In dirittura d’arrivo la legge-bavaglio in Francia

legge bavaglio Francia
parlamento francese

Pare proprio che siamo in dirittura d’arrivo con la cosiddetta LEGGE BAVAGLIO in Francia, poi chissà dove arriveremo…

Coloro che hanno il controllo di gran parte dei mass media (stampa, cinema, grandi edizioni, TV), temono qualcosa più della peste. E questo qualcosa è internet e gli altri social, da Whatsapp a Twitter. Un tempo infatti chi aveva il controllo sulla stampa aveva delle ottime possibilità di ottenere successi elettorali e politici, ed i giornali, si diceva che fossero più temuti degli eserciti.

Oggi, lo spazio illimitato e fluido di internet ha rivoluzionato del tutto le comunicazioni, la possibilità di informarsi autonomamente e di essere non solo spettatori passivi, ma anche cittadini attivi e partecipi al dibattito. Chiunque, anche nel borgo più sperduto dove non c’è neppure un’edicola per comprare un giornale, può collegarsi al web e navigare. E non per forza sui siti che riflettono il pensiero dominante, il quale coincide con ciò che Benedetto XVI chiamò la “dittatura del relativismo”.

In questo quadro, moltissimi politici si stanno allarmando poiché i popoli iniziano a pensare liberamente e a non seguire più i diktat imposti dal Sistema. E così corrono ai ripari.

L’algido presidente francese Emmanuel Macron, che unisce la sinistra dei disvalori alla destra dei poteri forti e delle banche, aveva annunciato, ad inizio gennaio, una legge più severa per limitare la libertà di stampa, specie sui social network. Così presentava l’annuncio il quotidiano progressista Libération: “Una legge per combattere le fake news (…). Assieme agli auguri alla stampa (…) Macron non è stato avaro di parole forti” (3.1.2018).

In effetti il giovane presidente dichiarò in quella occasione: “Ho deciso che presto faremo evolvere il nostro dispositivo giuridico per proteggere la vita democratica dalle notizie false”. La nuova legge in elaborazione permetterà quindi al governo di censurare i siti e i blog sgraditi al sistema o troppo anticonformisti.

Si tenga presente che in Francia e in vari paesi europei esistono già delle leggi che impongono delle verità storiche con il crisma dell’ufficialità e reprimono in parallelo chi esprime, pur velatamente, delle perplessità in materia di genocidi e sui conflitti del Novecento. Se per esempio uno dicesse che le vittime dell’aborto superano quelle degli stermini del XX secolo, in molti paesi rischierebbe denuncia e processo. E tuttavia è ragionevole pensare che i bambini soppressi nel ventre materno, grazie anzitutto a norme permissive come la legge 194 in Italia, siano milioni e milioni (cf. A. Socci, Il genocidio censurato, Piemme, 2006).

Macron esprime il concetto appena visto in modo pacato, ma infondo abbastanza chiaro: “In caso di propagazione di una notizia falsa sarà possibile”, dopo una rapida prassi giuridica e quasi per direttissima, “sopprimere il contenuto messo in causa, delegittimare il sito, chiudere il conto degli utilizzatori ovvero bloccare l’accesso al sito internet”. Né più né meno.

I giornalisti, gli intellettuali e i blogger sono evidentemente molto legati alla libertà di stampa, alla libertà di pensiero e alla libertà di espressione, triade di libertà particolarmente connesse con la storia di Francia. Eppure, cosa assai significativa, l’annunciata legge, che ora è vicina alla promulgazione, ha diviso in due l’opinione pubblica e i social network. I partiti e i mass media legati alla sinistra e alla cultura laica, salvo rare eccezioni, si sono detti favorevoli al controllo statale del web. I gruppi di destra e le associazioni cattoliche, specie quelli che svolgono apostolato e volontariato proprio grazie ad internet, si sono detti preoccupati per una legge che, dicono, sotto mentite spoglie reintrodurrà la censura di Stato.

Sempre in Francia infatti, alcuni politici di orientamento femminista, alcuni mesi fa hanno proposto una legge per oscurare i blog pro life in quanto, persuadere una donna a non-abortire, significherebbe, per i paladini del politicamente corretto, farle violenza!

Ora, la ministra transalpina della Cultura Françoise Nyssen, ha appena dichiarato alla stampa che “il testo di legge è quasi pronto”, e probabilmente prenderà il nome equivoco di “legge sull’affidabilità e la fiducia nell’informazione”. Come il matrimonio gay è stato ribattezzato Mariage pour tous (matrimonio per tutti), così la legge che potenzialmente colpirà il dissenso si chiamerà, seguendo tardivamente Orwell, “legge di fiducia”. Fiducia verso lo Stato e sfiducia verso i cittadini? Mah.

La nuova norma, secondo i primi commenti d’Oltralpe alle dichiarazioni della Nyssen, sarà la testa d’ariete di una nuova legislazione generale che cancellerà le leggi del 1881 che in Francia sanciscono le basi giuridiche della libertà di stampa e il diritto di scrivere e pubblicare. La cosa davvero incredibile è poi questa. La ministra, che pare un mix tra Laura Boldrini e Valeria Fedeli, dichiara che lo scopo della norma “non è quello di definire cos’è una falsa notizia (fake new)”, ma… di reprimerla! Mettendo sotto la lente di ingrandimento in particolare i più diffusi social, che tra vari meriti hanno proprio quello di favorire il pluralismo culturale, un tempo ben più difficile e costoso.

Ma se io scriverò che Macron è più tagliato per l’ippica o per l’agricoltura che per il governo, sarò censurabile con le nuove disposizioni o esprimerò un legittimo dissenso? Come cancellare e reprimere le fake news senza prima definirle? E’ evidente la strategia totalitaria che si nasconde dietro il concetto stesso, fluido e imprecisato, di fake news (cf. Enrica Perucchietti, Fake news. Come il potere controlla i media e fabbrica l’opinione per ottenere il consenso, Arianna, 2018).

Queste leggi ricordano da vicino le leggi contro l’odio e l’omofobia, le quali dovrebbero reprimere l’avversione e la discriminazione verso popoli e cittadini di altra origine o diverso orientamento politico, sessuale, ideologico, etc. Ma cosa sia l’odio, oggetto della repressione giuridica, non è mai definito…

Dire che l’africano ha mediamente un QI più basso dell’asiatico è odio per l’Africa? E scrivere che l’arte mussulmana è di pregio inferiore rispetto alla cristiana? Domande insolubili che producono, già da decenni, risposte a geometria variabile… Tipo, per restare all’attualità: odiare i nigeriani perché hanno massacrato una italiana è male e reato; odiare un italiano che ha tentato di uccidere dei nigeriani non lo è.

I media liberi, anticonformisti e dissidenti, particolarmente sviluppati proprio i Francia, stanno conducendo una nobile battaglia di controinformazione che va segnalata e portata anche in Italia. Anche da noi infatti le censure teleguidate dall’alto su Facebook e Twitter stanno diventando pane quotidiano. Mobilitarsi giova prima che cali il buio sull’informazione.

Antonio Fiori