a portare la parola di Dio, in modo interessante.
Ora, però, si apre una fase nuova e complessa. Quello che però stimola a una riflessione, al di là delle scelte personali nel merito delle quali è giusto non entrare, è: quanto incidono i social, a lungo andare, sulla retromarcia di molti preti e suore e il dire addio all’abito?
Non è retorica, ma un vero e proprio chiedersi: quanto è importante che i social divengano il mezzo e non il fine dell’evangelizzazione? Usarli va bene, ma sempre considerandoli ciò che sono: un mezzo, e non un fine.







